LA SENTENZA

Calcioscommesse: Beppe Signori radiato: «sentenza ingiusta»

L’ex giocatore coinvolto nell’inchiesta Last Bet

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Calcioscommesse: Beppe Signori radiato: «sentenza ingiusta»
BOLOGNA. «Non sono stato giudicato in modo imparziale e questo mi irrita».

C'é rabbia e delusione in Beppe Signori, che parla così della decisione del Tnas, ultimo grado della giustizia sportiva che ieri ha decretato la sua radiazione, respingendo il ricorso dell'ex attaccante coinvolto nel calcioscommesse. «Provo delusione - dice - per il fatto di aver avuto una sentenza sportiva tanto dura quanto ingiusta, nonostante io non sia più tornato alla 'ribalta'. Nessuno dei pentiti mi ha indicato quale uomo chiave, capo dei capi, partecipe, presente, leader indiscusso in qualsivoglia malaffare...».
 In una lunga nota all'Ansa dell'agenzia investigativa Eaglekeeper, che lo ha assistito dall'inizio della vicenda, l'ex calciatore torna sulle accuse contro di lui mosse nell’ambito dell’inchiesta ‘last Bet’ che a novembre del 2011 ha coinvolto anche una serie di personaggi abruzzesi.  «Non metto in discussione - spiega oggi Signori- che il mio comportamento andasse censurato per aver accettato quell'invito ed aver partecipato a quell'incontro(il 15 marzo 2011 a Bologna nello studio dei commercialisti Bruni e Giannone, ndr) ma certo è che andava attribuita la giusta responsabilità ed il giusto valore alla pena».
«Ho scommesso - ribadisce Signori - in modo regolare da non tesserato in una partita che tra l'altro non ha dato i risultati che mi sono stati imputati, tanto che a tutt'oggi Inter-Lecce non è fra le partite oggetto di combine. Così come Atalanta-Piacenza, la cui combine è stata attribuita a me come regia».
E sulla quale, per l'ex giocatore «gli atti processuali, sia della giustizia ordinaria che di quella sportiva, danno una visione e coinvolgono soggetti ben diversi dal sottoscritto». In riferimento poi al collegio arbitrale, «per dirla in termini calcistici, la nostra è una partita persa 2-1 e non 3-0», prosegue, spiegando che uno dei tre giudici era contrario alla sentenza. Il Tnas, quindi secondo lo staff di legali che lo assiste «non ha giudicato secondo i criteri e gli elementi propri della giustizia sportiva ma ha anticipato una sentenza, peraltro non ancora avvenuta, della giustizia ordinaria».