Casa Pound, striscione sull'asse attrezzato contro privatizzazioni

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Striscione di CasaPound sul ponte dell’asse attrezzato vicino al palazzo di città per dire ‘l’Italia non è in vendita’.

PESCARA. Striscione di CasaPound sul ponte dell’asse attrezzato vicino al palazzo di città per dire ‘l’Italia non è in vendita’.

Un maxistriscione con la scritta ‘’L’Italia non è in vendita’’ è comparso nella notte sul ponte dell’asse attrezzato vicino al palazzo di città, a Pescara, dove è in corso un volantinaggio contro ogni ipotesi di privatizzazione delle grandi aziende pubbliche e a sostegno del blitz fatto scattare da CasaPound Italia nelle città che ospitano industrie di Stato.


A Roma i militanti di Cpi sono riusciti a salire sul tetto e a occupare il palazzo di  Finmeccanica, in piazza Montegrappa: circa trecento persone sono ora schierate tra l’interno e l’esterno dell’edificio, a difesa dell’’occupazione’. Centinaia di ragazzi di CasaPound Italia  stanno inoltre in queste ore ‘assediando’ con striscioni ‘’L’Italia non è in vendita’’, bandiere italiane e fumogeni tricolore la Oto Melara di La Spezia, l’Agusta di Varese, l’Ansaldo Breda di Napoli e la Fincantieri di Palermo, mentre striscioni e volantini contro le privatizzazioni sono comparsi in circa cinquanta città italiane.

«Non ci interessa sapere chi governa – recita il volantino – Non ci interessano i giochi di palazzo. Non ci interessano i cambi di poltrona. Ci interessa solo far sapere ai tecnici che l’Italia non è in vendita, e che c’è qualcuno pronto a combattere. Le aziende di Stato creano occupazione per centinaia di migliaia di lavoratori, fanno incassare miliardi di euro alla comunità nazionale e soprattutto garantiscono la sovranità dell’Italia. Tanti politici e tanti ‘tecnici’ le stanno cucinando per farle ‘mangiare’ agli amici (privatizzandole). Senza queste aziende l’Italia muore. Sostieni CasaPound, è in gioco anche il tuo futuro».

«Con questa azione coordinata in tutta Italia vogliamo dire ‘no’ a qualunque ipotesi di privatizzazione delle aziende di Stato, da Finmeccanica a Fincantieri fino all’Eni – spiega il presidente di Cpi Gianluca Iannone – in un momento in cui è fortissimo il rischio di trovarsi
di fronte a un esecutivo ‘tecnico’ che, nella confusione, possa dare ascolto alla pressione di lobby internazionali, sacrificando ad altri interessi il bene del Paese», conclude Iannone.  

13/12/10 11.20