Ecoemme, dopo il ricorso al Tar i dubbi di Rifondazione: «c'è una regia precisa?»

Alessandro Biancardi

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Ecoemme, dopo il ricorso al Tar i dubbi di Rifondazione: «c'è una regia precisa?»
MONTESILVANO. «E' legittimo il sospetto che dietro a questa vicenda ci sia una regia che opera affinchè tutto cambi ma nulla cambi? C'è una architettura precisa affinchè il privato continui ad incassare? Qui la mano destra pare che faccia una cosa che la mano sinistra disfa».

«Una dinamica da romanzo giallo», così definisce il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Marco Fars, la vicenda che ruota intorno al ricorso al Tar dell'Ecoemme e il socio privato Deco (della famiglia Di Zio) avverso il bando promosso dal Comune.

E quella dei rifiuti a Montesilvano è una questione che scotta perchè finita nell'inchiesta della procura di Pescara che nel giro di qualche settimana potrebbe chiedere i rinvii a giudizio. In quella indagine il sindaco è accusato di aver agevolato il privato, quello stesso privato che oggi fa ricorso insieme alla partecipata, a seguito di una dazione di 10 mila euro. Ma quella ipotesi accusatoria secondo il primo cittadino non ha né capo né coda né tanto meno le gambe per camminare.

Questa mattina alla conferenza stampa di Rifondazione Comunista nel corridoio del quarto piano al Comune (per indisponibilità di altre sale) ha assistito anche il presidente della Ecoemme, Franco Mancioppi, capitato lì «per caso», ha spiegato. Tanti i dubbi di Rifondazione sul caso che ogni giorni si aggroviglia sempre di più.

Perchè se giuridicamente il ricorso al Tar di Ecoemme e Deco può essere considerata «legittima», secondo l'estrema sinistra c'è però «un dato politico» da non sottovalutare. La situazione attuale Fars la chiama senza timori «indecente» perchè vede contrapposti «due realtà che sul piano legale appaiono come due realtà diverse (Ecoemme e Comune) ma sul piano politico sono la stessa cosa ed espressione della stessa parte politica».

Infatti il Comune è socio di maggioranza della Ecoemme Spa e ne esprime il presidente e 2 consiglieri di amministrazione, cioè tre membri su 5. Secondo logica dunque i tre membri nominati dagli enti pubblici (c’è anche la Comunità montana Vestina) avrebbero dovuto seguire le direttive politiche degli enti che rappresentano e difficilmente si comprende un membro che rappresenta il Comune votare per impugnare un atto dello stesso Comune. Ma così non è andata. Il sindaco Cordoma, a conoscenza di una imminente votazione ha preferito non dare indicazioni di sorta mentre l'assessore competente D'Emanuele non era al corrente di nulla.

Rifondazione oggi parla di «un trucco» che si intravede: «da una parte il sindaco vuole sanare la situazione e mettere le carte a posto, anche a seguito dell'inchiesta della procura che lo coinvolge direttamente, ma dall'altra parte la società espressione dell'amministrazione Cordoma scombina le carte in tavola e si conferma la volontà di voler favorire il privato: fa ricorso al Tar contro il bando scaricando tutto le responsabilità in mano al cda di Ecoemme»

«Il sindaco non può più prenderci in giro», ha continuato Fars, «non può cavarsela così ma deve rispondere di questo fatto gravissimo politicamente prima ancora che giuridicamente

L'ASSESSORE DEVE DIMETTERSI

Per Rifondazione «inevitabili» sarebbero le dimissioni dell'assessore D'Emanuele. «Ci dispiacerebbe», conferma il consigliere Odoardi, «perchè è una persona seria e competente ma oggi è chiaro più che mai che è stato bellamente preso in giro». E il riferimento corre all'intervento dell'assessore stesso lo scorso 31 gennaio nel cda di Ecoemme. In quei giorni si sapeva che la società aveva intenzione di presentare un ricorso ma nessun atto era stato ancora ufficializzato. All'uscita dall'incontro l'assessore dichiarò che la riunione era stata «positiva» e che il cda aveva annunciato che si sarebbe riunito nuovamente per decidere sul ricorso.

Il giorno dopo, invece, 1° febbraio, senza alcuna ulteriore riunione è partito l'atto ufficiale e due giorni dopo è stato notificato al Comune.

«Sembra palese», ha aggiunto Odoardi, «che al momento D'Emanuele appare come un assessore inutile che nulla può fare per intervenire in questo gioco delle tre carte».

«Se interviene la sospensiva (il pronunciamento dovrebbe esserci il prossimo 10 marzo) allora non è cambiato nulla e si continua a far guadagnare lo stesso privato (Deco, ndr)», ha chiuso Fars.

I DUE RICORSI GEMELLI

Rifondazione ha parlato anche di «mancanza di buon gusto» in quanto Ecoemme (pubblico) e Deco (socio privato) avrebbero presentato due ricorsi fotocopia e «non hanno avuto nemmeno la decenza di preparare due documenti differenti e affidarli a due legali diversi (avvocato Tommaso Marchese ndr), speriamo almeno che abbiano fatto lo sconto comitiva».

«Queste sono quisquilie», si è difeso Mancioppi. Ma Rifondazione ha fatto notare che il lavoro di copia e incolla non sarebbe stato fatto nemmeno con troppa attenzione tanto che nel ricorso della società privata ci sarebbe un evidente errore quando si parla della ricorrente come «colei che ottiene proroghe». «E' ovvio», ha spiegato Fars, «che si sta parlando della Ecoemme ma nel ricorso della Deco l'hanno infilato per sbaglio ugualmente».

«La Deco in quanto società privata», ha ribattuto Odoardi, «era pienamente legittimata a fare ricorso nel caso in cui si fosse sentita discriminata». Quello insomma che non va giù è il ricorso dell'Ecoemme.

ORA COSA SUCCEDE

«Qualunque cosa accada con questo ricorso è certo che il Comune dovrà pagare», hanno fatto notare gli esponenti di Rifondazione mettendo sul piatto l'unica certezza del momento, «o per l'amministrazione comunale (che al momento ha già impiegato una cifra di 5 mila euro) o per Ecoemme». In caso di sospensiva, invece «sarà come se niente fosse successo e il privato, lo stesso privato, continuerà a guadagnare». «E' possibile», ha chiesto Fars, «che ci sia una architettura precisa in questa vicenda? Noi ce lo domandiamo». «O c'è una architettura», ha ribadito Odoardi, «o c'è schizofrenia».

«Tutto è stato fatto secondo le regole», ha precisato Mancioppi 'ospite' della conferenza stampa. «Dietro di me non c'è nessuno che mi manovra», ha assicurato. «Io sono abbastanza tranquillo, siamo intervenuti con il ricorso in un problema grosso per evitare che la tegola ci cadesse in testa».

«Ma qual è questa tegola?», ha chiesto Fars. «I posti di lavoro della Ecoemme, tranne il cda, sarebbero stati assorbiti all'interno della nuova società vincitrice del bando. Qui non c'è nessuna tegola».

«Nel migliore dei casi», ha chiuso Odoardi, «il sindaco Cordoma è stato un ignavo. E gli ignavi, come ci insegna Dante e ci ricorda Benigni, sono finiti all'inferno».

Alessandra Lotti  18/02/2011 14.56