Malasanità, venerdì a Pescara sit-in di protesta per il piccolo Alinovi e le altre vittime

Alessandro Biancardi

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Malasanità, venerdì a Pescara sit-in di protesta per il piccolo Alinovi e le altre vittime
VASTO. La morte del piccolo Paolo Alinovi non può essere cancellata dal tempo, così come quella delle tantissime persone che hanno perso la vita a causa di presunti (o accertati) casi di malasanità.*D'AMARIO DIFENDE I MEDICI: «FIORE ALL'OCCHIELLO DEL NOSTRO OSPEDALE»

Per ricordare tutte le vittime degli errori sanitari e per non spegnere i riflettori sulle inchieste giudiziarie in corso, è stato organizzato per venerdì mattina un sit-in di protesta davanti all’ospedale di Pescara.

E’, infatti, all’ospedale Santo Spirito che Paolo Alinovi, un bambino di appena tre mesi di Vasto, è morto a causa di un presunto errore medico. Presunto perché sull’episodio è in corso un accertamento della magistratura che farà luce sul decesso del piccolo, avvenuto il 29 luglio del 2009 a seguito di un’operazione chirurgica ritenuta ‘di routine’, La manifestazione di venerdì, che vede in prima linea Mario Alinovi e Barbara Maragna, i genitori del piccolo Paolo, sarà un’occasione per chiedere al manager dell'Asl pescarese Claudio D’Amario, l’allontanamento «per colpa grave» dei medici che un’apposita commissione di errori sanitari del nosocomio accusa per il decesso del bambino.

Ma il sit-in di protesta servirà anche a tenere alta l’attenzione su tutti i casi di malasanità che si sono registrati a Pescara e in generale in Abruzzo.

Non soltanto i sette casi per i quali il commissario Gianni Chiodi è stato recentemente ascoltato dalla relativa commissione d'inchiesta ma anche tutti gli altri sui quali si sono spenti da tempo i riflettori.

Per questo, alla manifestazione sono stati invitati non soltanto i parenti dei pazienti morti, ma anche la classe politica – di maggioranza e opposizione – le associazioni e in generale tutti i cittadini.

«Il sit-in – sostengono gli organizzatori – è un’occasione per tutti i cittadini di dire basta alla cattiva sanità che è l’apice di lobby potenti e potentati localistici che implementano la proliferazione di affari e business ad ampio raggio. La malasanità – continuano i promotori del sit-in – è figlia del disavanzo sanitario, si collega a sprechi e danni erariali immensi connessi al crimine organizzato, e ciò crea purtroppo gravi disservizi e fratture del diritto alla tutela della salute del cittadino».

LA MORTE DEL PICCOLO PAOLO: UN INTERVENTO DI ROUTINE FINITO IN TRAGEDIA

Un intervento per ricanalizzare una stomia. Semplice, sicuro, insomma di routine. Così i medici avevano definito l’operazione chirurgica a cui doveva essere sottoposto Paolo Alinovi, di appena tre mesi. Il piccolo di Vasto era nato il 6 maggio del 2009 con un megacolon congenito. Il 20 dello stesso mese gli fu praticata una stomia; il 20 luglio è stato invece sottoposto a quello che doveva essere l‘intervento ‘risolutivo’. Un intervento, però, che l’ha portato alla morte.

Un errore medico, secondo le denunce dei genitori sulle quali sta facendo luce la magistratura.

Errore che riguarderebbe sia la fase operatoria – l’intervento sarebbe durato sette ore, molte più delle due/tre ore preventivate – che quella post operatoria, quando il piccolo non è stato trasferito nel reparto di terapia intensiva ma in un reparto di degenza ordinaria.

Ma non è solo questo, perché l’inchiesta giudiziaria sta cercando anche di accertare il quadro clinico del piccolo; non c’è infatti chiarezza sulla documentazione, né sul mancato intervento quando le sue condizioni si sono aggravate.

La madre, rendendosi conto delle condizioni del figlio, avrebbe infatti chiesto più volte l'intervento dei medici ricevendo in cambio solo facili rassicurazioni.

Dopo tre arresti cardiaci, però, il cuore del bambino smise di battere. 

COMMISSIONE SANITARIA: I MEDICI ACCUSANO I MEDICI

Per la morte del piccolo Paolo Alinovi si è verificato un caso alquanto raro; per una volta sono i medici a riconoscere un grave caso di malasanità, e ad accusare altri medici di non aver agito in modo efficiente ed efficace nei confronti del bambino.

Il servizio ispettivo della Direzione Politiche della Salute ha infatti ammesso qualche responsabilità a seguito della verifica ispettiva, richiesta dalla Commissione parlamentare sulla malasanità presieduta dal senatore Leoluca Orlando.

Con una lettera al commissario Chiodi, infatti, Orlando aveva chiesto una relazione sulla morte di Paolo Alinovi che, se avesse accertato le responsabilità dei medici, doveva portare a provvedimenti sanzionatori o cautelari nei confronti delle persone rinviate a giudizio.

Dopo l’intervento della commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario è stata creata una commissione composta da due consulenti medici, un medico legale e un primario di neonatologia per far luce sul decesso del piccolo.

Il risultato della relazione è stato estremamente chiaro: «La gestione post-operatoria del piccolo paziente avrebbe potuto essere adeguata alle regole di buona pratica clinico-assistenziale attraverso la degenza presso una terapia intensiva, anziché presso un reparto di degenza ordinaria, come è avvenuto».

«Premesso che l'intervento si era protratto per sette ore - si legge ancora nella relazione - si ritiene che la fase post-operatoria non sia stata gestita in modo ottimale. Dalla documentazione della direzione sanitaria emerge che non sono stati tenuti in debita considerazione i livelli degli elettroliti ed in particolare della potassemia (...) Inoltre, in relazione all'anemia segnalata dal personale al medico di guardia, non risultano consequenziali ed immediati provvedimenti medici».

L’INCHIESTA: 11 PERSONE INDAGATE

Il caso del piccolo Paolo Alinovi è approdato nelle aule di giustizia il 18 novembre scorso quando, presso la Procura di Pescara, si è svolta l'udienza di incidente probatorio.

La pubblica accusa è stata rappresentata dal pm Giampiero Di Florio davanti al giudice Luca De Ninis.

Nel corso dell’incidente probatorio il gip De Ninis ha nominato due periti per far luce sulla vicenda: si tratta di medici di Bologna, il professor Giuseppe Fortuni del locale ateneo e il dottor Fabrizio Demaria, responsabile del reparto di Neonatologia dell'ospedale Maggiore.

Consulenti della famiglia Alinovi sono stati indicati invece Donato Grande, medico legale, Bruno Noccioli direttore dell'ospedale pediatrico 'Meyer' di Firenze, e Lorenzo Mirabile, primario del reparto di Rianimazione della stessa struttura toscana.

Da qui è partita un’inchiesta, coordinata dalla Procura di Pescara, che vede indagate 11 persone, fra primari, medici di turno e anestesisti: nello specifico si tratta di quattro chirurghi, tre chirurghi pediatrici, tre anestesisti e quattro neonatologi rispetto ai quali si dovrà fissare l’iter giudiziario, ancora alle prime fasi.

LA MOBILITAZIONE: SIT-IN DI PROTESTA E DENUNCE IN TV

Al di là dell’aspetto giudiziario della vicenda, e dei suoi tempi sicuramente lunghissimi, i genitori di Paolo continuano a battersi per fare giustizia sulla morte del loro figlio.

Dalla tragedia del 2009 sono stati protagonisti di diversi appelli in televisione, proteste e manifestazioni per non far calare il silenzio sulla vicenda.

Il 6 maggio scorso, per esempio, quando il piccolo Paolo avrebbe compiuto un anno di vita, i genitori hanno organizzato un sit-in pacifico davanti all'ospedale Santo Spirito insieme ai genitori di tante altre vittime di casi di malasanità.

Tanti palloncini azzurri e cartelli di protesta hanno riempito l’ingresso dell’ospedale al grido di “giustizia”. Quella giustizia che i genitori di Paolo Alinovi e gli altri parenti di vittime di errori sanitari torneranno a chiedere con la mobilitazione di venerdì.

BLOG E FACEBOOK, LA SOLIDARIETA’ VIAGGIA SULLA RETE

«Ciao Neva, mi chiamo Barbara e il 29 luglio ho perso a causa di un intervento per ricanalizzare una stomia il mio bimbo di soli tre mesi».

E’ stata questa lettera inviata dalla mamma del piccolo Paolo a Neva Allegra, una delle fondatrici dell’associazione “Fais Stomatizzati italiani”, la molla che ha fatto scattare, anche sul web, la solidarietà alla famiglia Alinovi.

In poche settimane su facebook è nato il gruppo “Ciao Neva mi chiamo Barbara” che attualmente conta 6800 membri. Così come molto seguito è il blog dedicato al piccolo Paolo (http://paoloalinovi.blogspot.com). Spazi virtuali in cui confrontarsi e approfondire il tema della malasanità in Abruzzo.

Ma, soprattutto, luoghi d’incontro (virtuali, d’accordo) in cui ricordare Paolo e le tante persone, giovani e meno giovani, che non possono più cliccare sul web e raccontare la loro storia.

 Daniela Di Cecco 15/02/11 13.16

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D'AMARIO DIFENDE I MEDICI: «FIORE ALL'OCCHIELLO DEL NOSTRO OSPEDALE»

PESCARA. 11 medici indagati per la morte del piccolo Alinovi ma il manager dell'Asl Claudio D'Amario invita alla cautela: «le unità di chirurgia pediatrica e di neonatologia sono il fiore all'occhiello del nostro ospedale e patrimonio degli abruzzesi, i medici che operano nei reparti sono professionisti di grande valore e umanità. Io ho fiducia nel lavoro della magistratura e ricordo a tutti che non vi sono ancora rinviati a giudizio».

Nel corso di una conferenza stampa questa mattina (alla quale hanno partecipato anche i coniugi Alinovi) il manager ha preso le difese dei medici che da settimane sono turbati dalle notizie di stampa, da un processo mediatico che avrebbe già individuato i responsabili, ancor prima che la magistratura stessa sia riuscita ad accertare una verità giudiziaria.

Gli 11 medici iscritti nel registro degli indagatu devono rispondere di omicidio colposo e concorso in omicidio colposo.

Ma il direttore generale ha puntato l'accento sulla grande esperienza dei medici: ««in 30 anni di attività, chirurgia pediatrica conta 51mila ricoveri e i medici hanno salvato la vita a 34mila bambini. Negli ultimi dieci anni si registrano una media di 1200 interventi chirurgici all'anno. Questa attvità - ha aggiunto D'Amario- è cresciuta grazie anche al sacrificio di questi professionisti che stimiamo molto. Il reparto è anche diventato un punto di riferimento, nel centro sud, per le patologie rare e complesse. Negli ultimi dieci anni- ha aggiunto- chirurgia pediatrica si è occupata di 500 casi rari e complessi. Nello specifico su 78 operazioni di megacolon, patologia rara in quanto si conta un caso ogni 5mila nati, si registra un solo decesso post operatorio».

Il manager ha espresso i propri dubbi anche in relazione alla commissione ispettiva regionale: «parlano di documentazione incompleta e di presumibili condotte e non di errori medici. Secondo me - ha aggiunto - nella relazione non ci sono dei nessi di causalità».

D'Amarioha quindi annunciato che anche la Asl pescarese istituirà una commissione per capire «come sono andate le cose».

Il 3 marzo prossimo, intanto, nel corso dell'incidente probatorio i periti illustreranno al gip del tribunale di Pescara, Luca De Ninis, le loro conclusioni.

17/02/2011 13.45