Via Ravenna, proteste per l’abbattimento di due villini

Alessandro Biancardi

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Via Ravenna, proteste per l’abbattimento di due villini
PESCARA. «Vergogna palazzinari, abbattete la Storia per costruire il Nulla. Pescara non vi perdonerà».

E’ la scritta che è apparsa ieri in via Ravenna una delle strade dove in questi ultimi tempi si sta procedendo all’abbattimento di vecchi edifici.

La scritta apposta da ignoti è stata poi prontamente ricoperta da vernice bianca ma pare che anche nel circondario l’abbattimento dei due villini del primo Novecento non è visto di buon occhio.

Questi fabbricati, che furono l'uno sede del Partito Nazionale Fascista, l'altro della Cisal (sindacato) e poi del Partito Liberale Italiano (in ultimo ha avuta la sua sede il pub "Kabala") sono esempi tipici dell'edificazione della Castellamare di inizio '900, e meriterebbero forse di essere restaurati e valorizzati per una città che dice di essere "Dannunziana".

Nei giorni scorsi l’abbattimento era stato annunciato dall’assessore Antonelli ma oggi la Soprintendenza sembra voler porre dei distinguo pur confermando la regolarità formale dell’iter.

Qualche giorno fa l’assessore Antonelli, infatti annunciava: «La Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo de L’Aquila ha formalmente autorizzato la demolizione del tabernacolo esistente in via Ravenna» e le Associazioni ambientaliste avevano lanciato l’allarme circa l’imminente abbattimento di palazzine di pregio storico per la città.

Ma lo stesso architetto Tomassetti della Soprintendenza oggi precisa che una cosa è l’abbattimento di edifici altro è la programmazione razionale dello sviluppo della città.

«E’ vero l’autorizzazione alla demolizione dell’edicola, regolarmente richiesta, è stata rilasciata non avendo ravvisato per la nicchia l’interesse storico-artistico necessario per la sua conservazione. Per contro sugli edifici destinati alla demolizione, non essendoci competenza specifica dello Stato», ha spiegato la responsabile Tomassetti, «la Soprintendenza non deve rilasciare alcuna autorizzazione. Infatti gli edifici non sono oggetto di alcuna disposizione di tutela ministeriale. Diversa è la posizione del Comune che, con piena competenza sull’attività edilizia dell'intero territorio comunale, non ha previsto sul Piano Regolatore Generale di arginare le demolizioni e salvaguardare il tessuto storico minore».

«Questo ulteriore episodio», aggiunge, «che segue altre sofferte vicende di negazione del proprio passato, deve far riflettere e soprattutto portare ad una revisione degli strumenti comunali di governo del territorio, poiché non si può pensare di tutelare la città storica con il solo vincolo apposto dallo Stato che, per la sua natura di eccezionalità, è limitato ad ambiti ristretti. Per la tutela del patrimonio culturale è necessario trovare e predisporre diversi strumenti, anche in applicazione al principio di sussidiarietà dell’azione amministrativa, con livelli di tutela diversificati che devono trovare applicazione negli strumenti di governo del territorio, primi tra i quali il Piano Regolatore Generale del Comune di Pescara».

 28/01/2011 13.46