Marineria in ginocchio, il dragaggio non parte. Mascia: «colpa della burocrazia»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Situazione al collasso al porto a causa dell'emergenza dragaggio. Per venerdì i pescatori stanno organizzando una manifestazione di protesta sull'asse attrezzato. «Impossibile lavorare in queste condizioni».

La sensazione che si respira in queste ore tra i pescatori è che la tradizione marinara stia finendo. Non ci sono più le condizioni minime per lavorare. Qualcuno sta pensando di andare a lavorare ad Ortona perchè uscire dal porto di Pescara è diventata una sfida quotidiana pericolosissima a causa del fango e dei fondali bassissimi. Nella darsena commerciale si va da 50 centimetri a 5 metri e la situazione peggiora ulteriormente nel porto canale dove le imbarcazioni pescano dai 30 centimetri a 3 metri.

«Come armatore» annuncia Riccardo Padovano, ex assessore comunale, «sono pronto a spostare l’imbarcazione di famiglia al porto di Ortona, per evitare altri danni e per salvaguardare la sicurezza di chi lavora. Lo farei con dolore, ma qui parliamo di aziende che devono far quadrare i conti, e sono certo che anche altri settori - a partire dai trasporti degli idrocarburi - vivono la nostra stessa condizione».

Padovano sottolinea che il prelievo di sabbia di cui si continua a parlare, appena 2 mila metri cubi, è «assolutamente e drammaticamente insufficiente ai bisogni del porto di Pescara, a fronte di un costo decisamente inopportuno ed esorbitante come i 500 mila euro annunciati». «Il porto di Pescara ha bisogno di un escavo di almeno 150 mila metri cubi – dice Padovano – perché è impossibile navigare con un fondale che nel molo di levante oscilla fra i meno 4 metri e i meno 50 centimetri, e che nelle banchine di attracco dei pescherecci oscilla fra due metri e un metro. Nel 1997, anno di avvio dei lavori della diga foranea, a ridosso dei trabocchi c’era un fondale di 8 metri, oggi c’è solo sabbia: questo è il simbolo dell’emergenza».

I problemi quindi ce li hanno i pescatori ma è in pericolo anche il traffico commerciale. A capo di questa nuova ondata di protesta prevista per domani (ma non ancora confermata ufficialmente) c'è infatti Sabatino Di Properzio che in porto esce ed entra con le sue navi cariche di prodotti petroliferi. Ma anche a lui i fondali bassi stanno creando non pochi problemi tanto che viaggia con carichi ridotti di due terzi. Una soluzione che si protrae da anni e che insieme al carico dimezza anche i bilanci. Per non parlare dell’eventuale turismo che si vorrebbe pure far decollare visto che l’estate è alle porte ed i collegamenti marittimi vanno programmati per tempo. Ed ogni anno è la stessa storia.

Intanto oggi è previsto l'ennesimo vertice in Comune con il direttore dell’Ufficio rischi naturali della Protezione civile, l’architetto Nicola Dell’Acqua. Bisognerà valutare la situazione di assoluta emergenza in cui versa il porto canale.

Già ieri si è svolto un primo momento di confronto interno alla Regione Abruzzo per la definizione dei ‘poteri straordinari’, delle competenze nuove di cui avrebbe bisogno il commissario Adriano Goio per operare e accelerare le procedure per l'utilizzo di 1milione 900mila euro disponibile per favorire una nuova quota di dragaggio del porto canale.

«La nostra idea è quella di rafforzare i poteri straordinari del Commissario Goio valorizzando al meglio le risorse», ha spiegato il sindaco Mascia. «In questo momento stiamo vivendo il paradosso di disporre dei finanziamenti necessari per l’escavazione dei fondali, ma non degli strumenti».

Secondo il sindaco le responsabilità di tale situazione grottesca non sarebbe attribuibile alla politica, ma alla burocrazia della Regione e dello Stato.

E se la marineria se la prende anche con il sindaco, Mascia ribadisce che lui non ha responsabilità: «ho fatto tutto ciò che era possibile, e non per ragioni elettorali, ma piuttosto perché sono solidale con una protesta giusta. Purtroppo la burocrazia è il vero morbo del nostro paese».

LA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA

Ma la marineria scenderà in strada a protestare? L'ufficialità non c'è ancora ma il corteo, partendo dal mercato ittico, dovrebbe percorrere il lungofiume Paolucci per arrivare in piazza Italia e quindi salire sulle rampe dell’asse attrezzato. L’amministrazione Comunale vieterà al traffico il percorso del corteo, sino al passaggio dei manifestanti, e già dall’alba sarà vietato il traffico sulle rampe dell’asse attrezzato di piazza Italia e piazza della Marina.

In sostanza gli automobilisti provenienti da Chieti dovranno scendere obbligatoriamente per arrivare a Pescara in corrispondenza del cementificio, presso l’ex Camuzzi o in piazza Unione dove sarà presente la Polizia municipale che, in via del tutto eccezionale, consentirà alle auto la svolta a sinistra per reimmettersi verso il centro, in corso Vittorio Emanuele, ed evitare di congestionare via Conte di Ruvo e via Gabriele D’Annunzio.

03/03/2011 9.08