Chiude Air One Technic: la protesta dei dipendenti tra scelte dubbie e misteri

Alessandro Biancardi

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Chiude Air One Technic: la protesta dei dipendenti tra scelte dubbie e misteri
PESCARA. “Da qui non ci schiodi”: gli undici dipendenti di Air One Technic gridano così dal tetto su cui sono saliti per protesta, all’interno dell’Aeroporto d’Abruzzo.

E lo scrivono anche a fianco di un altro striscione che parla di “Ali-taglia”. Lo slogan è facile e viene rilanciato quasi come uno scudo contro chi gli chiede di scendere, ma nasconde disperazione, impotenza ed il timore di essere lasciati soli. Gli undici sul tetto sono una rappresentanza battagliera di Air One Technic e si battono contro Alitalia che ha deciso la chiusura della loro attività, cioè la manutenzione degli aerei: dal primo aprile licenziamento e cassa integrazione, spostamento del settore a Napoli e trasferimento eventuale a Fiumicino per chi vuole restare a lavorare.

Ma forse la battaglia che si consuma è un’altra, molto più grande della sorte di un manipolo di specialisti al lavoro in un hangar di aeroporto. Alla vertenza occupazionale, che sarebbe stata risolta senza tanto clamore come molte altre, si è intrecciata una storia più complessa e meno facile da liquidare. A sorpresa infatti è spuntata una cordata di imprenditori abruzzesi (Paolo Primavera, ex presidente Saga con la Giunta Pace ed attuale numero uno di Confindustria Chieti, Mauro Angelucci, Confindustria Pescara, Pietro Rosica e Silvio Di Lorenzo, Camera di Commercio di Chieti) seriamente intenzionata a rilevare da Alitalia l’attività di manutenzione a condizione che per tre anni siano assicurate le commesse da parte della compagnia di bandiera. La risposta dell’amministratore delegato Rocco Sabelli, che ha deciso di chiudere Air One Technic perché secondo lui è in perdita, è stata secca: solo un anno di commesse. Di qui la richiesta degli imprenditori a Chiodi per un suo intervento di mediazione per risolvere positivamente il contrasto. In pratica si sta giocando una partita delicatissima, di cui gli operai rischiano di essere solo in parte attori, oltre che spettatori preoccupati. Sul campo gli imprenditori hanno messo due opzioni decisive: da una parte vincere la battaglia per evitare il declassamento dell’aeroporto, un’infrastruttura indispensabile per lo sviluppo dell’intero Abruzzo. Dall’altra, scoprire le carte di Chiodi e della autorevolezza della sua Giunta regionale nei confronti del Governo nazionale per forzare la nuova Alitalia a concedere più di quanto sia stata disposta a fare fino ad oggi.

CARLA MANNETTI: «LA SAGA SI È MOSSA PER TEMPO»

L’offerta degli imprenditori è venuta fuori, nonostante un patto di segretezza sottoscritto con Alitalia, quando Carla Mannetti, presidente-commissario della Saga (la società di gestione dell’aeroporto) ha cercato di giocare di anticipo andando a colloquio con Sabelli il 9 febbraio scorso: si doveva parlare delle nuove rotte (ad esempio Torino) e del potenziamento di quella per Milano. Poi il discorso inevitabilmente si è spostato su Air Technic One e qui a sorpresa l’amministratore delegato di Alitalia ha mostrato i conti e unilateralmente ha comunicato che questa manutenzione di Pescara è in perdita. Non ha però spiegato i veri motivi di questa crisi economica di quello che prima era un fiore all’occhiello di Air One: se un’officina molto attrezzata, magari con la galleria del vento, collauda solo biciclette, è matematico che i conti non tornano….

«E’ difficile a quei livelli attivare un contraddittorio, ma non è vero che la politica è assente e che la Saga dorme – spiega Carla Mannetti tra un sms a Chiodi e una telefonata a Verino Caldarelli, sindaco di San Giovanni Teatino e membro del CdA, che arriva dopo un pò – se per Alitalia questa manutenzione è in perdita, siamo riusciti ad ottenere che nessuno va a casa, c’è la cassa integrazione oppure si può optare per il trasferimento a Fiumicino. Ma di nostra iniziativa abbiamo contattato le compagnie aeree, però soprattutto quelle low cost la manutenzione se la fanno da sole. L’unica via d’uscita sembra essere quella degli imprenditori abruzzesi, ma Sabelli vuole garantire solo un anno di commesse. Sono in contatto continuo con Chiodi e se il sottosegretario Gianni Letta viene in Abruzzo per il Lotto Zero sarà l’occasione per parlargli. Adesso c’è una delegazione di questi dipendenti che vuole incontrarmi. Anzi, scendiamo insieme con Caldarelli e ci parliamo direttamente».

LA CRISI DI AIR ONE TECHNIC VIENE DA MOLTO LONTANO

Sotto l’edificio un gruppo di tecnici e di sindacalisti solidarizza con i colleghi sul tetto. In realtà le preoccupazioni per il settore manutenzione datano da molto tempo. Ma si è arrivati a ridosso della minacciata chiusura senza che la politica abbia mosso un dito per fronteggiare una crisi annunciata almeno da due anni. Nell’estate del 2009, infatti, per manovre nazionali qui incomprensibili, tra Finmeccanica, Confindustria campana e Governo si è deciso di favorire la soluzione Napoli senza preoccuparsi dell’Abruzzo.

Sullo sfondo anche la tormentata vicenda della fine della vecchia Alitalia, la vendita di Air One e la nascita della nuova compagnia di bandiera, all’interno della quale oggi non c’è posto per questi lavoratori tutti specializzati ed altamente professionali. Il centro manutenzione di Pescara era ed è uno dei più qualificati in Italia ed era noto, nei momenti di massimo splendore di Air One, per la sua capacità di effettuare interventi chiavi in mano di tutto l’aeromobile, dai motori alle poltrone, dal cambio olio e filtri al controllo degli apparati elettronici più delicati. Poi il lento declino, il taglio del personale (molti tecnici oggi sono diventati baristi, imbianchini o semplici disoccupati alla ricerca di un lavoro che non c’è), oggi il ricatto: chiusura e trasferimento oppure a casa.

Ora i dipendenti superstiti (chi dice 60, chi 50) chiedono l’intervento del presidente della Regione presso il Governo e presso l’amministratore delegato della nuova Alitalia per scongiurare la chiusura di questo settore. E lo hanno chiesto anche Enrico Di Giuseppantonio e Guerino Testa, presidenti delle Province di Chieti e Pescara, arrivati in mattinata per solidarizzare con la protesta e per scongiurare il declassamento dell’aeroporto in caso di chiusura del settore manutenzione. Marco Di Rocco e Marco Ranieri, Fiom Cgil, insistono con la Mannetti:«Se non parliamo con Chiodi, quelli lassù non scendono dal tetto. Anche la Polizia sta cercando di persuaderli, ma non se ne parla. L’unica cosa certa è che ci sono le lettere di licenziamento dal primo aprile. E che c’è un accordo già depositato al ministero che va cambiato. Un anno di commesse è troppo poco per invogliare gli imprenditori interessati, se la manutenzione deve restare, deve essere messa in grado di produrre economicamente, non di essere in perdita».

I TECNICI:«SALVARE IL NOSTRO POSTO DI LAVORO EQUIVALE A SALVARE L’AEROPORTO»

«Si fa presto a dire manutenzione, ma è un’operazione complessa – spiegano Massimo Brescia, Rsu e Luciano Tracanna, uno dei tecnici più esperti - Qui non si tratta di una semplice officina dove si fanno i tagliandi o le revisioni delle automobili. Si parte dalla manutenzione di base, quella che ogni aereo deve effettuare obbligatoriamente ogni tot ore di volo, alla manutenzione giornaliera di linea, ogni volta che atterra, o a quella settimanale. Ogni intervento ha la sua certificazione, ci sono quelli strutturali, quelli sulla componentistica e così via. Ma qui a Pescara non siamo solo specialisti della sicurezza: siamo in grado di revisionare anche i sedili o di effettuare la revisione totale».

 Vi hanno offerto si spostarvi a Fiumicino:«Trasferirsi non è semplice – rispondono in coro – la nostra scelta è rimanere qui, perché abbiamo un ruolo effettivo per il futuro dell’aeroporto. Dietro l’offerta si può nascondere anche un’altra cosa: noi facciamo gola non solo perché siamo tutti specializzati, ma perché abbiamo il contratto dei metalmeccanici e non quello dei trasporti. Cioè costiamo meno e per chi ci assume è un affare. Non lo è per noi: vivere a Fiumicino con i nostri stipendi? Ma fateci il piacere…».

 E a sorpresa, tra un discorso sindacale ed uno slogan, emerge anche una spiegazione del perché Air One Technic è progressivamente diventata anti economica. Dismessi i 737 che erano gli aerei più diffusi, sono arrivati altri modelli: 319, 320, 321 e così via. Ma i 320 non entravano nell’hangar per l’apertura delle ali e invece di adattare lo spazio, gli aerei sono stati dirottati altrove perdendo un’importantissima fonte di guadagno. Così si è spenta piano piano un’attività di eccellenza. Così rischia di spegnersi l’aeroporto, di trovarlo un giorno deserto per scelte politiche ed economiche finalizzate alla chiusura.

«Ma se proprio non si riuscirà a convincere il Governo e l’Alitalia ad offrire due anni di commesse – rilancia Carlo Costantini, Idv – la mia proposta è che la Saga rilevi l’attività per non disperderne il knoh how ed impedirne la chiusura ed utilizzi l’anno di lavoro assicurato per preparare,  anche con gli imprenditori che hanno già manifestato il loro interesse all’acquisto, un piano industriale capace di rilanciare le attività del centro di manutenzione. E’ in gioco il futuro dell’Aeroporto d’Abruzzo, non solo quello dei lavoratori di Air One Technic».

Sebastiano Calella  24/03/2011 9.16