L'INCHIESTA

Ato, chiesto rinvio a giudizio per D’Ambrosio, Cordoma e altri 13

Verso l’archiviazione la posizione di Pierluigi Caputi

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Ato, chiesto rinvio a giudizio per D’Ambrosio, Cordoma e altri 13
PESCARA. La procura di Pescara ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex presidente dell'Ato Giorgio D'Ambrosio, Pasquale Cordoma, sindaco uscente di Montesilvano, Roberto Angelucci, ex sindaco di Francavilla.

Stessa richiesta è stata avanzata per altre 12 persone relativamente all'inchiesta sul cosiddetto "partito dell'acqua" che si sarebbe creato in Abruzzo nell'ambito dell'Ato numero 4 pescarese.
Gli altri imputati sono l'ex assessore di Montesilvano Francesco Di Pasquale; il segretario generale dell'Ato e della Provincia Fabrizio Bernardini; due dipendenti dell'ente Vincenzo Di Giamberardino e Fabio Ferrante; due ex componenti del cda dell'Ato, Franco Feliciani, e l'assessore al comune di Penne Gabriele Pasqualone; Nino Pagano, funzionario Ato; Alessandro Antonacci, dirigente tecnico Ato; Sergio Franci, ex consulente Ato; Silvia Robusto, dipendente Ato; Ercole Cauti, imprenditore; Luigi Panzone, docente di scienze manageriali dell'Università D'Annunzio.
Il pm ha inoltre stralciato per archiviarla la posizione di Pierluigi Caputi, dirigente regionale e commissario straordinario dell'Ato.
Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di peculato, corruzione, abuso d'ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica, distruzione di documenti, truffa ai danni dello Stato e in violazione dell'articolo 97 della Costituzione.
I fatti si riferiscono al periodo tra il 2003 e il mese di dicembre 2007. Nel mirino del pm Valentina D'Agostino un utilizzo improprio delle risorse economiche e strutturali dell'Ato per fini propri. Il presidente D'Ambrosio, ad esempio, usava l'auto dell'ente per assolvere ai propri impegni politici a Roma, dove si recava in qualità di parlamentare, con spese a totale carico dell'Ato per ciò che riguarda benzina-telepass e numerose multe al Codice della Strada (circa 2.300 euro per superamento dei limiti di velocità e divieti di sosta).
Il personale dell'Ente d'ambito, secondo l'accusa, veniva utilizzato sempre da D'Ambrosio a fini propri e nonostante ciò l'autista - accompagnatore attestava falsamente la presenza sul luogo di lavoro attraverso la marcatura del badge. Il denaro pubblico veniva poi sperperato per pranzi conviviali estranei alle finalità dell'ente con il pretesto che si trattava di pranzi di rappresentanza, finanziati in quanto tali (si parla di circa 10 mila euro in tre anni).
Per prorogare poi i contratti lavorativi di alcuni dirigenti (per 3 anni) e sottrarre la materia al commissario straordinario che era stato appena nominato con legge regionale, sarebbe stata distrutta una delibera già emanata e sarebbe stata sostituita con un atto amministrativo assunto in epoca successiva.
E ancora si sarebbe proceduto all'affidamento diretto di incarichi professionali senza effettuare alcuna forma di pubblicità o procedure selettive e i beneficiari di consulenze e affidamenti di progetti erano spesso persone legate al direttivo da rapporti di carattere personale o di militanza politica.
D'Ambrosio è anche accusato di aver comprato la laurea in Economia e Management con la complicità del professore Luigi Panzone. Ora tocca al gip fissare la data dell'udienza preliminare