Il Cavo Tivat-Pescara, un esempio di «colonialismo energetico»

Alessandro Biancardi

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Il Cavo Tivat-Pescara, un esempio di «colonialismo energetico»
PESCARA. Quello del cavo Tivat-Pescara è solo l’ultimo tassello di un mosaico molto complesso che intreccia interessi aziendali a quelli dei due Stati e delle rispettive elite al governo. * Il PARTITO D'OPPOSIZIONE MONTENEGRINO: «DENUNCEREMO I POLITICI ITALIANI»

Il tutto per un giro di investimenti stimato in 5 miliardi di euro. Comincia così una interessante inchiesta di Rainews24 sugli affari tra Italia e Montenegro che tirano dentro l’Abruzzo e la politica locale per la gestione, appunto locale, del tassello che riguarda il progetto di interconnessione energetica tra i due stati sulle sponde dell’Adriatico.

L’inchiesta prende le mosse da una serie di approfondimenti pubblicati su un periodico montenegrino di inchiesta locale indipendente, Monitor, che da mesi sta seguendo l’evolversi della vicenda e che da qualche giorno è stato pubblicato anche in Italia da Bresciapoint.it che ne ha curato la traduzione italiana.

Il sito di Brescia segue attentamente la vicenda perché oltre l’Abruzzo anche la Lombardia è dentro al progetto a causa della parte da protagonista che ha la A2a, un azienda con partecipazione pubblica (che detiene il 100% di Abruzzo Energia) che ha voluto investire nell’affare energetico sfruttando oltre la professionalità anche l’azione politica.

Perché tanto interesse su questa vicenda? Tutto nasce da una serie di domande che non trovano da mesi risposte e dall’opacità imposta dal governo dell’ex premier montenegrino, Milo Djukanovic che da venti anni domina la scena politica insieme alla sua elite che non lascia molto spazio alle libertà democratiche. Anche se di recente ha ufficialmente lasciato il potere le cose, dicono, non sono cambiate poi tanto.

Nell’inchiesta si dà voce a moltissimi attivisti locali che hanno studiato le carte dei progetti e degli appalti e si parla apertamente di operazione che nasconderebbe livelli di corruzione tra i più alti mai registrati prima. Si dice chiaramente che gli «ex vetero comunisti del montenegro sono diventati i “turbo capitalisti” di oggi» lasciando intendere una certa voracità e predisposizione negli affari di certa politica montenegrina pericolosamente vicino alla malavita e con pochi scrupoli.

Lo stesso Djukanovic agli inizi del 2000 fu oggetto di un mandato di cattura spiccato dalla Dia di Bari per contrabbando internazionale. Gli inquirenti italiani ne chiesero l’arresto poi negato per l’immunità (in quanto capo di stato estero). Negli ultimi anni però l'Italiaa ed il Montenegro si sono riavvicinati grazie all’azione di Silvio Berlusconi che personalmente si è recato a colloquio con Djukanovic per discutere e firmare gli accordi energetici.


Nel frattempo la A2A col favore del centrodestra e di Berlusconi (che ha portato dall’altra parte dell’Adriatico una serie di imprenditori italiani pronti a lanciarsi nel businnes) ha acquistato la Epcg la società elettrica nazionalizzata acquistandone attraverso una operazione contestata una quota societaria.

Da poco la A2A ha festeggiato il primo anno di gestione operativa della società ed ha acquistato il pacchetto societario vincendo una gara pubblica contestata «favorita fin dall’inizio», dicono gli attivisti di associazioni locali, poiché l’azienda italiana ha vinto pur in presenza di una offerta migliore di un concorrente greco. «Le azioni della Epcg sono state vendute a 7,9 euro mentre i greci avevano offerto più di 11 euro ad azione».

In Montenegro però non si fa mistero che gli stessi greci siano stati indotti a rinunciare alla gara mettendo in relazione anche una concessione edilizia ottenuta poco dopo per una sorta di villaggio turistico che è stata rilasciata proprio agli stessi greci che così potranno sfruttare un investimento immobiliare in una zona vincolata che è riuscita a superare moltissimi divieti.

E poi c’è che il mega progetto da 5 miliardi di euro che in buona parte è passato e passerà attraverso la Prva Banca, un istituto secondario montenegrino di proprietà della famiglia dell’ex premier Djukanovic. Così la A2A per l’acquisto delle quote (95milioni di euro) ha versato la somma in quella banca di proprietà della famiglia del premier attraverso un intermediario sempre riconducibile alla medesima famiglia.

«Il governo afferma che la selezione della banca sui cui conti andranno a finire i soldi, così come la scelta dell’intermediario per l’operazione in borsa, è avvenuta secondo quanto desiderato dall’acquirente, la A2A», si legge nell’articolo di Monitor, «quindi sembra che solo per un caso fortuito il premier, la sua famiglia e i suoi partner d’affari nel mondo del business privato siano coloro che godono dei benefici di tale scelta. Allo stesso tempo, i media montenegrini non hanno ancora ottenuto dai rappresentanti ufficiali dell’A2A alcuna risposta alla domanda se il fatto che essi conducano affari con una banca della quale il premier montenegrino è azionista è in armonia con il codice etico della società e con le limitazioni relative al conflitto di interessi in esso contenute. In mezzo a tutti questi fatti non chiariti, il valore della transazione concordata è l’unico elemento sicuro di questo affare».

L’intera operazione non è ben vista in Montenegro per una serie di aspetti che vanno al di là della ipotetica corruzione e che toccano temi ambientali (visto che alcune megacentrali elettriche saranno costruite sul lago più grande dei Balcani e sfrutteranno le acque di un fiume che scorre in uno splendido canyon in area protetta) ma anche sociali poiché l’Italia in questo caso viene vista come uno spietato conquistatore che depaupera le risorse locali e porta all’estero la ricchezza. Nell’inchiesta di Rainews24 si parla chiaramente di «colonialismo energetico» e «imperialismo energetico»

Il conflitto di interessi in Montenegro è tangibile e forse dal punto di vista informativo ed investigativo sono molto più avanti rispetto all’Italia dove invece sul tema non si parla e non si approfondisce. Sull’ultimo troncone italiano del progetto è stata aperta da alcuni mesi una inchiesta dalla procura di Pescara che pare l’unica ad indagare su questa presunta speculazione internazionale e che di certo non potrà fugare tutti i dubbi che sono ancora sul tavolo.

26/01/2011 16.27

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* Il PARTITO D'OPPOSIZIONE MONTENEGRINO: «DENUNCEREMO I POLITICI ITALIANI»

“Nessuno Tocchi il nostro Futuro” da comitato nazionale è diventato internazionale. Infatti anche in Montenegro la popolazione locale ha preso coscienza dei problemi legati all’interconnessione Tivat – Pescara ed ha deciso, con propri rappresentanti, di aderire al comitato pescarese promosso da Lorenzo Valloreja.

«E' di qualche giorno fa la notizia della riapertura, da parte del tribunale di Bari, del processo a Milo Dukanovi?», spiega Valloreja. «L’ex premier montenegrino non essendo più in carica dal 21 dicembre 2010 è attualmente processabile ed estradabile in Italia. Ma in Montenegro il partito d’opposizione PZP (Pokret za Promjene letteralmente Movimento per i Cambiamenti, è un partito nato nel 2006 dalla trasformazione dell' omonima onlus che promuoveva il rispetto dei diritti civili.) ha annunciato in data 23 gennaio 2011 sul maggiore quotidiano montenegrino, il “Vijesti” di voler presentare, entro e non oltre il 30 gennaio 2011, denuncia presso la Corte Suprema di Potgorica contro Djukanovic e Berlusconi e altri personaggi coinvolti, tra i quali potrebbero esserci anche politici abruzzesi, nei trattati energetici Italia-Montenegro, per aver provocato danni enormi al popolo montenegrino con degli "accordi segreti"».

Uno dei motivi principali di questa denuncia, spiega sempre Valloreja, è stata la richiesta fatta da A2A al Governo montenegrino di aumentare il costo delle bollette dell’utenza locale del 78%, a partire da Aprile 2011, per giungere poi, in tempi non lontanissimi, pare al 200%.

«Il PZP», riferisce sempre l'esponente del comitato pescarese, «ha affermato che questo sarà certamente "un test" per il Sistema Giudiziario montenegrino, in quanto ad oggi la magistratura  difficilmente avrebbe colpito delle così alte cariche di Governo. Inoltre la formazione politica dell’ex Jugoslavia ha dichiarato che l’atteggiamento della stampa italiana unitamente all’inchiesta della Procura di Pescara non hanno fatto altro che confermare i loro dubbi riguardo la lecità degli accordi energetici Italia Montenegro».  

«PREOCCUPATI PER IL NOSTRO AMBIENTE»

Ivan Mihovic, vive a Lastva Grbaljska, una città di cinquecento abitanti nelle Bocche di Cattaro vicino Tivat e vicino alla splendida Budva, fiore all’occhiello del turismo locale.

«Dalle nostre parti», racconta, «verrà realizzata la centrale di trasformazione che convertirà la corrente elettrica da alternata a continua. Tale impianto avrà una superficie grande quanto sei campi di calcio ed un altezza di trenta metri. La nostra preoccupazione principale è di carattere ambientale e paesaggistico in quanto in Montenegro non si ha pienamente coscienza di che danni alla salute possa arrecare una simile infrastruttura e soprattutto di quanti e quali danni una simile opera possa arrecare all’economia del posto che si regge tutta sul turismo balneare, ricordiamo infatti che le bocche di Cattaro e le spiagge antistanti sono splendide meta di un incessante turismo».

Una volta posizionato il cavo sul fondale la balneazione e la pesca saranno negate con grande disagio per tutti gli operatori e turisti.

Vi è poi il danno economico dovuto al rincaro forzato delle bollette: «un operaio Montenegrino percepisce mensilmente 400 euro scarse», continua Mihovic. «Mediamente una famiglia spende in corrente elettrica 70 euro ogni due mesi, con questi rincari arriveremo a pagare 140 euro ogni bimestre, una cifra assurda. La Terna poi da voi ha dato degli indennizzi...da noi non da nulla! … e questo perché? per permettere a voi italiani di risparmiare qualche soldo in bolletta? Non mi sembra giusto».

26/01/2011 17.47