Fangopoli, partito processo. Difese contro parte civile di ambientalisti e Codici

Alessandro Biancardi

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Fangopoli, partito processo. Difese contro parte civile di ambientalisti e Codici
PESCARA. Martedì mattina presso il Tribunale di Pescara si terrà la prima udienza del famigerato processo sul “Fangodotto”.

Si tratta di uno dei tanti processi di portata storica per la provincia di Pescara se si tiene conto del numero dei rinviati a giudizio (25) e delle loro credenziali: oltre al sindaco di Pianella, ex parlamentare ed ex presidente dell’Ato Giorgio D’Ambrosio, ci sono anche il legale rappresentante del gruppo imprenditoriale Di Vincenzo, Bruno Catena presidente pro tempore del cda dell'Aca ed altri tra funzionari pubblici e imprenditori.

L’Associazione Codici Abruzzo è parte civile poiché fu proprio quest’associazione con vari esposti il primo dei quali presentati nel 2005 ad innescare una serie di indagini che portarono gli inquirenti a scoprire vari reati insieme ad una mole di danaro pubblico spesi per fini privati.

«La storia del fangodotto è emblematica – spiega Giovanni D’Andrea dell'associazione che tutela i consumatori – per capire meccanismi perversi e anomali che stanno alla base delle realizzazioni di quasi tutte le grandi opere pubbliche del nostro paese e che pongono al centro dell’obiettivo non la realizzazione di opere funzionali ed efficienti per la collettività ma la costituzione di fondi da erogare alla politica e o a singoli personaggi truffando lo stato e la collettività».

«Il progetto del fangodotto – spiega Domenico Pettinari, segretario Provinciale di Codici – risale al 1989 ed aveva l’obiettivo di realizzare appunto una condotta che partendo dall’impianto di depurazione di Montesilvano era in grado di trasportare attraversando la città di Pescara i fanghi reflui presso l’impianto di depurazione di Pescara dove insieme ai fanghi di quell’impianto, attraverso un processo chimico industriale innovativo dovevano essere trasformati in concime da utilizzare come fertilizzante».

La condotta non fu mai realizzata e la Provincia di Pescara, che era stazione appaltante e committente in quanto titolare del finanziamento FIO di circa 30 miliardi di vecchie lire, anziché restituire il finanziamento pensò bene di proseguire nella realizzazione di un opera fantasma.

«Venne realizzata così», continua Pettinari, «solo una parte per realizzare una struttura inutilizzata ed obsoleta che non avendo mai potuto consentire di collaudare l’impianto “a caldo” hanno ingenerato a loro volta un ulteriore sperpero di danaro pubblico poiché il Comune di Pescara ha dovuto dare in gestione l’impianto di depurazione all’impresa Di Vincenzo per un ammontare di circa 1,2 milioni di euro l’anno».

«Un magnifico esempio di sperpero di danaro pubblico – conclude D’Andrea – sanzionato anche dalla Procura Regionale della Corte dei Conti , in barba a tutti i cittadini di anno in anno vedevano aumentare la tassa di depurazione».

31/01/2011 18.05

 MINISTERO AMBIENTE SI COSTITUIRA'?

Questa mattina nel corso dell'udienza si è scoperto che il Ministero dell'ambiente non è mai stato individuato come parte offesa.Per porre rimedio il tribunale ha disposto di notificare al ministero il decreto di citazione per il giudizio.

Quando il ministero avrà deciso se costituirsi o meno parte civile allora il tribunale si pronuncerà sull'ammissibilità delle altre richieste.

Intanto questa mattina la difesa degli imputanti ha chiesto di non ammettere la costituzione di parte civile delle associazioni ambientaliste e di Codici.

01/02/11 13.12

 

*TUTTE LE CARTE DEL FANGODOTTO FANTASMA

*TUTTI GLI INDAGATI