Discarica Bussi, il commissario Goio scopre le carte: «non abbiamo i soldi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Tecnici, istituzioni e associazioni ambientaliste per la prima volta si sono riunite oggi intorno al tavolo di confronto su iniziativa dell’Associazione Articolo 3.

Il sito è la più grande discarica illegale di veleni d'Europa e, come al solito, non sono mancate polemiche per una situazione praticamente ferma. La bonifica del sito non è mai cominciata e ad oggi pare difficile vedere una data d'inizio. Il commissario governativo, Adriano Goio, ha ammesso di avere a disposizione «poche risorse» per agire. Ci sono «2 milioni per la messa in sicurezza, (ne sono già stati utilizzati 200 mila)» mentre per la bonifica ne servirebbero «centinaia di milioni» di euro che però «non ci sono».

Se la discarica oggi è ancora nelle condizioni in cui venne trovata, Goio si è sollevato da qualsiasi responsabilità: «non mi è stata data la possibilità», ha spiegato, «perchè il sito è sotto sequestro. Posso entrare ma non posso fare nulla, perchè il terreno ha dei proprietari contro cui abbiamo agito tramite ricorso al Tar del Lazio, ben due volte, avendo sempre ragione, persino nel merito, passaggio che ha portato la Montedison a ragionare sull’intervento, ma che di fatto ha sbloccato la nostra azione solo dal 6 agosto scorso».

Una realtà tristemente confermata anche dal vice sindaco di Bussi Di Berardino: «c’erano del fondi ministeriali - ha denunciato, accompagnato dal legale dell’ente Lino Sciambra - destinati ad altre emergenze, grandi opere pubbliche di impatto di sicuro forte, ma di natura diversa dall’azione che Bussi e tutto il comprensorio aspettano. Ci sono poi i tempi del processo che non agevolano interventi immediati e mirati alla bonifica, paralizzati dalla mancanza di risorse». «ll sito sotto la sua giurisdizione - ha sottolineato nel suo intervento Giovanni Damiani, a capo del coordinamento di associazioni Bussiciriguarda, rivolgendosi a Goio - è l’unico sito dove ad oggi non è stato fatto ancora nulla, malgrado la situazione a Bussi sia grave, gravissima. Le sostanze sotterrate nel terreno sono sostanze tossiche persistenti, il cui potere inquinante non si ferma, quindi, ammassate da tre anni in una situazione di pericolosità estrema per la catena alimentare, perché in ammollo e con le acque piovane a ridosso, cioè con rischi di permeazione ulteriore nel terreno. Il commissario non ha fatto nulla e il progetto di copertura per la messa in sicurezza d’emergenza che presenta è improponibile, perché non risolve nulla e arriva al di là di tempi che avrebbero dovuto essere ben diversi».

Antonella Allegrino, che guida l'associazione Articolo 3 ha sottolineato di aver «lavorato per mettere insieme voci che pubblicamente non si erano mai incontrate. Questo incontro sarà il punto di partenza, al fine di stimolare iniziative e riflessioni da parte di istituzioni e cittadini per dare alla comunità una risposta chiara che aspetta da tempo, come uno studio epidemiologico».

15/09/10 18.36