Inciucio D'Alfonso-Pdl, Mascia scrive a Berlusconi poi assicura «il problema non è Luciano»

Alessandro Biancardi

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Inciucio D'Alfonso-Pdl, Mascia scrive a Berlusconi poi assicura «il problema non è Luciano»
IL CASO. PESCARA. Dopo l'invio della lettera al premier acque agitate nel Popolo della Libertà.

Il senatore Di Stefano chiede di non drammatizzare, Mascia fa una leggera marcia indietro e assicura che il problema non è l'ex sindaco mentre Pastore se la prende con la stampa secondo lui diretta dall'ex primo cittadino.

Diavolo d’un D’Alfonso: riesce sempre a far parlare di sé, la sua astuzia, la sua furbizia sono pari almeno alla potenza di fuoco dei poteri forti che l’appoggiano.
Così è bastato farsi vedere qualche volta in pubblico in atteggiamenti amichevoli, sorridenti e ammiccanti con esponenti del centrodestra per scatenare un putiferio. Ora l’obiettivo ad un passo è spaccare ulteriormente il Pdl, già fracassato dalla diaspora Fli. Ma D’Alfonso sta a destra o a sinistra? Chissà, di sicuro cerca un posto per riprendere la sua politica, meglio verso il Parlamento tanto per garantirsi eventualmente qualche immunità in caso di condanne nei prossimi anni.

Una mossa studiata a tavolino quella di ammiccare al Pdl?

Nei giorni scorsi l'ex primo cittadino è stato ospite a Celano per la presentazione del suo libro e all'evento ha presenziato anche il sindaco del Pdl Filippo Piccone. E subito si è gridato all'inciucio. Lorenzo Sospiri ha provato a sistemare la situazione parlando di «ospitalità istituzionale» e la questione sembrava risolta.

Ma non lo è. Almeno non per Mascia che oggi siede sulla sedia che fu di D'Alfonso e troppo spesso sente aleggiare nell'aria il fantasma del suo predecessore. Così il primo cittadino ha preso carta e penna e ha scritto al premier Silvio Berlusconi, in questi giorni travolto da ben altri guai.

Probabilmente la lettera, che oggi trova ampio spazio su tutti i giornali locali, aprirà un dibattito e rischia di dare nuova luce al pluri indagato e inquisito ex sindaco D’Alfonso, accusato di aver messo su, quando era il primo cittadino, una associazione a delinquere per piegare ai suoi voleri le istituzioni pubbliche e gli imprenditori che ancora oggi lo ossequiano e lo cercano.

Una iperattività che non si è mai smorzata nemmeno nei momenti bui dell’arresto e dall’apparente allontanamento dalle istituzioni.

Così Mascia si rivolge al premier e chiede di «ristabilire l'ordine», di scegliere: o D'Alfonso o i tesserati del Pdl. E proprio dalla missiva si intuisce lo scontro dei giorni scorsi con il senatore Piccone che «pur essendo stato informato e adeguatamente avvertito della inopportunità politica, oltre che della incoerenza e offensività di una sua eventuale presenza alla manifestazione» ha partecipato comunque. E il sindaco parla anche di un «intervento politicamente devastante» riferendosi sempre al senatore azzurro che ha salutato trionfalmente l'ex sindaco «come un ritorno gradito e di qualità e segnale di una nuova politica».

A Mascia non è andato giù, e lo scrive al premier, nemmeno l'incontro sui Trasporti in cui l'ex sindaco ha partecipato come 'esperto di decisioni istituzionali' e ha dato a tutti i partecipanti lezioni su come si amministra il settore dei Trasporti.

Oggi D’Alfonso è attivo più che mai e sembra quasi che neppure gli serva “il potere” derivante dalle cariche pubbliche per orientare le scelte degli imprenditori o garantire promesse circa eventuali sviluppi futuri delle istituzioni.

D’Alfonso è un fenomeno che andrebbe studiato a fondo: vicino ai poteri forti (magari quelli occulti), economici, della chiesa e all’imprenditoria che conta, vicino ai vertici delle istituzioni, ha tanti amici e gli piace vantarsi in pubblico, amici veri e pronti a tutto. Magari avrà utilizzato anche queste armi con qualcuno del Pdl che ci può essere cascato, cosicchè “l’incantatore di serpenti” potrà vantare nuove vittime.

Certo è che la sua vicinanza alla famiglia Toto è nota e non si è mai interrotta nemmeno con l’evolversi delle inchieste nelle quali sono indagati alcuni esponenti della famiglia di imprenditori e lo stesso D’Alfonso.

Il pallino di D’Alfonso ora si chiama “trasporto pubblico e privato” ed è impossibile non pensare all’opera che non riesce a decollare come l’interporto di Manoppello o le annunciate ferrovie private, due settori in cui è molto forte la famiglia Toto.

Della famiglia fa parte anche l’onorevole Daniele Toto (estraneo a tutte le inchieste) che è l’uomo di Fini in Abruzzo e l’esponente più importante di Fli, una conoscenza stretta che ha permesso di far girare nuove voci anche sulla sua candidatura a sindaco di Manoppello. Ma Toto jr ha smentito.

Oggi alla luce di questa nuova sortita del sindaco di Pescara una spaccatura del Pdl locale può sì fare comodo al centrosinistra ma anche a Fli.

Sta di fatto che ora il sindaco Luigi Albore Mascia ha deciso che la misura è colma e bisogna dire una parola chiara su D’Alfonso anche perché quest’ultimo potrebbe addirittura andare in Parlamento, magari portato proprio dal Pdl e a farne le spese potrebbe essere proprio Mascia che da sempre aspira al “soglio” parlamentare.

Comunque vada è stato un successo… per D’Alfonso.

04/02/2011 8.46

DI STEFANO: «UN CASO SUL NULLA»

 «Si sta creando un caso sul nulla -sostiene il senatore Fabrizio Di Stefano- quando invece dovremmo tutti concentrarci di più sui problemi che, purtroppo, non mancano al nostro Abruzzo e alle nostre città. Nel mentre c'è una sinistra - continua il il vice coordinatore regionale del PdL - che caratterizza sempre di più la sua azione politica attraverso insulti e intimidazioni tese a delegittimare l'azione di governo del presidente Chiodi e dei nostri amministratori a tutti i livelli, se c'è qualcuno, nello stesso schieramento, che invece è disposto a confrontarsi con serenità, non vedo dove sia lo scandalo». «Non ci nascondiamo», continua Di Stefano, «come D'Alfonso, da efficace comunicatore qual è, sia stato in grado di catalizzare su di sè l'attenzione dell'evento, tanto da lasciar pensare che dietro un normale confronto ci potesse essere un'apertura politica diversa. La miglior risposta che Luigi Albore Mascia può dare, da ottimo amministratore quale lo ritengo, è quella sul campo, attraverso l'operato del suo governo e superando nei risultati le precedenti amministrazioni, confermando così la bontà della scelta, che facemmo a suo tempo, di candidarlo alla guida del Comune di Pescara».04/02/11 11.37

MASCIA, PARZIALE RETROMARCIA: «IL PROBLEMA NON E' D'ALFONSO»

Il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia è tornato a parlare della lettera inviata ieri al presidente Berlusconi nel corso dell'inaugurazione della strada-ponte che collega Pescara a San Giovanni teatino e dopo che il senatore Di Stefano aveva già in mattinata smorzato i toni.

«Il problema - ha detto il primo cittadino - non è D'Alfonso, ma quello che è accaduto. Una cosa che non è piaciuta ai cittadini di Pescara che mi hanno inviato questa mattina centinaia di sms per esprimermi solidarietà e chiedermi di andare avanti».

Mascia non esclude il clamoroso gesto (e gli assessori con lui) della riconsegna della tessera del Pdl, ma scarta eventuali dimissioni: «Dimissioni assolutamente no. Io sono il sindaco di Pescara eletto da oltre quarantamila cittadini che mi hanno dato fiducia, e chiesto di governare questa città. Resto al mio posto, ci mancherebbe, continuando a fare politica per il bene di Pescara».

«Io - ha detto ancora Mascia - non ho nulla contro D'Alfonso (che viene definito nella missiva come l'esempio di «una politica e un sistema contro cui Berlusconi è sceso in campo», ndr), che per altro è coinvolto indirettamente in questa questione. Anni addietro era sindaco di Pescara, ma ricordo anche che il suo impegno politico ha avuto anche risvolti giudiziari che la magistratura sta vagliando. Ora mi aspetto i soliti sproloqui degli orfanelli del Pd di Pescara, ma non ci sono problemi, perché io andrò avanti per la mia strada con la coscienza a posto».

PASTORE DIFENDE PICCONE E MASCIA E ATTACCA LA STAMPA

«È comprensibile l’irritazione del sindaco Mascia e degli assessori del Pdl per l’equivoca vicenda dell’incontro tra D’Alfonso e Piccone, enfatizzata dalla stampa sicuramente sotto la regia dello stesso D’Alfonso e nella quale il coordinatore regionale del Pdl si è fatto ingenuamente trascinare in perfetta buona fede».

E' questo il commento del senatore del Pdl, Andrea Pastore, che cerca anche lui di smorzare i toni difendendo i suoi ma attaccando la stampa che, a suo dire, sarebbe eterodiretta dall'ex primo cittadino di Pescara.

«I pescaresi del Pdl hanno, con ragione, contrastato per anni l’ascesa politica di D’Alfonso che all’epoca appariva inarrestabile, con una continua presenza nelle istituzioni ed una diuturna attività di controllo che hanno salvato Pescara da un vero e proprio scacco. Oggi l’amministrazione Mascia», chiude il senatore, «si trova, priva di risorse, a gestire una città spremuta dalle tasse, ricca di marciapiedi e improbabili parchi ma povera di fogne e sottoservizi, con una struttura comunale depauperata e mortificata attraverso privilegi accordati ad amici e “clientes”. Non mi sembra però che da tutto ciò debbano trarsi conseguenze politiche di rilievo per il Pdl, soprattutto in un momento politico così delicato per l’intero Paese».

04/02/11 15.32

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA.

Carissimo Presidente,

 siamo costretti a inviarle una lettera che mai avremmo pensato di dover scrivere poiché in questi ultimi giorni sono accaduti episodi che investono la dignità delle nostre persone e il rispetto e la coerenza nei riguardi dell’impegno da noi assunto con gli elettori a nome del Pdl al momento dell’accettazione delle nostre candidature e, successivamente, all’atto della nostra elezione ai vertici dell’Amministrazione comunale di Pescara. Quali candidati della coalizione del centro-destra, ci siamo battuti prima come minoranza in Consiglio comunale contro il sindaco di allora e segretario regionale del Pd, Luciano D’Alfonso, e poi elettoralmente, nel 2009, contro un sistema di feroci speculazioni che avevano ridotto la città di Pescara a centro nevralgico di spregiudicata amministrazione, che trovava proprio in D’Alfonso, pur non più candidato perché nel frattempo sottoposto a misura cautelare, il centro propulsore di riferimento. Accade però che quello stesso Luciano D’Alfonso, che personifica una politica e un sistema contro cui Lei stesso è sceso in campo, Signor Presidente, e noi ci battiamo e comunque ci batteremo sempre senza alcuna remora e timore, sia accolto e addirittura politicamente avallato proprio dai vertici regionali del nostro Partito. Il che è francamente deludente e vergognoso sul piano personale e assolutamente inaccettabile sul piano politico. E’ avvenuto infatti che lo scorso 27 gennaio un’associazione vicina al Pd e di diretta ispirazione di Luciano D’Alfonso abbia organizzato, proprio a Pescara, un convegno sulla mobilità, il cui ospite d’onore è stato, appunto, l’ex sindaco, autoaccreditatosi come esperto del settore e che ha visto la partecipazione del nostro Assessore regionale ai Trasporti, pur se nella sua veste istituzionale, ma ‘unico esponente del centro-destra’, come hanno opportunamente rilevato i giornali. L’episodio veramente grave e concludente, però, si è verificato nella giornata di sabato 29 gennaio. Amici di D’Alfonso e del Pd hanno infatti organizzato un incontro sul tema del futuro dell’Abruzzo, provocatoriamente a Celano, piccolo centro in provincia de L’Aquila, che ha assunto un’importanza inversamente proporzionale alle sue dimensioni poiché è patria del senatore Filippo Piccone, Coordinatore regionale del Pdl d’Abruzzo e di cui lo stesso nostro senatore è sindaco. Ebbene, pur essendo stato informato e adeguatamente avvertito della inopportunità politica, oltre che della incoerenza e offensività di una sua eventuale presenza alla manifestazione, il senatore Piccone, da sindaco, ha accolto D’Alfonso, partecipando molto attivamente all’incontro, ancorchè febbricitante, insieme al Presidente della Provincia Antonio Del Corvo e al Coordinatore Provinciale de L’Aquila Massimo Verrecchia, personaggi politici molto vicini allo stesso Piccone. Inutile sottolineare l’enfasi con la quale la stampa locale ha sottolineato l’evento e la circostanza della presenza, ma soprattutto il tenore dell’intervento del senatore Piccone, il quale ha esplicitamente salutato la presenza di Luciano D’Alfonso ‘come un ritorno gradito e di qualità’ e segnale di una nuova politica! Intervento ancor più politicamente devastante, solo considerando che, il giorno prima a Pescara, il Coordinatore regionale non aveva partecipato a un incontro organizzato dal Pdl, alla presenza del Presidente Gasparri e di circa mille persone, a causa di impegni di lavoro. Signor Presidente quanto abbiamo raccontato esprime appena la nostra delusione e la nostra indignazione contro un’umiliazione gratuita e ostentata, inferta da colui che dovrebbe rappresentare noi e quei 40mila cittadini di Pescara che hanno votato ed eletto la nostra amministrazione proprio contro tutto quanto Luciano D’Alfonso e la sua politica hanno rappresentato e rappresentano. Qualora poi l’episodio dovesse costituire un tentativo di creare situazioni di ‘inciucio’ più o meno strisciante, magari attraverso un avvicinamento di D’Alfonso al cosiddetto ‘Terzo Polo’, come insistentemente suggeriscono ostinati rumors, allora, caro Presidente, saremmo al cospetto di un’operazione politica rivoltante, nei confronti della quale ci troveremmo in una posizione di rabbiosa contrapposizione. Per questi motivi, signor Presidente, auspichiamo un suo autorevole intervento teso a ripristinare una linea politica del Pdl che sia chiara, coerente e condivisa dal mondo del centro-destra abruzzese, in mancanza del quale ci vedremmo costretti a restituire con dolore, ma anche con indignazione, la tessera di Soci del Popolo della Libertà.

 

Il sindaco di Pescara Albore Mascia, gli assessori eletti nel Pdl, Marcello Antonelli, Guido Cerolini, Isabella Del Trecco, Masimo Filippello, Carla Panzino, Roberto Renzetti, Nicola Ricotta ed Eugenio Seccia.

04/02/2011 8.08