Wwf, chiuso il censimento delle piante nella Riserva Gole del Sagittario

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Presentato il bilancio del Wwf per le sue Oasi e per la natura abruzzese. «Grandi risultati, ma anche gravi problemi».

Il 2010, Anno Internazionale per la Biodiversità, si chiude con una bella notizia dall’Oasi Wwf Riserva regionale Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi: è terminata l’opera di censimento delle piante presenti in questo angolo di Appennino e sono state segnalate ben 806 entità segnalate, di cui ben 6 per la prima volta in Abruzzo.

La ricerca, durata 3 anni, è stata effettuata da Fabio Conti e Daniela Tinti dell’Università di Camerino. I campioni sono stati raccolti dalla primavera all’autunno con visite in tutti i diversi ambienti dell’Oasi.

Un vero e proprio erbario è stato approntato per permettere il confronto con campioni provenienti da altri erbari italiani e stranieri: per diverse specie, infatti, è necessario un esame in laboratorio per distinguerle a livello specifico e sottospecifico. La ricerca ha dimostrato che il 15% di tutte le specie italiane è concentrato in poco più di 400 ettari dell’Oasi nel territorio del Comune di Anversa degli Abruzzi in provincia di L’Aquila.

«L’anno della biodiversità», commenta il consigliere Dante Caserta, «si chiude con questa bella notizia che conferma il valore naturalistico internazionale di una delle nostre Oasi più belle, quella delle Gole del Sagittario. Ma per l’Anno della biodiversità ci siamo impegnati in modo particolare in tutte le aree protette che gestiamo e sono state tantissime le iniziative messe in campo dal WWF in Abruzzo con grandissimi risultati. Abbiamo dimostrato che attraverso la conservazione di un territorio è possibile la sua valorizzazione con importanti ricadute anche economiche».

L’Oasi Wwf dei Calanchi di Atri ha visto nidificare per la prima volta il Martin pescatore, specie tutelata a livello comunitario, ed è stata recentemente ricolonizzata dal Capriolo. Si conferma così il ruolo di corridoio ecologico di quest’area protetta tra la costa antropizzata e l’Appennino. L’inaugurazione della cicloippovia avvenuta a maggio consente ora ai visitatori di apprezzare questo paesaggio unico con mezzi di fruizione più sostenibili. Sempre in questa riserva nel 2010 sono state avviate due ricerche di particolare interesse gestionale, sull’uso degli artropodi quali indicatori della qualità ambientale nella valutazione degli impatti degli incendi e sul legame tra gestione degli ambienti agricoli e presenza di specie di pipistrelli. In particolare lo studio condotto dal Prof. Danilo Russo ha già permesso di individuare quest’estate la presenza di femmine riproduttrici del rarissimo Barbastello.

L’Oasi Wwf delle Cascate del Rio Verde a Borrello ha superato nel 2010 i 15.000 visitatori mentre nell’Oasi Wwf delle Sorgenti del Pescara di Popoli hanno nidificato con successo diverse coppie di Airone cenerino i cui piccoli spuntavano a maggio dai grandi nidi costruiti nel canneto.

L’Oasi Wwf del Lago di Penne, con i suoi prodotti agricoli è al centro del progetto nazionale del marchio “Terre dell’Oasi” presentato poche settimane or sono, confermandosi così una delle principali realtà nel sistema delle aree protette nazionali e testimoniando il ruolo che l’agricoltura biologica ha nella tutela di paesaggi agrari tradizionali e di pregio e della fauna e flora ad essi collegati.

Ed alla biodiversità rurale è dedicato un progetto nell’Oasi Wwf del Lago di Serranella nei Comuni di Altino, Casoli e Sant’Eusanio del Sangro, incentrato sulla tutela di specie arboree ed erbacee, nonché su un'azione di ricerca scientifica, documentazione e sensibilizzazione.

Infine nell’Oasi Wwf della Diga di Alanno sono continuati i monitoraggi avifaunistici sulla migrazione, confermando l’importanza delle aree umide per specie provenienti dal nord e dall’est Europa a dimostrazione che la tutela della biodiversità non può essere svolta seguendo i confini politici, ma ha bisogno di politiche di largo respiro.

«Con l’impegno si possono ottenere risultati tangibili, sia dal punto conservazioni stico che da quello promozionale», commenta il presidente del Wwf Abruzzo, Camilla CRisante. «Abbiamo dimostrato che la tutela porta anche alla crescita sociale dei comuni che vengono coinvolti e resi responsabili della gestione delle aree naturali protette».

 MA ANCHE UN ANNO DIFFICILE

 Purtroppo nel suo complesso, non si può certo dire che la nostra regione, che si presenta come la regione dei parchi, abbia onorato l’Anno della Biodiversità come aveva chiesto il Wwf all’inizio del 2010 consegnando ai vertici della Regione un calendario tutto dedicato alla conservazione del patrimonio naturale del Pianeta.

Le morie di pesci in diverse foci fluviali, con il caso gravissimo del Vibrata nel teramano, provano come i fiumi siano sottoposti a stress ambientali di origine antropica non più sostenibili.

È stato adottato il Piano di Tutela delle Acque dopo quasi un decennio di attesa. Poteva essere il migliore contributo per l’Anno della Biodiversità da parte della Regione Abruzzo, ma in realtà rischia di essere un appuntamento mancato perché il piano è stato per ora svuotato di significato prevedendo deroghe su deroghe sia sul Deflusso Minimo Vitale sia sulla qualità delle acque. Basti pensare che secondo il piano ben il 25% dei fiumi abruzzesi potrà continuare a non rispettare gli standard di qualità previsti dall’Unione europea fino al 2027!

L’Abruzzo presenta livelli di inquinamento inaspettati, con 1190 siti da bonificare censiti dalla Regione.

«Sulla caccia», commentano sempre dal Wwf, «la Regione Abruzzo si è vista addirittura smentire dallo stesso Governo nazionale ed è stato gravissimo il ricorso alla legge regionale per varare un calendario venatorio che ha reso inadempiente la nostra regione rispetto alle norme comunitarie in materia di tutela della fauna».

I nove giardini botanici regionali, tra i quali quelli storici di Campo Imperatore e di Collemaggio entrambi nel Comune di L’Aquila, visitati da decine di migliaia di visitatori ogni anno, hanno visto azzerare le risorse da parte della Regione e sono destinati ad una lenta agonia con il loro patrimonio di biodiversità.

«Complessivamente», chiude Crisante, «abbiamo verificato un’insopportabile disattenzione nei confronti della nostra biodiversità, come se in tempo di crisi difendere il nostro patrimonio naturalistico costituisse un lusso! In realtà a un’alta biodiversità corrisponde un territorio con migliore qualità ambientale anche per l’uomo. L’Orso bruno marsicano è ormai ridotto a poche decine di esemplari. Per questo vogliamo lanciare un appello affinché la Regione Abruzzo attui immediatamente e concretamente il Patom (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), lo strumento di conservazione della specie che si è adottato a livello nazionale, cominciando con l’istituire le zone contigue attorno ai parchi previste dalla legge italiana fin dal 1991».

28/12/2010 16.29