Cordoma voleva un inceneritore: «l'ho sognato di notte e l'ho proposto a Di Zio»

Alessandro Biancardi

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Cordoma voleva un inceneritore: «l'ho sognato di notte e l'ho proposto a Di Zio»
LE CARTE DELL'INCHIESTA. MONTESILVANO. Gara pubblica sì o no per ripristinare la legalità nella gestione dei rifiuti in città? In 4 anni il sindaco cambia idea più volte: nel 2007 vuole riportare la legalità, due anni dopo ci ripensa e si tira indietro («per risparmiare», dice ufficialmente).

Nel 2010, dopo aver spiegato davanti ai pm perchè non voleva una gara, cambia nuovamente idea e pubblica il bando. Nel 2011 arriva il ricorso al Tar contro la procedura pubblica: Cordoma sa che nel cda di Ecoemme anche i rappresentanti del Comune potrebbero votare sì al ricorso e lui non interviene.

Tutta la vicenda il primo cittadino l'ha ripercorsa anche davanti ai magistrati inquirenti. Il 6 ottobre 2010, alle ore 16.19. Cordoma andò in procura per essere interrogato dai pm Mantini e Varone, titolari di una maxi inchiesta sui rifiuti, da Teramo a Montesilvano.

Quell'interrogatorio venne chiesto proprio dal sindaco dopo le notizie di stampa che parlavano di una indagine che lo riguardava. La procura lo ha indagato per corruzione per aver «determinato e consentito il mantenimento del sistema di illegalità diffusa che connotava la gestione del servizio pubblico ambientale» montesilvanese, affidato alla società mista Ecoemme, partecipata dal socio pubblico Comune di Montesilvano, in via prevalente, e dal socio di minoranza Deco della famiglia Di Zio.

Secondo la procura il sindaco sarebbe responsabile di aver prorogato l’affidamento del servizio alla Ecoemme nonostante la concessione fosse scaduta il 31 dicembre 2006.

A fine 2009, in una conferenza stampa convocata in tutta fretta a seguito di alcuni articoli di giornale, spiegò la sua versione dei fatti e disse che «fare una gara europea sarebbe costato moltissimo alle tasche dei cittadini», battendo così su uno dei suoi tasti preferiti, il risparmio per la comunità. Il no arrivò poi anche a seguito di un parere legale dell'avvocato Montanino che sosteneva che la gara andava fatta.

Solo dopo lo scoppio dell'indagine, dopo l’interrogatorio, in extremis la gara si è fatta (ed è ancora in corso) ma tutto potrebbe bloccarsi a causa di un ricorso al Tar proposto da socio privato e Ecoemme. Un ricorso che ha fatto molto discutere perchè il sindaco non è intervenuto in alcun modo per far sì che i rappresentanti del Comune si opponessero consentendo di fatto che il Comune facesse causa a se stesso.

IL CAMBIO DI ROTTA SUI RIFIUTI

Il cambio di rotta del sindaco Cordoma e la gestione che avrebbe favorito l'azienda privata sarebbe avvenuta, dicono sempre i pm, quale corrispettivo «dei due versamenti di 10 mila euro ciascuno in favore di Sospiri e del gruppo An».

Dopo l'arrivo di quei soldi la procura dice che il primo cittadino cambiò il proprio comportamento di 180°. Era il 28 l'ottobre de 2008: il gip parlò di «intensissimo scambio di comunicazioni telefoniche» in quei giorni, «tra Rodolfo Valentino Di Zio e il candidato alle elezioni regionali in quota Pdl, Lorenzo Sospiri, mentore del sindaco Cordoma.

Lo stesso giorno la Deco versò un contributo elettorale di 10 mila euro in favore di Sospiri. Il 3 novembre 2008, sei giorni dopo, Cordoma «cambia rotta: fa convocare il cda di Ecoemme dal vice presidente esautorando dalle sue funzioni il presidente Di Carlo che aveva denunciato le irregolarità». «Nel corso della riunione Cordoma prende la parola e afferma che nonostante il parere dell'avvocato Montanino, il rapporto con la Deco deve continuare». Dunque proroga e niente nuova gara.

In una intercettazione telefonica Cordoma e Sospiri parlano di quel contributo: era il 13 novembre.

Cordoma: «eh... ma adesso devono dimostrare questi soldi... io non ho preso un cazzo di niente...»

Sospiri: così come io dirò... non è che li ho presi io...ma le ha prese Alleanza Nazionale...c'aveva sette candidati...mica li ho presi solo io...ma Lillo non è che dice che sono contributi irregolati...al di là del fatto che non li hai mai avuti...ma non dice che sono contributi irregolari».

Qualche settimana prima, in una precedente conversazione «i due commentano al telefono di aver percepito contributi dal Di Zio», si legge nel rapporto della squadra Mobile, «giustificando la scelta perchè, al dire dei due indagati, l'erogazione aveva avuto una paternità».

Sospiri infatti dice: «perchè infatti io mi incazzai con Di Stefano...dicendogli...che non li volevamo....se ti ricordi...»

«ECCO PERCHÈ HO CAMBIATO IDEA»

Esattamente due anni dopo sarà Cordoma a spiegare il perchè di quel cambiamento davanti ai pm Varone e Mantini.

«Io non sapevo che Di Zio avesse dato soldi a Sospiri», raccontò ai magistrati. «L'ho appreso soltanto in seguito alle notizie di stampa del novembre 2009 che mi hanno indotto a chiedere a Sospiri se avesse ricevuto denaro da Di Zio. Sospiri me lo ha confermato, affermando che si era trattato di soldi andati al partito e regolarmente fatturati».

Cordoma confermò poi di aver partecipato alla campagna elettorale per la candidatura di Sospiri alle regionali «sostenendolo in termini politici».

«Non ricordo se Sospiri mi abbia mai parlato di finanziamenti, certamente non sono stato coinvolto nella loro ricerca», aggiunse.

«Prendo atto che mi contestate un cambio di rotta», disse ancora il primo cittadino, che cercò di spiegare perchè cambiò su tutte la linea. I soldi non c'entravano, assicurò, ma a condizionarlo furono altre persone.

«DI CARLO AVEVA INTERESSI PRIVATI»

«Noi», spiegò sempre Cordoma davanti ai magistrati dell’inchiesta Re Mida, «contestavamo che Ecoemme non avesse i libri contabili e la sede societaria all'interno del Comune. I Di Zio erano contrari al trasferimento della sede e delle scritture contabili in Comune per ragioni intuibili. Il presidente Di Carlo propose allora l'affitto di un appartamento per trasferirvi la sede sociale. A quel punto Ferdinando Di Zio venne a dirmi che Di Carlo aveva un interesse privato per questo affitto. Mi sembra di ricordare che disse che c'era una società tra i figli di Di Carlo e il proprietario dell'appartamento. Di Zio aggiunse che Di Carlo gli faceva continue pressioni perchè assumesse nell'azienda. Io allora mi convinsi che la posizione dell'avvocato Di Carlo era macchiata da interessi privati. Non ho fatto indagini, tuttavia, né verifiche in proposito. La proposta di affitto fu bocciata. Proposi allora di trasferire la sede di Ecoemme all'interno del palazzo comunale ma non se ne fece nulla». Difficile verificare le dichiarazioni del sindaco sui presunti interessi di Di Carlo sta di fatto che così si espresse a verbale.

SU DI CARLO I DUBBI DEL SINDACO

Ma chi è Di Carlo? Mimmo Di Carlo fu nominato da Cordoma nel 2007 proprio per arginare lo strapotere di Di Zio. Fu lui, con la sua denuncia a far partire l'inchiesta ma prima aveva lavorato al fianco del primo cittadino e fu proprio lui a raccontare agli inquirenti il cambio di rotta.

«Per dieci anni hanno mangiato e basta», disse Cordoma riferendosi al monopolio degli imprenditori. Di Carlo scrisse nell’esposto che dopo l'insediamento, rilevò «aspetti di illegittimità statutaria e gestionale dell’Ecoemme e di ciò ho notiziato in un primo momento e in via riservata Cordoma e, successivamente, Cordoma e Cozzi mediante una relazione datata febbraio 2008 consegnata a mano». Di Carlo denunciò anche lo strapotere concesso dal Comune all’amministratore delegato nominato dalla Deco. Dal 2007 al 2008, Cordoma si schierò dalla parte di Di Carlo e presentò anche un esposto in procura: «Una ventata di legalità improvvisa», scrisse il gip, che poi cambiò improvvisamente.

Di Carlo, però, capì di aver perso la battaglia e il 17 novembre si dimise. «Il sindaco è passato dalla parte dei Di Zio», scrive la Procura, «e della illegalità».

CORDOMA: «MI HANNO DETTO DI NON FARE LA GARA»

Ma a ottobre scorso Cordoma raccontò a Mantini e Varone la propria versione dei fatti.

«La sede sociale non è stata trasferita perchè pareva che non vi fossero le caratteristiche ideali. E' stato il dottor Rispoli a gestire questa questione. A questo punto, avendo perso fiducia in Di Carlo cominciai ad avere dubbi che la convenzione fosse scaduta. Tenete conto che a novembre del 2008 promossi una delibera con la quale chiedevo lumi in proposito al direttore generale. Questi mi rispose che era meglio fare la gara, tuttavia, io non ho mai indetto perchè ero incerto. Aggiungo che il parere dell'avvocato Montanino, che secondo la vostra prospettazione avrei ignorato, fu trasmesso in Comune solo nel novembre del 2008».

Ma il parere di Montanino che concludeva che si dovesse fare la gara fu preventivamente trasmesso per fax il 15 settembre 2008, contestano i pm.

Il sindaco cercò di giustificarsi: «non ne tenni conto perchè il segretario Nunzia Buccilli disse che il parere 'zoppicava' e ciò mi ha messo qualche dubbio. Il mio capo di gabinetto, oggi sindaco di Moscufo, mi produsse poi l'articolo 204 del testo unico dalla lettura del quale compresi che sino alla istituzione dell'ente d'ambito le convenzioni in essere potevano continuare».

Insomma la gara non si fece e la legge –secondo la ricostruzione di Cordoma- prevedeva una proroga.

LE DIMISSIONI DI DI CARLO: «CHE SOLLIEVO»

Per la procura anche le intercettazioni dimostrano il cambio di rotta del sindaco dopo il versamento dei 10 mila euro dell'imprenditore a sostegno della campagna elettorale di Sospiri.

Prima del finanziamento Cordoma diceva: «Per dieci anni hanno mangiato e basta (i Di Zio, ndr)...questi poveri cittadini di Montesilvano....questo si chiama Ecomafia!»

Dopo il finanziamento a Sospiri, invece, il sindaco era addirittura contento delle dimissioni del suo fiduciario Di Carlo:

Cordoma: «Mimmo Di Carlo si è dimesso»

Sospiri: «Meno male»

Cordoma: «meno male, mi ha risolto un problema grosso come una casa...questa è una grande notizia»

«E' vero che lo feci (dichiararsi sollevato, ndr)», raccontò il sindaco ai pm, «perchè con Di Carlo le riunioni di Cda erano diventati impossibili. Non so dare altra spiegazione, anche se prendo atto che voi mi contestate che ritenete irragionevole quella che ho offerto. Non è accaduto che io abbia cambiato idea perchè me lo ha chiesto Sospiri».

SOLDI DA DI ZIO

Cordoma spiega anche di non aver mai ricevuto denaro da Di Zio, nonostante gli fossero stati offerti.

«Di Zio mi offrì denaro. Mi chiamò Tereo Carlo De Landreset, già assessore, durante la mia campagna elettorale per dirmi che il senatore Di Stefano intendeva presentarmi Di Zio. Andammo in via Milo dove c'è la sede Ecoemme, lì trovai il senatore Di Stefano ed un uomo che mi fu presentato come Ferdinando Di Zio. Mi offrì 20 mila euro per la campagna elettorale, somma che io rifiutai».

L'INCENERITORE, «L'HO SOGNATO DI NOTTE»

Dopo il cambio di rotta totale Cordoma si candida anche per localizzare a Montesilvano un inceneritore «dimostrando», scrive Campli, «piena adesione al progetto criminale dei Di Zio».

In un’altra intercettazione di legge:

Cordoma a Ettore Di Zio: «io ti devo incontrare per sapere e parlare di termovalorizzatore con te...di questa cosa...perchè quella idea...quel semino che abbiamo gettato l'altra sera lo sto innaffiando e vediamo se può nascere qualcosa...».

«I politici avvicinati da Di Zio», scrive ancora il gip Campli, «finiscono per smaniare dalla voglia di costruire un inceneritore, senza alcuna preoccupazione per le pesantissime ricadute sul territorio e sulla collettività».

Per la Procura, inoltre, sarebbe «fortemente sintomatico del nuovo corso di occupazione dei centri del potere amministrativo» al Comune di Montesilvano il fatto che «la bozza del parere legale richiesto ad illustri accademici sia stata riveduta e corretta da Ettore Di Zio con gli aggiustamenti più convenienti al gruppo privato».

«Parlare con Di Zio dell'inceneritore fu una mia idea», ammette ancora il sindaco agli inquirenti, «che ebbi una notte. Mi informai presso di Zio che mi disse che era una affare che poteva portare alla città almeno 5 milioni di euro».

La procura contesta al sindaco di aver fatto 'preconsigli' prima del cda con Di Zio. Ma il sindaco smentisce: «non si trattava di pre consigli ma di riunioni informali in cui si parlava degli ordini del giorno, ma senza accordarci preventivamente».

LE PRESSIONI DI SOSPIRI E LA «FONTE QUALIFICATA»

«Non ho mai accettato disposizioni da Lorenzo Sospiri», continua Cordoma davanti ai pm. «E' vero che Sospiri ha esercitato su di me notevoli pressioni nella vicenda dei concorsi chiedendomi di dare una mano ai candidati da lui designati. Io mi sono rifiutato tanto che dalle conversazioni intercettate ho letto che Sospiri afferma che avrebbe levato ''il sindaco imbecille''». 

E proprio telefonate con Sospiri vengono intercettate dagli inquirenti a seguito degli arresti di Venturoni e Di Zio nel filone teramano dell'inchiesta.

«Appare opportuno annotare», si legge in un documento della Mobile del novembre 2010, «che gli arresti eseguiti dalla misura cautelare hanno destato non poco allarme da parte del primo cittadino il quale, con enfasi riferisce a Sospiri di non essere stato coinvolto nei fatti contestati all'assessore alla Sanità.

Sospiri: «dimmi Lì»

Cordoma: «non c'è proprio niente»

Sospiri: «per il momento»

Cordoma: «eh...ma no ma è chiuso quindi..

Sospiri: «e chi lo ha detto...»

Cordoma: «lo dicono...così è uscito oggi è chiuso...è chiusa...è chiusa...però non c'è niente quello lo sa sempre in diretta»

Sospiri: «ah...si...si»

Cordoma: «siamo arrivati là...e quello ha detto non c'è niente! Anche perchè se ci stava lo avesse detto non adesso ma...»

E ancora

Cordoma: «Sì ma io e te stiamo tranquilli stiamo tranquilli»

Sospiri: «io sono tranquillo ma Di Stefano l'hanno messo sotto inchiesta per contributi regolarmente denunciati eh? Capito?..

Cordoma: «però Mascia no, non l'hanno messo sotto inchiesta per contributi regolari».

Sospiri: «bravo! E bravo, c'è differenza tra Mascia e Brucchi su questo, è vero»

Cordoma: «stai tranquillo che non c'è...perchè se c'era stai pur certo che...è tranquillo. Siamo arrivati fin là, fin a quella fonte!»

«Cordoma dà per scontato», scrive la Mobile, «come appreso da fonte ben qualificata, che le indagini ormai sono in via di definizione e sicuramente avranno esiti che non lo vedranno coinvolto».

Alessandra Lotti  14/03/2011 9.55