D'Alfonso è tornato, Circus gremito: «inizia una nuova stagione politica»

Alessandro Biancardi

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LUCIANO D'ALFONSO

LUCIANO D'ALFONSO

PESCARA. Era il Luciano D'Alfonso dei tempi d'oro quello che ieri sera si è materializzato sul palco del Circus, gremito di gente per assistere alla presentazione del libro-intervista 'Le ragioni dell'Abruzzo' scritto insieme a Umberto Dante, docente di Storia all'Università dell'Aquila.

Lontani gli scandali giudiziari, lontani i processi che lo coinvolgono e che sono quasi in partenza, lontani i mesi di silenzio come lontane, lontanissime, sono apparse ieri le sconfitte politiche degli ultimi tempi. L'ex sindaco di Pescara è tornato in sella, è tornato a fare politica, lo ha annunciato lui stesso, e ha spiegato che il libro «è solo il punto di partenza».

La folla che lo ha seguito con attenzione era quella dei suoi tempi migliori, un Circus così gremito non si era visto nemmeno al lancio della candidatura del centrosinistra alle scorse regionali.

Anche l'organizzazione dell'evento è stata quella dei tempi d'oro: manifesti sparsi in tutta la città, pagine di pubblicità sui giornali per 'invitare' cittadini e fedelissimi, amici che si sono spesi per la causa e che negli ultimi giorni hanno lavorato ad un frenetico e incessante giro di telefonate per portare a teatro tutti i supporters. Non mancava un mega schermo fuori la sala per permettere anche a chi era rimasto fuori di non perdersi una battuta. Sono accorsi in molti anche dal vicino Molise e dalle Marche.

Vicino a D'Alfonso Luciano Ornaghi, rettore dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Pasqual Maragall, sindaco emerito di Barcellona, Ljubo Beslic, sindaco di Mostar.

A moderare l'incontro l'ex caposervizio del Tg Abruzzo di Rai3, che oggi lavora a Roma, Carlo Fontana. Per presentare il sindaco ha speso poche ma chiare parole: «mentre a Roma si fanno i calcoli per vedere se tiene il governo qui si cerca di fare politica».
Nelle prime file tutto il Pd locale, consiglieri regionali e comunali, parlamentari, ex sindaci o sindaci ancora in carica (tra i quali anche «il galantuomo Francesco Ricci», così lo ha salutato D'Alfonso, il sindaco di Ortona (Nicola Fratino Pdl) e il vicesindaco (Lucio Cieri), il sindaco di San Giovanni Teatino, Verino Caldarelli) il presidente della Camera di commercio di Chieti, Silvio Di Lorenzo, e Pescara, Daniele Becci, il presidente dell'Unione degli industriali dell'Abruzzo, Mauro Angelucci, e quello di Confindustria Pescara e L'Aquila. Decisamente più in disparte, ma presente, anche l'avvocato di fiducia dell'ex sindaco Giuliano Milia.

Non sono mancati all'appuntamento anche gli amici molisani di D'Alfonso, tra questi il direttore generale degli industriali del Molise, Michele Scassera.

 «SONO MOLTO CONTENTO»

«Sono molto contento», ha ripetuto più volte ieri sera. «Ho una grande gioia oggi che mi ha caratterizzato in tutti questi anni. Mi è sempre riuscito di intrecciare amicizie con persone che ho incontrato e stasera sono riuscito a riportare qui tutti questi amici. Avevo una grande voglia di esprimere il mio punto di vista sulla carta con l'inchiostro, la carta che rimane, la carta che inaugura un dibattito che poi continua», ha aggiunto.

Quindi un libro per «ripartire a fare politica», ha ammesso l'ex segretario regionale del Pd. Dove e in che direzione non è ancora chiaro, ma la voglia è quella di ricominciare e ieri D'Alfonso lo ha fatto capire bene, rispolverando la sua qualità innata di calamitare le folle, di parlare per interminabili minuti con perifrasi che lo contraddistinguono da sempre. E' sembrato chiaro che il suo sguardo non è più rivolto esclusivamente a Pescara, la città che lo ha voluto sindaco per ben due volte ma che è stato anche lo sfondo dei suoi guai giudiziari. Tanti i riferimenti anche al capoluogo di regione, alla necessità dell'Abruzzo di «conciliarsi con le prossimità territoriali di Marche e Molise», la necessità di avere punti di riferimento credibili in Parlamento.

E in questi giorni decisivi per il governo Berlusconi non è detto che in caso di elezioni di primavera diversi partiti non gli propongano una candidatura. D’Alfonso nello scenario odierno è candidato appetibile per la gran quantità di voti che porterebbe.

Un libro inteso anche come «strumento di disvelamento del tempo che viviamo e della politica», ha aggiunto. «E' vero che oggi c'è una riduzione delle risorse finanziarie, è vero che bisogna fare i conti con il patto stabilità ma negli ultimi 25 anni è cresciuta la risorsa normativa. Questa è straordinaria come cosa».

«CHI SONO I MASSIMI ELETTI?»

«Oggi», ha proseguito, «i massimi eletti, i rappresentanti della politica nazionale non sono conosciuti, fatta eccezione per i parlamentari presenti qui, quelli sono tutti specialissimi. Ma oggi c'è un problema nella rappresentanza della politica nazionale. Non si sa chi sono, che fanno, come si rintracciano ed è questo che ho raccontato nel libro».

Per D'Alfonso «vanno ritrovate le ragioni dell'Abruzzo, qui esiste una grande questione della qualità della classe dirigente. Quando si può parlare di qualità della classe dirigente? Quando c'è un progetto», ha detto, «quando c'è la capacità di essere convincenti e c'è la capacità di far convergere gli altri sulle nostre posizioni».

IL PONTE DEL MARE

Non sono mancati ovviamente riferimenti al ponte del mare, la grande opera da lui voluta fortemente e inaugurata dal sindaco di centrodestra un anno fa, dopo il suo arresto e dopo la sconfitta alle elezioni. «Questo ponte», ha spiegato D'Alfonso, «è come il titolo del film. Se Pescara è un film, il ponte è il titolo. E' il cognome».

A testimonianza dell'importanza di quest'opera per l'ex primo cittadino è intervenuto anche l'autore Umberto Dante che ha spiegato che durante la stesura del libro, durata circa due anni, c'era sempre una capatina all'opera.

D'Alfonso ha parlato anche di «paradigma del ponte che l'intervistatore ha colto» e paragonato l'opera «al diritto alla signoria: le persone hanno diritto ad un pontefice, le città hanno diritto ad un pontefice, le imprese hanno diritto ad un pontefice. Un pontefice nella sua radice etimologica, inteso come qualcuno che avvicini le distanze, che superi il periodo grigio».

IL TERREMOTO

Ma lo stesso autore ha anche raccontato che il libro ha rischiato di non vedere la luce perchè la ragazza che sbobinava il registrato è deceduta nel sisma aquilano. «Solo lei possedeva i file già scritti», ha raccontato Dante, «e c'è stato il rischio di perdere tutto». Rischio poi evitato: «secondo me», ha chiosato, «questo è stato un bel segnale di rinascita per tutto l'Abruzzo».

Del tragico evento che ha devastato il capoluogo di regione ha parlato anche lo stesso D'Alfonso: «il tempo e le avversità hanno una grande forza, una forza distruttiva. Il terremoto leggiamolo così, come forza distruttiva delle avversità».

«MI MANCA QUELL'ARNESE SPECIALE»

«Mi hanno chiesto», ha continuato, «cosa mi manca adesso che non faccio più politica. Non mi manca il gratuito delle tessere a teatro o lo status symbol del politico. Mi manca quell' arnese speciale del potere che trasforma in fatti le idee».

L'ex sindaco ha detto anche che «l'autorevolezza non viene dal colore politico ma nella capacità di mettere in pratica quello che si dice». Ha così elogiato il sindaco di Salerno (Pd) Vincenzo De Luca «che si capisce quando parla e le cose le fa» e ha bocciato «l'ultima Jervolino» (Pd) «che racconta le cose ma non le fa, si giustifica». Parole di elogio anche per il governatore della Lombardia Roberto Formigoni (Pdl): «sui diritti della collettività prende a sé tutto quello che può prendere a sé».

COSA MANCA IN ABRUZZO

«Perchè qui in Abruzzo», ha domandato, «non si ha la lucidità di fare un' algebra delle priorità? Perchè le priorità si stabiliscono quando ci sono idee oggetto di convincimento collettivo. Quando non si hanno succede che non si ha la forza di stabilire l'algebra delle priorità».

«Questa regione», ha proseguito, «deve assolutamente aiutare le persone, le imprese e il territorio a fare di più».

LA MORALITA'

«La moralità in politica ha a che fare con tutto quello che io adesso ometto di dire ma voi mi capite perchè questa è una parte che non voglio e non posso trattare», ha aggiunto con una fase criptica. «La moralità», ha aggiunto, «ha a che fare con gli impegni che si prendono e si mantengono. Quante volte mi è capitato di sentirmi dire da un imprenditore 'non vado a chiedere aiuto a nessuno tanto mi dicono che non si può fare'. Vedete cari amici», ha chiuso, «bisogna inaugurare una nuova grande stagione, fatta di espressività elevata dell'intera regione».

D'Alfonso è tornato. E' pronto per la politica. Come se nulla fosse accaduto.

Alessandra Lotti  11/12/2010 9.47