Truffa alla Regione, monsignor Cuccarese salvato dalla prescrizione

Alessandro Biancardi

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Truffa alla Regione, monsignor Cuccarese salvato dalla prescrizione
PESCARA. Proprio mentre ritorna ad essere presente nelle colonne di cronaca giudiziaria l’ex arcivescovo di Pescara, Francesco Cuccarese, incassa una buona notizia.

Sì è estinto, infatti, oggi per intervenuta prescrizione (in questo caso sette anni e mezzo) il procedimento giudiziario a carico del prelato e del suo socio, Luciano Carrozza, che li vedeva indagati ormai da più di cinque anni. Il reato contestato era anche quello di truffa ai danni della Regione per un finanziamento di circa 3 miliardi di lire incamerati dalla Fondazione Ivec (In veritate e charitate) per la costruzione di comparti edilizi che prevedevano anche appartamenti.

La vicenda è quella inserita all’interno della mega inchiesta sugli accordi di programma nata alla fine del 2005 a Pescara e assegnata al pm Aldo Aceto, una inchiesta lunga e travagliata che ha subito diversi momenti di stallo, passata poi nelle mani del pool costituito anche da Giampiero Di Florio e dal sostituto procuratore, Pietro Mennini. Infine Gennaro Varone ha portato in udienza preliminare i 30 faldoni dell’inchiesta che inizialmente prevedeva quasi 50 indagati.

Lo stesso Varone oggi in udienza davanti al gup Guido Campli ha dovuto incassare la prescrizione del reato per lo stralcio dedicato ai due indagati che dunque sancisce la chiusura definitiva del procedimento. In altre parole nessuna verità giudiziaria sarà mai fatta sui casi contestati. Cuccarese e Carrozza sono stati difesi dall’avvocato Giuliano Milia che non ha voluto commentare l’uscita di scena del prelato.

Una buona notizia per Cuccarese che giunge proprio a pochissimi giorni da un’altra vicenda che per ora non lo tocca direttamente in quanto non è indagato ma che potrebbe allargarsi. Si tratta di una presunta truffa da 400miliardi di euro sventata dalla guardia di finanza di Roma che ha impedito che titoli di stato fasulli fossero piazzati nelle banche di mezzo mondo. Secondo questa inchiesta romana parte dei titoli e degli introiti che dovevano essere incamerati dovevano transitare proprio per la fondazione di Cuccarese, molto attiva nel mondo della finanza nonostante si tratti di una Onlus senza fini di lucro e con finalità caritatevoli.

LE CARTE DELL’INCHIESTA SFUMATA

Il 14 settembre 2000 il Comune di Pescara e la Fondazione Onlus Ivec sottoscrissero un protocollo d’intesa finalizzato alla realizzazione, da parte della Fondazione, di una struttura socio-sanitaria. Di contro il Comune avrebbe avuto l’incombenza amministrativa di attivare le procedure per snellire il più possibile le eventuali variazioni urbanistiche.

Dalla relazione tecnica dell’architetto Tommaso Vespasiano si poteva evincere che in data 4 Luglio 2000 la Fondazione Onlus aveva rimesso all’Amministrazione una richiesta di Programma integrato d’intervento per la realizzazione.

Il giorno 29 agosto 2001 veniva convocata la prima seduta della conferenza dei servizi.

Con Delibera di Giunta Comunale n. 509 del 14 settembre 2001 l’amministrazione approvava la proposta di accordo di programma. Nel merito la relazione illustrativa dell’architetto Vespasiano precisava che l’intervento riguardava la zona di Via Salara Vecchia all’altezza della strada “pendolo” comprendente l’intero insediamento dell’ex opificio Napolplast ed un lotto ad esso adiacente, per una superficie complessiva di 8.821 mq, nella piena disponibilità dei proponenti.

Due progetti distinti per un valore di 10,5 milioni di euro.

Gli investigatori che si sono mossi in un mare di carte hanno riscontrato spesso documenti non perfettamente regolari e in alcuni casi senza data o protocollo. Qualche volta si citavano documenti che non sono stati poi materialmente ritrovati.

L’esame della documentazione ha permesso anche di risalire all’iniziativa regionale per l’affidamento del finanziamento alla fondazione di Cuccarese, e precisamente con un provvedimento voluto dai consiglieri regionali Vincenzo Del Colle, Bruno Passeri, Tiziana Arista, Antonio Iacovoni, Tommaso Coletti, Gianni Melilla, Eugenio Spadano, Angelo Tontodimamma, Cesare D’Alessandro e Elda Fainella.

L’iniziativa edilizia era nata, dunque, con il governo di Carlo Pace ma avrebbe avuto un impulso nel primo mandato del sindaco Luciano D’Alfonso e poi proseguito nel secondo.

PER LA TESI ACCUSATORIA DOCUMENTI FALSIFICATI

La tesi accusatoria è che sarebbero stati falsificati documenti per ottenere un finanziamento regionale di 3 miliardi non avendone requisiti ed attestando, dunque, il falso mentre parte delle opere non sono mai state realizzate.

In particolare in uno dei tanti rapporti della squadra mobile agli atti si legge: «gli elementi emersi dalle conversazioni intercettate e puntualmente riscontrabili nella documentazione acquisita o sequestrata, oltre che l’assunzione di alcune testimonianze, permettevano di acclarare, senza dubbio alcuno, le responsabilità penali dei citati Carrozza Luciano e Cuccarese Francesco resisi responsabili, in concorso tra loro, di un eclatante truffa in danno della Regione Abruzzo per aver ottenuto, con artifici e raggiri, due ingenti finanziamenti per complessivi 1.500.000,00 € (circa) che sarebbero dovuti essere utilizzati per la costruzione della “Cittadella Della Carità” in via Salara Vecchia di Pescara».

Nelle molteplici intercettazioni si possono ascoltare Luciano Carrozza, segretario particolare di Cuccarese, parlare di affari e compravendite di terreni per conto della Fondazione con diversi imprenditori, o di operazioni finanziarie legate sempre alla costruzione delle strutture previste dall’accordo di programma.

Operazioni che la polizia definisce in vari modi e al limite della spericolatezza e della regolarità.

Subentra poi anche una vicenda di una ipoteca su un terreno non cancellata ad opera della Carichieti che sempre per gli investigatori avrebbe poi portato i due indagati Carrozza e Cuccarese ad ideare una presunta truffa ai danni della cassa di risparmio di Chieti.

Diversi capitoli sono poi dedicati alla figura di Cuccarese e alla sua “dimestichezza” negli affari. Il prelato infatti ha l’interesse di portare avanti l’accordo di programma per diverse ragioni anche perché la sua Fondazione non naviga in buone acque.

«MINACCE A DEZIO»

La sera del 6 febbraio alle ore 18.57 Carrozza –annota la procura- «dialogava con il Presidente della Fondazione Cuccarese Francesco, informandolo di trovarsi presso il Palazzo di Città. Appresa la notizia il Cuccarese invitava Carrozza a non mollare Dezio, il quale nella circostanza avrebbe esternato che l’unica persona alla quale si sentiva legato era il sindaco D’Alfonso. Il Monsignore nella circostanza, con condotta imbarazzante per chi ascolta, a dimostrazione dell’importanza della posta in gioco, invitava candidamente il suo collaboratore a minacciare apertamente il Dezio».

….

Cuccarese Francesco : «però... se non lo... se non lo intimorisci con qualcosa che lui teme, non fai niente lo stesso con quei tipi…»

Carrozza Luciano : «ma l'ha capito, l'ha capito già che...»

Cuccarese Francesco : «ma lui tiene...per quelle persone che ha raccomandato...all'hotel Sund ....»

Carrozza Luciano : «eh, molto bravo… e certo...»

Cuccarese Francesco : «questo gli devi dire ...dici che rovini te e rovini pure il sindaco così se va male eh...questa è l'unica cosa secondo me...glielo...glielo devi proprio dire espressamente, non farglielo capire...»

Carrozza Luciano : «speriamo bene...»

Cuccarese Francesco : «va bene...va...»

….

Si capisce che Cuccarese vuole colpire un punto debole di Guido Dezio e cioè il braccio destro dell’ex sindaco Luciano D’Alfonso, proprio per colpire quest’ultimo e magari indurlo a velocizzare le pratiche. Si intuisce che il duo Dezio-D’Alfonso avrebbe piazzato protetti nella Rsa Sund, altra attività gestita dalla Fondazione poi chiusa in seguito a diversi problemi e ad una trattativa gestita dallo stesso Guido Dezio per conto di D’Alfonso.

«PROGETTO NOTO A MOLTI»

Gli investigatori parlano poi di un progetto (quello di Carrozza e Cuccarese) noto a molti, molti amministratori pubblici che pure –secondo gli investigatori- erano a conoscenza delle mosse non esattamente regolari dei due, «amministratori pubblici che non hanno però mai denunciato alla magistratura», annotano i poliziotti.

E gli inquirenti possono essere sicuri di quello che scrivono proprio perché i presunti raggiri per non perdere il finanziamento regionale erano presi al telefono (intercettato) concordando strategie e versioni.

«E’ quindi chiaro, pertanto, che ci si trova di fronte a due personaggi di chiara indole delinquenziale», chiude il rapporto di polizia, «che hanno dimostrato il totale disprezzo delle leggi vigenti, approfittandosi del denaro proveniente da un finanziamento pubblico (…) sempre però con il fine di conseguire profitti personali e non nell’interesse di una fondazione senza scopi di lucro che è stata depredata dai suoi stessi fondatori. Anzi, per completezza, viene proprio da pensare che la Fondazione sia stata creata da Cuccarese e Carrozza al solo scopo di truffare gli enti pubblici dai quali ottenere finanziamenti per presunte opere di bene».

Nessuna verità giudiziaria, dunque, su questi fatti che vengono archiviati grazie al tempo trascorso con un ultimativo Amen, pronti per essere dimenticati per sempre.

Alessandro Biancardi 31/03/2011 13.53

*L'INCHIESTA ROMANDA SULLA PRESUNTA TRUFFA DA 400MLN SVENTATA

* I PERSONAGGI ED I FATTI CONTENUTI NELLE CARTE DELL'INCHIESTA