All’improvviso il Comune si accorge dell’aeroporto: stop a costruzioni vicino

Alessandro Biancardi

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All’improvviso il Comune si accorge dell’aeroporto: stop a costruzioni vicino
PESCARA. «Stop alla realizzazione di scuole, attività commerciali, centri di aggregazione o residenziali e obiettivi sensibili nell’area che dall’aeroporto di Pescara, attraversando l’intera via Tiburtina, arriva sino al rilevato ferroviario».

E’ quanto previsto nel Piano del Rischio aeroportuale che oggi approderà all’esame del Consiglio comunale di Pescara e che, «fatto salvo l’esistente», ha limitato all’osso le possibilità di nuovi insediamenti in tutta la zona con lo scopo di mitigare gli effetti derivanti da possibili incidenti aerei in fase di decollo o atterraggio dei velivoli, come previsto dalla normativa risalente al 2006.

Sembra una beffa o uno scherzo di un burlone ma è la pura verità.

Intanto questa previsione arriva con almeno 30, se non 40, anni di ritardo. In secondo luogo se c’è una zona super-densamente popolata nemmeno a farlo a posta è proprio quella circostante l’aeroporto. Negli anni ’90 proprio in quella zona, a due passi (ma proprio due) si decise di far sorgere industrie e centri commerciali (e non solo uno come è oggi chiaro a tutti). Di piani di sicurezza e di rischi di incidenti aerei non ne ha mai parlato nessuno… era meglio costruire.

La beffa sta proprio nel fatto che aree libere per eventuali nuovi insediamenti non è che ce ne siano come qualche anno fa per cui, oltre che tardiva, la disposizione comunale sarà inutile perché non c’è più spazio.

Quella delle costruzioni a ridosso dell’aeroporto non è una storia molto diversa, per esempio, da quella del porto di Pescara dove previsioni progettuali sono state la causa della distruzione del scalo stesso e lo sperpero perenne di risorse pubbliche (per il dragaggio inutile).

Allo stesso modo la classe dirigente locale e regionale negli ultimi 20-30 anni non si è fatta scrupolo di rilasciare concessioni per costruire abitazioni e insediamenti industriali troppo vicini alla pista in questo modo trascurando un pericolo reale di incidente aereo che potrebbe causare non pochi problemi, limitando, tra l'altro, concretamente lo sviluppo futuro della pista.

Negli anni si è parlato di allungamento della pista e di sviluppo aeroportuale che di fatto non potrà mai esserci proprio per l’occupazione delle aree circostanti. A tutto questo nessuno si è mai opposto, nemmeno deboli inchieste sono mai riuscite a fare chiarezza su quanto succedeva negli anni caldi degli insediamenti commerciali, ed oggi se ne pagano le conseguenze.

Per fortuna la giunta Mascia pone un freno inibitorio dopo l’abbuffata… Il piano approvato dal consiglio poi sarà inviato all’Enac per il via libera finale.

«E’ uno strumento di pianificazione che ci saremmo risparmiati – ha sottolineato ieri l’assessore Antonelli – perché non determina sviluppo in una zona che ha invece bisogno di progettualità, e piuttosto va a impattare in modo negativo sugli scenari produttivi delle attività prossime all’aeroporto. Ho trovato il documento chiuso in un cassetto, abbiamo iniziato a lavorarci due anni fa con la nostra struttura interna, dunque a costo zero per il Comune, uno dei pochi casi in Italia.


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TRE ZONE DI RISCHIO

L’obiettivo del legislatore che anni fa ha previsto la redazione del Piano del Rischio Aeroportuale era quello di limitare la perdita di vite umane in caso di incidenti negli aeroporti in fase di decollo o atterraggio dei velivoli».

Il Piano ha dunque introdotto tre zone comprese nell’area di rischio: la Zona di tutela A, la più vicina all’aeroporto dove andrà limitato al massimo il carico antropico. In tale zona, compresa tra l’aeroporto e Villa del Fuoco, non vanno previste nuove edificazioni di tipo residenziale, mentre possono essere previste attività non residenziali con indice di edificabilità bassi, che comportano la permanenza discontinua di un numero limitato di persone. Nella Zona di tutela B, che comprende il rione Rancitelli e parte di San Donato, possono essere previste una modesta funzione residenziale, con indici di edificabilità bassi e attività non residenziali, con indici di edificabilità medi, che comportano la permanenza di un numero limitato di persone. Infine la Zona di tutela C, che giunge sino alla linea a est della ferrovia, e dove possono essere previsti un ragionevole incremento della funzione residenziale con indici di edificabilità medi e nuove attività non residenziali.

«Nelle tre Zone – ha proseguito l’assessore Antonelli – andranno evitati categoricamente insediamenti a elevato sovraffollamento, la costruzione di scuole, ospedali e in genere obiettivi sensibili, e attività che possono creare pericolo d’incendio, esplosione e danno ambientale. Il primo effetto del Piano è stata l’impossibilità di realizzare i nuovi Palazzi della Regione Abruzzo che non potranno più essere localizzati nell’area e li dovremo spostare, ma non per l’altezza, dunque non è un problema di ‘cono d’ombra’, ma perché il Piano ha già fatto scattare le norme di salvaguardia e i nostri uffici non hanno più rilasciato concessioni edilizie».

25/03/2011 9.23