Discarica Bussi, a che punto siamo?

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Qual è la situazione della discarica di Bussi oggi e quando potrà dirsi veramente decollata la bonifica di un sito che ha tenuto e tiene col fiato sospeso la Val Pescara?

Sono passati più di tre anni da quando lo scandalo dei rifiuti tossici è scoppiato, facendo venire a galla l’inquietante realtà dei reati ambientali consumati in uno dei territori più importanti e popolosi della provincia di Pescara. Il processo non è ancora alla fase preliminare e si preannuncia ostico e tortuoso.

Sui diversi aspetti e si spera anche sulle incredibili e macroscopiche inerzie si parlerà in un incontro “Bussi, capire, intervenire, andare avanti”, che si terrà mercoledì 15 settembre a partire dalle ore 9,30 presso la Sala “Figlia di Iorio” della Provincia di Pescara, organizzato dall’Associazione Articolo 3, ispirata alla Costituzione Italiana e nata per sviluppare tematiche e progetti di interesse collettivo.

«Per la prima volta», ha spiegato Antonella Allegrino, «cercheremo di affrontare il problema della discarica di Bussi guardandolo dal punto di vista tecnico e ambientale, in modo da aprire un vero e proprio forum sul futuro del sito e sui problemi inerenti recupero e bonifica, grazie alla presenza di relatori istituzioni, tecnici e ambientalisti in grado di offrire una fotografia a 360 gradi della situazione. Parteciperanno: il commissario straordinario della discarica, Adriano Goio, Giovanni Damiani, a capo del coordinamento di associazioni Bussiciriguarda, il presidente della Provincia Guerino Testa, l’amministrazione comunale di Bussi e degli altri Comuni del comprensorio di influenza della discarica, interessati a vedere al più presto il sito bonificato e liberato dai veleni».

Il vero problema è che alla contestatissima nomina di un commissario per il disinquinamento del fiume Pescara non sono seguiti fatti rilevanti che abbiano in qualche modo affrontato il problema della morte del fiume. Inoltre Goio è stato nominato anche commissario per una delle discariche nocive scoperte e poiché il luogo è ancora così come l’hanno lasciato i forestali che indagavano si può ben dire che i risultati siano pressocchè nulli.

Secondo gli esperti, infatti, i veleni continuano a contaminare le acque del fiume e le falde acquifere. Occorrerebbe una bonifica e la messa in sicurezza che però per quella che è stata definita la “discarica nociva più grande d’Europa” implica una disponibilità economica ingente. Ma il continuo rischio a cui si sta sottoponendo la popolazione non sembra un buon argomento per smuovere la politica. Tra le altre cose sono in molti a sostenere che non tutte le discariche segrete siano state rinvenute: ve ne sarebbero altre non ancora scoperte e che dunque pur volendo non potranno essere messe in sicurezza e continuano ad avvelenare le acque.

13/09/2010 15.14