Pantano "zona franca": tante promesse, nessun risultato

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Da molti è vista come una manna dal cielo utile per risollevare l’economia.

Un consiglio comunale aperto ai rappresentanti del mondo economico e imprenditoriale della città, per far uscire la vicenda “Zona franca urbana” dell’impasse in cui è caduta.

Lo chiede la Cna di Pescara, che si dice «sempre più preoccupata del silenzio sceso sull’intera vicenda, silenzio che fa da contrappunto agli squilli di tromba dei mesi passati, con inaugurazione di sedi, strette di mano ministeriali, dichiarazioni a mezzo stampa dal tono rassicurante».

«A tutt’oggi – dice la Cna – la verità è che nessuno riesce a dire se Pescara potrà o no godere davvero delle agevolazioni previste per l’istituzione delle Zone Franche Urbane, nate per aiutare lo sviluppo dell’occupazione e delle piccole imprese nelle aree a forte degrado sociale. Nessuno sa dire se, e come, verranno mai applicate alla città le previsioni contenute nell’articolo 43 del decreto anti-crisi del governo, che sovrappone le competenze delle “Zfu” con quelle delle nuove “Zone a burocrazia zero”».

La “Zfu” pescarese, va ricordato, era stata istituita il 28 ottobre 2009 dal Governo Berlusconi, con l’obiettivo di favorire, in 22 realtà italiane (Catania, Gela, Erice, Crotone, Rossano, Lamezia Terme, Matera, Taranto, Lecce, Andria, Napoli, Torre Annunziata, Mondragone, Campobasso, Cagliari, Iglesias, Quartu Sant'Elena, Velletri, Sora, Massa Carrara e Ventimiglia, poi integrate dall’Aquila, ndr) individuate al termine di una lunga e complessa opera istruttoria, «lo sviluppo economico e sociale dei quartieri urbani più deboli, con potenzialità di espansione inespressa e per la creazione di nuovi posti di lavoro».

 A Pescara (11esima assoluta nella graduatoria dei fondi erogati) era stata assegnata una dote di 4 milioni e 290mila euro: avrebbero dovuto portare più sviluppo e occupazione in un’area sociale degradata della città, a sud-ovest, individuata da una perimetrazione che ingloba oltre cento vie.

La verità – accusa la Cna – è che «sono stati completamente stravolti i precedenti criteri di esenzione previsti per le Zfu e assai apprezzati dal mondo imprenditoriale (con cancellazione di Ires, Irap, Ici e di contributi previdenziali sino a 14 annualità) per sostituirli con altri più vaghi e incerti. Secondo la confederazione artigiana presieduta da Riccardo Colazzilli, oltretutto, appaiono di complessa interpretazione le nuove e contraddittorie competenze assegnate dal decreto al sindaco della città, cui spetterebbe il compito di erogare contributi diretti alle imprese secondo criteri “discrezionali”».

«In questo contesto – prosegue la nota - vorremmo chiedere al sindaco della città Luigi Albore Mascia, che non ha responsabilità di quanto accade, ma proprio alla luce dei poteri accresciuti che la legge ora gli conferisce, un’operazione verità sulla Zona Franca Urbana. In particolare, cosa ne sia di quella nota ufficiale diffusa dal ministero dello Sviluppo economico, e rilanciata dallo stesso sindaco sui media locali il 5 gennaio 2010, secondo cui “la prima quota dei fondi destinati a finanziare la Zfu di Pescara, ovvero la metà del finanziamento, è stata impegnata per un importo pari a 2 milioni 145mila 953 euro. Gli chiediamo se quei fondi siano mai arrivati, se siano mai stati iscritti in un capitolo di bilancio del Comune, se siano utilizzabili, o se si sia trattato di una mossa propagandistica del Governo». Allo stesso sindaco, che in diverse circostanza ha bollato – sempre a mezzo stampa – come “allarmismi” le diverse prese di posizione politiche e imprenditoriali che denunciavano la pesante stasi del programma, se non colga insieme a noi motivi di preoccupazione».

 

03/09/2010 12.23