Porto Turistico Montesilvano, Passerini: «serve prudenza. 10 mila camion per la realizzazione»

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Dopo le difficoltà dei mesi scorsi, quando la giunta in bilico di Cordoma pareva non riuscire a stare in piedi, il nuovo anno è ripartito in quarta con progetti 'enormi' e ambiziosi.

Sul finire dell'anno vecchio è piovuta sulla scrivani del sindaco la proposta della Prism di Torino che vorrebbe realizzare nella zona dei grandi alberghi (al largo) un porto turistico da 650 posti barca. E la città si è spaccata sul da farsi.

Nello stesso periodo a palazzo di città è arrivata anche la proposta di D'Andrea di realizzare dietro la stazione ferroviaria, in via Portogallo, una una struttura «di media vendita» di 2.108 metri quadrati. «Non è un nuovo centro commerciale», aveva ribadito ieri l'assessore D'Aventura tra lo sconcerto di Confesercenti.  «Se a Montesilvano nascerà un nuovo supermercato», ha tuonato l'associazione di categoria, «si eviti di dire che ci saranno 70 posti di lavoro. Se il progetto è invece quello di un centro commerciale è l’ennesima scelta miope, arretrata e clientelare della politica».

Quanto sono realizzabili i due progetti? Sono necessari? Potrebbero decollare?

Sul porto turistico la Prism srl di Torino si è detta pronta a investire 100 milioni di euro. 15 i mesi di tempo necessari per la realizzazione. In cambio della realizzazione del porto, la ditta costruttrice gestirà la struttura per 20, 30 anni poi la proprietà passerà al Comune.

Nella struttura sono previste «una parete rocciosa, un giardino verticale, illuminazioni a led, pochi edifici con rivestimenti e finiture del luogo, pavimentazioni in legno».

Se la giunta è compatta e sposa in pieno l'idea hanno già espresso perplessità il presidente del consorzio Grandi alberghi Silvio Maresca, e alcuni esponenti della minoranza.

Oggi si aggiunge ai contrari Gennaro Passerini, oggi in Patto per Montesilvano ed ex assessore al lavori pubblici che non ha superato uno dei tanti rimpasti di giunta degli ultimi anni.

«La ditta proponente ha affermato che è sua intenzione creare un porto che assomigli, per chi lo ammira dalla riva, ad un’isola e per convincerci della bontà della loro intuizione non porta a supporto argomenti scientifici che attestino il minimo impatto ambientale di questa struttura con l’ambiente marino preesistente, ma ci invita a dissertare abilmente sulle essenze erbacee che verranno posate sulle pareti rocciose del molo di collegamento per dargli, come per magia, un aspetto naturale».

«Per il collegamento dell’area portuale con la terra ferma», ipotizza Passerini, «e che per costruire detto molo ci vorranno almeno 40.000 metri cubi di materiale roccioso a cui aggiungerne almeno altri 100.000 per la creazione della struttura basale del porto isola. 140.000 metri cubi che equivalgono a non meno di 10.000 camion da trasporto carichi di blocchi da togliere da qualche montagna vicina. Se un domani venisse fuori che qualcuno non ha fatto correttamente le giuste previsioni e considerazioni d’impatto ambientale e di conseguenza che questo porto danneggia fortemente la costa, tutto sto materiale bisognerebbe rimuoverlo e quanto ci costerebbe?»

«Chiediamoci come mai», prosegue l'ex assessore, «proprio noi siamo stati così fortunati da trovare dei benefattori che vogliono regalarci un’opera da 100 milioni di euro. Forse ci è sfuggito qualche dettaglio e non avevamo preso consapevolezza di essere una delle spiagge più 'in' dell’intera costa adriatica? Forse abbiamo una serie di attrattive turistiche, culturali, storiche ed architettoniche che non vi è l’eguale per almeno 100 miglia? Pensate quante opere di pubblica utilità si potrebbero realizzare: scuole , parcheggi , teatro, viabilità, spazi ricreativi, progetti d’interesse turistico ed economico per i giovani,una vera rivoluzione urbanistica. Quando si muovono interessi di questa portata e volumi di quest’ordine di grandezza crediamo che la prudenza sia d’obbligo».

 13/01/2011 8.49