I rilevamenti dell’Arta "insabbiati": «stessi fondali anche dopo il dragaggio»

Alessandro Biancardi

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I rilevamenti dell’Arta "insabbiati": «stessi fondali anche dopo il dragaggio»
PESCARA. Il dragaggio da 500mila euro? Soldi buttati a mare. Come dimostrano i rilevamenti sui fondali effettuati dall’Arta prima e dopo la “cura”.

Nessuna differenza tra i valori dei fondali registrati prima del «dragaggio sperimentale» costato 500mila euro svolto dalla ditta Nicolaj e quelli riscontrati dai tecnici dell’Arta (agenzia regionale per la tutela ambientale) dopo il costoso- ma non risolutivo- intervento.

Ma nessuno sembra badare a certe carte e ai rilevamenti. Piuttosto i politici cittadini  preferiscono una ridda di dichiarazioni, comunicati, annunci. Una propaganda che non riesce ad infrangere il muro della realtà. Così da anni si discute di dragaggio senza riuscire a realizzarlo.  

I lavori,  già finanziati con 1,9 mln di euro, non avanzano (sono durati un giorno e ora di nuovo fermi) in un continuo rimpallo di responsabilità tra Comune, Provveditorato alle Opere Pubbliche, Regione e commissario ad acta, Adriano Goio.

Nessun politico si ferma, nel turbinio delle dichiarazioni, a chiedersi a cosa serviranno questi soldi.

Se lo domandano costantemente, però, gli operatori portuali, gli addetti ai lavori, quelli che il porto lo vivono tutti giorni, che lo conoscono come le proprie tasche.  E la risposta non è entusiasmante: «il dragaggio fatto in questa maniera è inutile viste le dimensioni del problema», dicono sicuri. 

Le ipotesi chiacchierate da molti, però, ora sarebbero confermate dai rilevamenti dell’Arta effettuati il 31 gennaio 2011 (precedentemente al primo dragaggio) e il 10 marzo 2011 (dopo l’intervento della ditta Nicolaj).

Quello che emerge dalle cartine è che l’altezza dei fondali, nella maggior parte dei casi, è rimasta la stessa nelle zone interessate dalle operazioni di aspirazione di sabbia dai fondali, ovvero la punta interna del braccio di levante e l’uscita dalla canaletta.

Perché non si sono registrati cambiamenti significativi?

In primo luogo perché con il dragaggio effettuato si è provveduto a tirar via un’inezia (solo 2 mila metri cubi) rispetto ai 100 mila metri cubi necessari per riportare il porto in condizioni normali di funzionalità, come ha più volte ripetuto anche il commissario Goio.

 IL DRAGAGGIO? «COSI’ NON SERVE A NIENTE»

Secondo aspetto rilevato da un operatore che conosce a menadito il porto (e che preferisce non essere nominato per non avere problemi) è che «un dragaggio dell’area antistante il molo di levante (quello finora effettuato, ndr) è inefficace quando non si provvede a dragare anche il porto canale. Il fiume continuerà a spostare fango e detriti nella zona appena dragata riportando i fondali ai livelli precedenti».

Tirando le somme: il dragaggio fatto è stato inefficace ma considerato esaustivo per quell’area. Ora si passerà al fiume. «I lavori da 2 milioni già finanziati», ha continuato, «dovranno essere effettuati esclusivamente sul  fiume. Però avendo un tappo naturale davanti, il fiume reggerà un anno, come è già successo nel 2009».

Corsi e ricorsi storici, avvenimenti accaduti ed appurati. Eppure si è arrivati ad invocare lo stato di emergenza… una emergenza continua e costante.

«Il primo dragaggio del 2000 ha riguardato la parte nord ma non ha avuto alcun risultato: come togliere un secchio di sabbia», ha detto l’operatore a PrimaDaNoi.it , «quello di ora, vuoi che sia di 7 o di 17 mila metri cubi, comunque non servirà a niente».

«Secondo i calcoli il fiume porta 80 mila metri cubi all’anno di detriti», ha aggiunto, «di questi circa il 30 % rimane nel porto, pari a 65 metri cubi al giorno. Se pensiamo che la draga ne scava 200-220 al giorno e l’ultimo dragaggio risale al 2009…». I conti sono presto fatti. Stiamo svuotando il mare con un secchiello e pagando l’operazione a peso d’oro.

 PIU’ CHE UN PORTO, UN REBUS

Il porto da mesi è al collasso: la marineria, gli operatori turistici e mercantili sono in preda alla disperazione. I pescherecci bene o male riescono ancora, destreggiandosi, a rientrare in porto. Ad aggiungere difficoltà c’è anche la natura che gli operatori ben conoscono: «questo è un periodo particolare (per l’allineamento sole, luna e terra) nel quale si verificano le più alte alte maree e le più basse basse maree». Dunque il rebus da risolvere per entrare in porto si complica.

Di conseguenza, viste le condizioni attuali del porto, le navi mercantili, dopo gli ultimi episodi di incagliamento, non scelgono più di attraccare a Pescara.

«L’ultima nave da carico è attraccata a dicembre», ha affermato, «le navi che trasportano tubi, ferro, rotoli di ferro filato sono completamenti assenti». Assenti per un motivo ben preciso: i fondali sono bassi quindi le navi possono essere caricate per esempio per un terzo della loro reale capacità, di conseguenza per trasportare un dato carico il costo si triplica.

Le secche a destra e sinistra dell’area davanti al molo di levante si stanno ingrandendo sempre di più, con il rischio che il corridoio centrale, che serve a far fare manovra alle navi, sparisca e con esso anche la possibilità di entrare in porto anche per le imbarcazioni più piccole.

Per ora i fondali arrivano ad un massimo di 5,5 metri (come si nota dalle cartine), mentre un porto normalmente funzionante e sicuro ha dei fondali tra i 7 e gli 8 metri come ad Ortona (dove al momento attraccano le navi che fuggono da Pescara). Senza dubbio i due porti sono diversi: quello di Pescara, sempre oggetto di piani portuali ambiziosi ed avveniristici, richiede una costante manutenzione per tenerlo attivo con merci, pesca e turismo.

 LE ULTIME MOSSE

Dopo le preoccupazioni dei pescatori scesi in strada fino a bloccare l’asse attrezzato, anche la Snav, la compagnia napoletana che gestisce il collegamento estivo con la Croazia, ha iniziato a chiedere maggiori garanzie sul scalo pescarese alla Direzione Marittima e al Provveditorato alle Opere pubbliche. A rischio la stagione estiva che parte il 23 luglio, qualora le operazioni non finissero nei termini stabiliti.

Per il sindaco, Luigi Albore Mascia, e  per il presidente della commissione consigliare Lavori Pubblici, Armando Foschi, ieri è stata l’ennesima «giornata interlocutoria con lievi risultati». Quali? «E’ stato riacceso il macchinario per il trattamento dei fanghi fermo per l’assenza dei tecnici belgi», fanno sapere dal Comune, «ma come ha riferito verbalmente l’ingegner Luigi Minenza (responsabile unico del procedimento) inizierà concretamente a lavorare i fanghi già dragati solo lunedì prossimo, 4 aprile, e il dragaggio non riprenderà prima di due giorni, arrivando già al 6 aprile, ossia il tempo necessario per svuotare le vasche di accumulo già utilizzate».

Speriamo che a breve dai fondali sabbiosi venga tirata su anche la verità che i politici proprio non vogliono ascoltare.

 Manuela Rosa   31/03/2011 8.30