Demolizione in via Ravenna, il Comune: «c'è l'autorizzazione»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «La Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per l’Abruzzo de L’Aquila ha formalmente autorizzato la demolizione del tabernacolo esistente in via Ravenna».

Lo ha assicurato l’assessore allo Sviluppo del Territorio Marcello Antonelli in replica alle proteste dalle Associazioni ambientaliste contro la demolizione del fabbricato.

Secondo Italia Nostra sezione di Pescara, Wwf Abruzzo, Ville e Palazzi Dannunziani, Mila DonnAmbiente, Ecoistituto Abruzzo, Marevivo Abruzzo, Comitato Abruzzese del Paesaggio il cantiere sarebbe stato già bloccato dalla Soprintendenza per la presenza di una nicchia votiva sulla facciata laterale dell'edificio restaurato, che fu già sede del Partito Liberale e, prima ancora, di un'altra storica sede di partito.

Ma dal Comune arriva la smentita. Antonelli, infatti, cita la nota firmata dalla Responsabile del procedimento Patrizia Luciana Tomassetti, dove si legge che la struttura «non riveste interesse storico-artistico», dunque può essere smantellata.

«facendo seguito alla richiesta di demolizione del tabernacolo», dice precisamente il documento, «si comunica che lo stesso, non rivestendo interesse storico-artistico, può essere rimosso. Pertanto ai sensi dell’articolo 50 del Decreto legislativo 42/2004 si autorizza la demolizione dello stesso»

«Mettiamo così fine», ha aggiunto l'assessore, «ad un dibattito nel quale troppo spesso si confondono strutture che sono semplicemente ‘vecchie’ con quelle che sono realmente ‘storiche’. Tra l’altro la nostra amministrazione comunale sta avviando il rifacimento dello studio del patrimonio storico-architettonico della città, studio fermo al 1993, mai rifatto sino a oggi, e che rappresenta concretamente l’unico strumento a disposizione dei Comuni per l’apposizione di vincoli sugli edifici posti sul proprio territorio».

«L’assessorato allo Sviluppo del Territorio – ha precisato l’assessore Antonelli – ha già predisposto una delibera di indirizzo per redigere la variante normativa al Piano Regolatore generale, variante che includerà anche la rivisitazione, il rifacimento dello studio sul patrimonio storico-architettonico della città, uno studio che, nonostante l’approvazione di tre diversi strumenti urbanistici tra Piani regolatori e varianti, nessuno ha mai rielaborato dal 1993 a oggi. E di fatto ora paghiamo le conseguenze di tale carenza perché quello studio è l’unico strumento che il Comune ha realmente e concretamente per apporre vincoli su quegli edifici che hanno effettivamente un valore storico-architettonico».

25/01/11 11.37