Difficoltà intubazione dopo anestesia, la clinica:«accuse ingiustificate»

Alessandro Biancardi

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IL CASO. PESCARA. «Non voglio rassegnarmi al senso di impotenza e sentirmi schiacciata, per questo scrivo queste righe».

IL CASO. PESCARA. «Non voglio rassegnarmi al senso di impotenza e sentirmi schiacciata, per questo scrivo queste righe».

Comincia così la lettera aperta di questa nostra lettrice per una vicenda di cui è stata vittima la madre, ricoverata nella clinica Pierangeli di Pescara per un intervento di colecisti.

«Mi chiamo A. M., ho 31 anni e sono ricercatrice all’estero. Scrivo questa lettera per il rispetto che ho di me stessa e dei bei valori che la mia famiglia e i miei insegnanti del liceo (statale) mi hanno dato. Perché io», scrive la giovane, «nel senso di giustizia e di rispetto per gli altri voglio crederci ancora. Perché certe cose non devono succedere a nessuno. Questa è una lettera di denuncia di imperizia, mancanza di informazione, mancanza di manualitá e mancanza di educazione. E’ una lettera che denuncia un caso di malasanità, che è mala, cattiva, proprio perché radicata così visceralmente nella bruttura delle persone, di quei medici che si arrogano il diritto di essere padri eterni in terra e trattano le persone come esseri inferiori e ignoranti. La malasanità è sempre un insulto alla dignità delle persone e diventa omicidio quando qualcuno perde la vita».

Certe cose, secondo la figlia ferita dall’esperienza nella sanità locale, non dovrebbero accadere a nessuno. «Il sunto è il seguente», scrive A.M., «mia mamma ha rischiato di entrare in crisi respiratoria e morire perché non sono riusciti ad intubarla dopo l’anestesia generale. L’hanno prima riempita di medicine per farla addormentare e poi per svegliarla. E tutto il marasma raccontato di seguito si sarebbe potuto evitare se ci fossero state più informazione, umiltà e professionalità da parte dei medici. Mia mamma è stata ripresa per i capelli ed è stata svegliata con una procedura d'emergenza perchè altrimenti rischiava la crisi respiratoria. E non era stata informata della probabile intubazione difficile»

Quella che viene contestata da A. M. è la superficialità della visita anestesiologica per il consenso informato. Ma critiche sono rivolte anche alle scarse informazioni sulle difficoltà incontrate in sala operatoria e sullo «scaricabarile» tra chirurgo e anestesisti. In sostanza, se di queste difficoltà di intubazione si fosse parlato prima, probabilmente il caso non sarebbe nato.

«Mia mamma mi fa una tenerezza infinita», scrive A. M. subito dopo quelle difficoltà, «è forse la prima volta in 31 anni che mi rendo conto che non è invulnerabile. Nel frattempo si risveglia e anche lei è molto rammaricata, delusa e arrabbiata».

Tanto decise di firmare ed uscire dalla clinica. Ma la storia non finisce. I successivi contatti con anestesisti e chirurgo avrebbero accentuato il disagio già manifestatosi e a nulla sarebbe servito un incontro con il direttore sanitario che avrebbe rassicurato le due donne promettendo un’inchiesta sull’accaduto.

«Ho parlato anche con il direttore sanitario della Clinica Pierangeli che mi ha ripetuto che sono state seguite tutte le procedure del caso», ha raccontato la donna, «che quello di mia mamma è stato un caso eccezionale, che loro avevano tutti i presidi. Però si scusa mille volte. Ma di cosa si scusa se è vero che hanno seguito tutte le procedure? Parliamo per venti minuti e mi fa delle dichiarazioni che io ritengo sconvolgenti (tipo che il chirurgo lo chiama infuriato per la mancata operazione lamentandosi dell’incompetenza dell’anestesista. Perchè mi dice queste cose, perchè?). Poi mi dá la sua email personale e mi consiglia di scrivergli una lettera perchè lui sta aprendo un’ inchiesta con il consiglio di amministrazione della clinica. E mi consiglia che se ovviamente decido di scrivere alla sua email personale, di tenere questa cosa privata. Non gli ho mai scritto. Non so se l’ha aperta questa inchiesta».

«Sono amareggiata più che arrabbiata», conclude infine A. M., «amareggiata per come sono andate le cose, per come poi hanno sistemato la cartella clinica. Amareggiata per l’omertà. Secondo me anche questa è mafia, con i medici che prima si accusano e poi si coprono. Leggo di quel ragazzo morto in sala operatoria al San Filippo Neri di Roma perché è andato in crisi cardiocircolatoria dovuta all’intubazione difficile e mi è risalita un’amarezza inenarrabile. Io vivo all’estero da 7 anni ormai e, anche se soffro di tante solitudini perché sono lontana dalle mie radici, è meglio sentirsi soli all’estero che nella propria terra. Aiutatemi a denunciare questa cosa, che accade molto spesso nei nostri ospedali, ma pochi hanno la forza di denunciare. Chi è che dà le certificazioni? Ogni quanto le strutture vengono controllate? Perché non si possono cambiare i consensi informati? Come si cambiano i consensi informati? Perché non ci si può rispettare? Grazie. Non voglio sentirmi ancora sola».

La clinica Pierangeli è stata contattata e si è riservata di inviare una replica.

12/01/2011 8.53

«ACCUSE INGIUSTIFICATE, FATTO TUTTO NELL'INTERESSE DEL PAZIENTE»

Dallaclinica Pierangeli c'è sorpresa per la decisione della donna di rivolgersi ai giornali per raccontare quanto accaduto. «Le accuse mosse», si legge in una nota, «sembrano ingiustificate visto che le decisioni sono state assunte nell’esclusivo interesse della paziente».

E dalla casa di cura ricostruiscono quanto accaduto. «Il 18 ottobre la signora, ricoverata presso il Reparto di Chirurgia, veniva valutata dall’anestesista per essere sottoposta ad intervento di colecistectomia videolaparoscopica. Come per tutti i pazienti operandi, veniva eseguita una accurata valutazione anestesiologica, come si può evincere anche dalla riconosciuta possibile Iot (intubazione oro tracheale) difficoltosa segnalata sulla cartella anestesiologica. Poiché però gli indici di predittività di intubazione difficoltosa erano nella norma, non si è ritenuto di dover informare la paziente di una ipotetica eventuale difficoltà, ritenendo che si trattasse di una intubazione più impegnativa che difficile, tale da poter essere gestita con i presidi alternativi a disposizione e presenti in sala».

Il giorno seguente prima di sottoporre la paziente ad anestesia generale, «si chiedeva all’infermiere assegnato alla sala di preparare comunque il Fast-trach, presidio utilizzato nell’intubazione difficoltosa», dicono dalla clinica.

«Si procedeva al tentativo di intubazione orotracheale direttamente con tubo mandrinato. Non essendo riuscito il primo tentativo, veniva chiamato immediatamente in aiuto il collega anziano presente nel blocco ed accorreva subito anche il Primario. Si effettuavano altri tre tentativi, anch’essi infruttuosi e, mentre si preparava il Fast-trach, la paziente cominciava a presentare difficoltà nella ventilazione manuale».

«Si preferiva, tutti d’accordo, visto il carattere elettivo e, quindi, procrastinabile dell’intervento», dicono ancora dalla clinica, «di non andare avanti con la procedura, ma di risvegliare la paziente per riprogrammare l’intervento, come tra l’altro indicato dalle linee guida internazionali. Subito dopo l’anestesista, non potendosi allontanare fisicamente dalla sala operatoria, chiedeva alla Caposala del reparto di Chirurgia di far accompagnare un parente per spiegargli l’accaduto. Si raccontavano così alla figlia i fatti, dicendole che si sarebbe potuto riprogrammare l’intervento in tutta sicurezza. Il giorno successivo la figlia chiedeva un nuovo colloquio con l’Anestesista, il Direttore Sanitario ed il Primario. Quest’ultimo con grande chiarezza ribadiva di nuovo i fatti accaduti, tanto che la signora sembrava avere compreso appieno. Si è constatato, invece, con rammarico e meraviglia che non era così».

«Le accuse mosse sembrano ingiustificate», si legge ancora nella nota, «visto che le decisioni sono state assunte nell’esclusivo interesse della paziente. E’ opportuno precisare che in questa Casa di Cura si effettuano circa 8000 interventi chirurgici all’anno di cui 1700/1800 in anestesia generale, con complicazioni in percentuale irrilevante e ben al di sotto degli indici statistici di settore».

12/01/11 11.07