Cavo Terna. Il no del comitato e gli «interessi della Russia»

Alessandro Biancardi

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IL PORTO DI TIVAT IN MONTENEGRO

IL PORTO DI TIVAT IN MONTENEGRO

PESCARA. «Il cavodotto di Terna deturperà il nostro territorio: questo è solo un piccolo tassello di un progetto di interconnessione energetica più ampio che si collegherà alla Russia».

Ha esordito così, Lorenzo Valloreja, presidente del comitato “Nessuno tocchi il nostro futuro” che, da alcuni documenti del Ministero dello Sviluppo economico, ha intravisto un collegamento tra il cavodotto Tivat–Pescara e il gasdotto verso la Russia. A cementare, poi, le convinzioni di Valloreja ci hanno pensato le rivelazioni di Wikileaks  che vedrebbero il premier Berlusconi come «portavoce di Putin in Europa».

E il problema dove starebbe?

«E’ tutto molto chiaro nei documenti, che abbiamo trovato sul sito del Ministero, che il progetto sarà enorme, ma la popolazione non è stata mai coinvolta o interpellata», ha incalzato il presidente del comitato del no, «ora porteranno il cavo, poi mano a mano aggiungeranno altre centrali e reti senza farci accorgere che ci stanno riempiendo di infrastrutture talvolta inquinanti».

E così la preoccupazione più grande ritorna ad essere sui rischi per la salute, anche se da tutte le parti sono sempre piovute rassicurazioni sulla totale assenza di inquinamento elettromagnetico. Al vaglio dell’associazione e dei partiti d’opposizione ci sarebbe anche una nuova ricerca del Cnr che verrà illustrata prossimamente. In tutto questo il comitato ha lamentato la mancanza di una posizione del sindaco che su questa vicenda non è mai intervenuto con una conferenza stampa, ma ci ha sempre pensato il consigliere comunale e regionale Lorenzo Sospiri (Pdl).

Terna, però, non sta più alla finestra e scende in campo con una nota in cui ha specificato che «la parte abruzzese dell’opera sarà completamente interrata quindi con impatto ambientale pari a zero, inoltre non attraversa né sfiora il parco della Maiella».

E ha aggiunto: «non esiste, né mai è esistito un unico progetto per realizzare un’enorme linea elettrica che da Tivat arriva a Pescara in cavo sottomarino, poi prosegue interrata fino a Villanova (Cepagatti) dove diventa aerea per arrivare a Gissi e concludere il suo percorso a Foggia. La puglia ha un surplus di energia, quindi non necessita di energia».

QUELLA FRETTA DI CHIUDERE…

«L’affare non è tanto la costruzione del cavo stesso», ha sostenuto Valloreja, «ma il valore dell’infrastruttura si impenna in considerazione del fatto che quella diventerà una linea principale, anzi l’unica, per la Russia sul Mediterraneo».

Molti dubbi scaturiscono poi dalla fretta che Terna ha avuto nel chiudere l’affare.

«Probabilmente c’è la paura della caduta del governo», ha detto Valloreja.

La velocità nel chiudere l’affare potrebbe aver portato in questi giorni un beneficio non indifferente sui titolo di Terna (società quotata in borsa), ma il comitato sta analizzando i dati.

Altra questione rimasta opaca è quella del risarcimento ambientale: 5 mln per Pescara, 7,5 per Cepagatti e poi altri 10 mln per altre opere pubbliche (tra Pescara, Villanova, San Giovanni Teatino e Popoli).

Secondo un calcolo del Pd cittadino, che utilizza parametri contenuti nella legge 239/2006, i milioni da attribuire a Pescara erano 19. La Terna però dichiara che quel tipo di calcolo si applica solo alle società di produzione di energia, mentre le loro infrastrutture si occupano solo di trasmissione. «Le compensazioni frutto di un lungo confronto con le stesse amministrazioni», si legge in una nota di Terna, «al termine del quale è stato sottoscritto un apposito protocollo che ora Terna si aspetta venga rispettato».

Secondo la società realizzatrice a pieno regime, ovvero nel 2015, il cavodotto  porterà fino a mille megawatt, assicurando alle casse di statali un risparmio sulla bolletta nazionale fino a 225 milioni di euro all'anno.

In confronto a tale cifra, 22 mln di euro in opere pubbliche (non all’anno, ma per sempre) appare irrisoria.

E dietro all’affare rimane sempre l’ombra degli intrecci societari del primo Ministro del Montenegro, Djukanovic. Le mire espansionistiche e le diverse attività del primo ministro montenegrino, oltre ad interessare molte procure italiane (Napoli e Bari indagano su di lui per racket delle sigarette di contrabbando), sono oggetto di un’inchiesta del New York Times nella quale Djukanovic come un presidente che «svende il proprio territorio».

 TUTTO DECISO?

Secondo la consigliera Adele Caroli (Fli) il dado non è tratto. Anche se si è conclusa con parere favorevole la Conferenza dei Servizi svoltasi a Roma venerdì scorso con circa 20 soggetti tra Ministeri, amministrazioni varie e istituzioni locali.

Ma la Commissione Grandi Infrastrutture e Mobilità del Comune di Pescara, presieduta da Adele Caroli, riunitasi due giorni fa per discutere dell’ elettrodotto, ha preso atto del fatto che finora la società Terna non ha siglato nessun accordo con l’amministrazione comunale, per cui tutto è ancora possibile e tutto è da approfondire. E’ stata perciò stata avanzata formale richiesta di un Consiglio comunale straordinario aperto, che si terrà nel mese di dicembre.

TERNA TRANQUILLA ANCHE CON L’INCHIESTA

E di pochi giorni fa, la notizia, anticipata da La Repubblica, dell’apertura di fascicolo da parte della Procura di Pescara che non conterrebbe ancora indagati, affidato al pm Gennaro Varone. I reati per i quali si indaga sarebbero finanziamento illecito, aggiotaggio, concussione e corruzione.

Il riserbo degli inquirenti è netto anche se trapelano presunte gole profonde e precisamente una opiù persone che avrebbe allertato i carabinieri raccontando di presunte irregolarità. E’ difficile dire ad oggi chi e perché abbia deciso di denunciare. Quello che è certo è che gli interessi in gioco sono molti anche perché Terna dovrà comunque affidare in appalto i lavori che nel tratto pescarese comunque ammontano a centinaia di milioni. Ad ogni modo pare che la procura abbia aperto il fascicolo da diversi mesi.

Terna comunque si dice «assolutamente convinti della correttezza del nostro operato, pur non sentendoci minimamente toccati da un costrutto fuorviante e non corretto». La società ha poi voluto precisare che si tratta di una «infrastruttura prioritaria della Commissione Europea (Corridoio 8, 2008)» che «non costa un euro di denaro pubblico».

 Ed infine Gianni Vittorio Armani direttore operations Terna spa ha concluso: «non vorremmo che qualche "polpetta avvelenata" di tipo informativo venga spacciata per oro colato nell'interesse del lettore, e che invece sia solo nell'interesse economico di qualche generatore elettrico che vede nel cavo una minaccia ai suoi guadagni».  

 Manuela Rosa  01/12/2010 10.27