La Asl di Pescara perde beni immobili per circa 2mln che voleva vendere

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La Asl come altri enti pubblici in difficoltà per fare cassa aveva deciso di vendere alcuni beni immobili. Si era redatta la lista delle proprietà e stabilito il valore da mettere all’asta.

Ora però una sentenza del Tribunale di Pescara stabilisce in primo grado (ma la sentenza non è stata appellata ed è dunque passata in giudicato) ha stabilito che una serie di immobili nel territorio di Città Sant’Angelo contesi tra Asl e Comune non sono sicuramente di proprietà del primo ente. Cioè la sentenza sancisce con chiarezza che i beni contesi non sono della Asl.

Un bel pasticcio proprio perché è come se all’improvviso le proprietà di famiglia svanissero nel nulla. Dunque un ingente valore in meno (si parla di circa 2 milioni) per la Asl ma anche una grana da risolvere.

Perché proprio quella serie di immobili (terreni, appartamenti, uffici, case coloniche ed altre pertinenze) erano stati inseriti nel piano di alienazione dell'Azienda sanitaria avviato circa tre anni fa e confermato dalla Regione.

Venendo meno quei beni, in sostanza, la Asl incasserà di meno con le conseguenze di bilancio prevedibili.

La vicenda inizia il 16 maggio 2008 quando il Comune di Città Sant’Angelo, difeso dall’avvocato Claudio Di Tonno, chiama in giudizio la Asl chiedendo di accertare la reale proprietà di alcuni beni immobili: un appartamento in corso Umberto, rimessa e convitto di Vico della Torretta, terreno, pascolo, bosco, canneto di contrada Piomba con 4 case coloniche (beni di proprietà dell’ex ospedale San Giovani Battista).

La Asl dal canto suo ha sempre rigettato le pretese del Comune asserendo che quegli immobili erano proprio della azienda sanitaria pescarese.

La vicenda si è poi avvitata su questioni prettamente giuridiche e sulla interpretazione di specifici passaggi delle norme che hanno regolato la creazione delle stesse Asl e, dunque, il trasferimento dei beni materiali.

Secondo il tribunale i tre immobili che sono al centro della causa e che «non avevano una destinazione prettamente sanitaria» (come il terreno agricolo o l’abitazione) non sarebbero in effetti mai entrati giuridicamente nella disponibilità del patrimonio della Asl.

«Questo però», si legge nella sentenza del giudice Angelo Bozza già notificata, «non vuol dire che il Comune di Città Sant’Angelo sia diventato proprietario e proprietario esclusivo degli stessi beni» e questo perché lo stesso Comune «non ha dimostrato l’avvenuto trasferimento a suo favore».

Insomma non c’è la prova che quei beni siano del Comune ma è certo che non sono della Asl.

Una decisione che per quanto fastidiosa per la parte soccombente ha un risvolto pubblico che va ad incidere sul troppo vituperato debito pubblico imputabile ai costi sanitari.

Già perché il dato certo è che quei beni non sono più della Asl che aveva messo in conto di ricavare dalla loro vendita almeno un paio di milioni. Ora questa cifra di sicuro non sarà incassata e non potrà andare ad alleviare il debito, in compenso bisognerà far quadrare il bilancio operando ulteriori manovre.

Anche la Regione dal canto suo dovrà prendere atto dei fatti sopravvenuti e bisognerà rivedere la delibera che autorizzava il piano delle alienazioni, la delibera Asl numero 61 del 2007 firmata dall’allora manager Antonio Balestrino.

Dal 2006 la Regione aveva ordinato alle Asl di provvedere alla dismissione e vendita di tutti quei beni che non erano direttamente impiegati nella attività sanitaria.

Rimane l’incognita per l’inerzia della Asl che avrebbe potuto fare appello alla sentenza che in fondo era solo di primo grado, invece rinunciando la storia giudiziaria sulla controversia si può dire definitivamente chiusa.

a.b. 15/02/2011 10.48