Ater Pescara, Rapagnà si rivolge a Chiodi e alla Procura: «costi esorbitanti»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Mia Casa di Pio Rapagnà contro l'Ater di Pescara: «non applica i criteri dell'equo canone».

Un problema, questo, secondo Rapagnà, che si trascinerebbe almeno dal 2004 e che contrasterebbe con la Legge Regionale 96 del 1996 e la Legge nazionale 392/78.

L'Ater pescarese, ente strumentale della Regione Abruzzo, avrebbe anche proceduto, sostiene sempre il Mia Casa, alla separazione catastale delle superfici e delle proprietà di tutte le autorimesse direttamente collegate all'alloggio.

Nel corso della assemblea degli inquilini ex Gescal svoltasi a Pescara sono state respinte le reiterate ed «esorbitanti» richieste economiche dell'Azienda relative al pagamento, «anche con arretrati gonfiati», di canoni di locazione separati per autorimesse e garage. «La Legge Regionale n. 96/96 stabilisce che questi siano ricompresi nel canone convenzionale dell'alloggio in quanto considerati “pertinenze” delle unità immobiliari residenziali assegnate agli Inquilini», spiega Rapagnà.

Il Mia Casa ha chiamato in causa, ancora una volta, il presidente della Regione Abruzzo ed il Commissario straordinario dell'Ater ed ha informato il prefetto ed il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pescara.

All'interno di una missiva ad essi indirizzata è stato denunciato e fatto rilevare come «nessuna autorità di controllo, di vigilanza e di indirizzo della Regione Abruzzo e del Consiglio regionale in questi 7 anni abbia mai sentito, sebbene richiesto, il dovere di intervenire a tempo debito».

Giovedì prossimo nel corso di una conferenza stampa l'associazione, insieme ai Comitato Assegnatari ex-Gescaò di Pescara e delle altre località della provincia, illustrerà le iniziative che verranno messe in campo per chiudere la vertenza.

11/01/2011 9.06