Comunità montana vestina: assistenza sociale a rischio

Alessandro Biancardi

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PENNE.  Centoventi lavoratori senza stipendio da mesi e un fondo di 360mila euro bloccato, senza poter essere utilizzato.

Una situazione a dir poco paradossale quella che sta interessando il settore dei servizi sociali dell’ambito 34 (Comunità montana Vestina) della provincia di Pescara, che sta rischiando di mandare in tilt l’intero sistema dell’assistenza ad anziani, disabili e minori.

La denuncia arriva dalle segreterie sindacali CdLt (Camera del lavoro territoriale) e Fp (funzione pubblica) della Cgil che hanno proclamato una giornata di sciopero per il prossimo 18 febbraio proprio per sensibilizzare le istituzioni alle condizioni in cui si è venuto a trovare il settore.

La situazione è a dir poco preoccupante, perché i lavoratori non ricevono gli stipendi dallo scorso settembre. Le segreterie sindacali sostengono che questo avviene perché la Regione Abruzzo e buona parte dei Comuni del comprensorio hanno accumulato un ritardo enorme nelle rimesse economiche nei confronti della cooperativa sociale Agorà, aggiudicataria dell'appalto per la gestione dei servizi sociali.

La cooperativa ha già anticipato dieci mesi di retribuzione ai lavoratori, ma ora non riesce più a pagare i centoventi dipendenti con il rischio che tutto il sistema dell’assistenza alla popolazione più bisognosa della Comunità montana Vestina si paralizzi.

Il comprensorio, dell’ambito 34 comprende molti Comuni della provincia di Pescara, che potrebbero subire pesanti conseguenze da questo blocco: Brittoli, Bussi sul Tirino, Carpineto della Nora, Castiglione a Casauria, Civitaguana, Civitella Casanova, Corvara, Farindola, Montebello di Bertone, Penne, Pescosansonesco, Pietranico, Vicoli e Villa Celiera. 

Lo scorso 28 gennaio si è svolta una riunione tra i rappresentanti dei Comuni, della Comunità Montana, della cooperativa e dei sindacati dove è emerso che 360.000 euro sono fermi nelle casse della Comunità montana e non possono essere erogati per un malfunzionamento di un meccanismo burocratico, che i sindacati definiscono paradossale: «Per l'erogazione delle somme alla cooperativa è stata creata apposita “Istituzione per i Servizi Sociali” con tanto di consiglio di amministrazione (nominato dai sindaci), di presidente e di direttore, il tutto, ovviamente, pagato con soldi pubblici; essendosi dimesso il direttore e non riuscendosi a nominare il suo successore, a norma di statuto l'Istituzione non può erogare le somme alla cooperativa; tutto questo mentre, si ricorda, 120 persone non percepiscono stipendio da quattro mesi».

Per questo, oltre allo sciopero proclamato per il 18 febbraio, Stefano Di Domizio, segretario provinciale della Fp Cgil, si è anche rivolto al prefetto con una lettera aperta nella quale lo invita a «convocare congiuntamente le parti in indirizzo al fine di scongiurare l'inevitabile blocco dei servizi nelle forme e modalità di legge 146/1990 e il conseguente disagio sociale, preannunciando, infine, una giornata di sciopero per il 18 febbraio 2011».

04/02/2011 9.27