Pianella: l’assessore Di Giamberardino indagato per una "spintarella"

Alessandro Biancardi

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PIANELLA. La storia recente del paesello è segnata da concorsi aggiustati, raccomandazioni, multe “condonate” a parenti e amici e clientelismo a vario livello.

Tutti fatti vecchi (siamo nel 2008) di cui però non si è parlato anche se sono finiti all’attenzione della procura della Repubblica di Pescara che ha aperto alcune inchieste per verificare e accertare se le notizie apprese (peraltro rilasciate dagli stessi indagati al telefono intercettato) rispondevano al vero.

Uno scenario non edificante che sembra dipingere una amministrazione comunale pronta a gestire d’imperio fette consistenti di potere all’ombra del sindaco Giorgio D’Ambrosio che nei procedimenti di cui parliamo non risulta indagato.

Non così, invece, l’assessore Vincenzo Di Giamberardino che è indagato almeno in un procedimento aperto nel 2008, seguito dal pm Barbara Del Bono, per abuso d’ufficio aggravato insieme alla dipendente comunale e vigilessa, Ramona Di Mascio.

Alcuni giorni fa i consiglieri comunali del gruppo Pdl-Udc al Comune di Pianella, Sandro Marinelli, Romeo Aramini ed Antonio Berardinucci, avevano preannunciato una interrogazione da presentare al prossimo consiglio comunale per contrastare quella che definiscono «la deriva immorale della attuale maggioranza».

Avevano stilato la lista degli indagati alla corte di D’Ambrosio dimenticando proprio l’assessore Di Giamberardino.

La storia ruota intorno all’operato dell’assessore che ha “appassionato” la procura ed ha indagato per una presunta spintarella per l'assunzione della vigilessa Ramona Di Mascio. Gli inquirenti conoscono la storia quasi per caso mentre lavoravano su altri fronti e ascoltavano alcune telefonate: così scoprono il mondo dell’amministrazione pianellese dalla viva voce di Di Giamberardino che racconta al telefono.

Gli inquirenti in realtà stavano cercando di approfondire la notizia di reato legato alla stampa illecita di certificati di residenza che sarebbero serviti anche per l'invio di materiale cartaceo e pubblicitario per le elezioni. Sarà nell'ambito di una di queste perquisizioni avvenute al Comune di Pianella, ma anche all’Aca e al Comune di Pescara, che la polizia postale troverà casualmente la famosa lista Dezio che darà poi il via all'inchiesta per tangenti che porterà agli arresti l'allora sindaco Luciano D’Alfonso.

LE DENUNCE DELL’EX ASSESSORE FILIPPONE

Ad aiutare gli inquirenti ci sono anche diverse carte consegnate dall'ex assessore Gianni Filippone che venne in qualche modo defenestrato improvvisamente dall'amministrazione D’Ambrosio “per incompatibilità” anche se l'interessato sostiene di aver subito pressioni.

Tutte cose scritte e controfirmate in diverse missive inviate sia al prefetto che alla procura della Repubblica. Ma Filippone fa di più e racconta anche presunte cause di illegittimità sulla eleggibilità alla carica di assessore di Antonio Faieta e Edesio D’Agostino, poiché i due «avrebbero interessi privati dalle deleghe poiché partecipano in progettazioni private soggette ad autorizzazioni del loro ufficio».

La deposizione di Filippone è molto interessante e si trova tra le carte –ormai non più segrete- dell'inchiesta.

Filippone, evidentemente amareggiato per il trattamento subito, riferisce alla polizia postale che il consiglio comunale aveva deliberato una variante al piano regolatore per un'area adiacente all’asilo nido trasformandolo da terreno agricolo a terreno edificabile. «In quest'area», riferisce agli inquirenti Filippone nel 2008, «sarebbe in progettazioni la realizzazione di circa 40 appartamenti da parte di un'impresa che sarebbe vicina ad alcuni amministratori del comune di Piannella».

Nel corso del suo colloquio con gli inquirenti Filippone ha poi riferito che la sua revoca da assessore era dovuta al fatto che in Consiglio comunale si era opposto alla stabilizzazione di una vigilessa assunta a tempo determinato e fortemente voluta da Di Giamberardino.

«A conferma delle dichiarazioni rese a verbale», si legge nel verbale della polizia postale al pm, «sono state intercettate varie telefonate intercorse tra Di Giamberardino, D’Ambrosio e Ramona Di Mascio (la vigilessa) in cui si fa esplicito riferimento alla regolarizzazione della posizione lavorativa di quest'ultima e che, per fare ciò, Di Giamberardino aveva dovuto fare fuori dal consiglio comunale Filippone perché si opponeva a questa regolarizzazione».

LA RISCO E LE ASSUNZIONI

Non mancano nemmeno accenni a presunte assunzioni clientelari di mogli, parenti e amici vicine a persone che ricoprono importanti ruoli all'interno del Comune, clientelismo che sarebbe sfociato in una decina di assunzioni all'interno della società che riscuote i tributi denominata Risco.

Nella stessa deposizione Filippone parla anche del fatto che il revisore dei conti all'epoca della Risco era Antonio Montemuro il quale era anche responsabile della cooperativa Arcobaleno srl che gestisce l'asilo comunale. «Due donne formalmente assunte per lavorare all'interno dell'asilo», secondo l'ex assessore, «invece sarebbero alle dirette dipendenze del primo cittadino». Su questi fatti la procura ha svolto accertamenti e per alcuni di questi avrebbe riscontrato almeno parziali conferme, dagli stessi indagati che parlavano al telefono.

«Dalle intercettazioni nei confronti di Di Giamberardino», si legge nel rapporto della polizia postale degli inizi del 2008, «risultano delle telefonate che lasciano intravvedere possibili abusi ed interessi privati nella gestione della cooperativa Arcobaleno con particolare riferimento ad assunzioni clientelari da parte del Comune»

Fa inoltre sorridere come alcune delle conversazioni intercettate abbiano come principale argomento proprio il fatto che i telefoni fossero sotto controllo, prova evidente che qualcuno avesse avvertito gli indagati e di questo ne discutono ampiamente. Quello che non sanno è perché la procura sta indagando e su cosa.

Ecco allora che si fanno delle ipotesi.

Angela Frasca che parla con Di Giamberardino dice che «è molto più facile che si tratti dell'Arcobaleno che è diventato un serbatoio di assunzioni clientelari come Montesilvano». Di Giamberardino si dice d’accordo.

Tra le ipotesi di interesse della procura i due fanno anche altri accenni a parenti di amministratori locali. Dopo l'ascolto delle telefonate scattano le perquisizioni anche al Comune di Pianella per recuperare eventuali atti ufficiali dell'amministrazione.

I poliziotti che indagano riescono ad ottenere una serie di documenti, uno dei quali è per esempio datato 18 febbraio 2008 ed è una delibera di giunta che approva la programmazione triennale ed il fabbisogno annuale di personale ed il piano delle stabilizzazione. In questo atto viene prevista l'assunzione di un agente di polizia municipale mediante ricorso alla stabilizzazione del personale precario. Una delibera che è già stata inviata anche alla Corte dei conti perché valuti le eventuali responsabilità contabili.

«È evidente», annota infine il poliziotto che redige il rapporto al pm, «che il piano è andato a segno e Di Giamberardino dalle telefonate intercettate si vanta anche del suo operato».

LE MULTE

In una di queste la vigilessa Ramona Di Mascio, contattata da Di Giamberardino gli dice che dal suo ufficio ha estrapolato dal sistema informatico del Comune tutte le certificazioni di residenza dell'anno che le aveva chiesto… quei certificati di residenza che poi porteranno alla scoperta della lista Dezio.

«Inoltre si evidenzia la gravità del comportamento tenuto dalla Di Mascio», conclude il verbale, «la quale particolarmente legata a Di Giamberardino non ha minimamente esitato a compiere un atto contrario al suo ufficio ed abusando della sua posizione ha prodotto atti non dovuti e li ha consegnati a questi».

Non sarà l'ultimo favore anche perché la vigilessa strapperà una multa che aveva elevato qualche giorno prima ad una parente dello stesso Di Giamberardino. Fatti che la vigilessa confermerà agli stessi inquirenti.

Quello della multa strappata però non sarebbe un evento isolato, almeno stando al parere dell’assessore Di Giamberardino che in un altro passaggio delle conversazioni intercettate dice «l’assessore Minetti non fa che togliere multe».

09/09/2010 12.19