Porto di Pescara. Tutto normale: la solita emergenza

Alessandro Biancardi

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diga foranea

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PESCARA. Solo due giorni fa avevamo parlato della gravità della situazione del porto, della sfiducia della marineria e della latitanza della politica.

Ieri il Pd ha organizzato una conferenza stampa proprio in riva al fiume dove politici e amministratori non si vedono molto spesso (se non in campagna elettorale). Il Pd sostiene che con Mascia il porto si insabbia, dalle stanze di Palazzo di città rispondono che il dragaggio sta per arrivare, così come fanno da mesi, pur sapendo che quel dragaggio non risolverà alcun problema.

«Siamo ormai a fine anno e non si hanno notizie su quando inizieranno i lavori nel porto», ha detto Moreno Di Pietrantonio (Pd), «limitando notevolmente tutte le attività portuali con gravi danni economici per gli operatori e per tutti i lavoratori portuali. Da marzo è scattata la cassa integrazione, le attività sono ridotte al minimo in una situazione drammatica, il traffico di merci secche è praticamente scomparso, ci sono solo alcune navi di idrocarburi che viaggiano con carichi dimezzati a causa del basso fondale con lievitazione di costi e, quindi, danni per le attività. Per non parlare poi del traffico passeggeri anch’essi in crisi per le condizioni del porto che non rendono possibile una programmazione di più ampio respiro. Tutto questo in una condizione di indifferenza da parte degli Amministratori nei confronti di una delle attività più importanti di questa città, in particolare quella della marineria anch’essa in grave difficoltà».

Argomenti peraltro vecchi di anni così come è vecchia l’attesa di chi da sempre cerca condizioni migliori per lavorare mentre l’intero settore rischia davvero di scomparire per il pensionamento dei più anziani. E’ questa la ragione fondamentale per cui non si vedono più quelle imponenti proteste di un tempo: non c’è più voglia né la forza di farle.

«Quello che manca è una programmazione da parte delle autorità competenti», sostiene Di Pietrantonio, «incapace di mettere il porto di Pescara in sicurezza e renderlo pienamente agibile tutto l’anno quindi, c’è bisogno di interventi e procedure urgenti. Pertanto, chiediamo che l’amministrazione comunale si attivi presso la Regione e tutti gli altri Enti preposti affinché venga garantita al porto di Pescara un dragaggio adeguato ed in tempi rapidi».

C’è poi la vicenda tutta burocratica che attiene all’approvazione del nuovo piano regolatore portuale, una sorta di Prg che dovrebbe ridisegnare l’intero scalo e porre rimedio allo scempio che per dieci anni è stata la vera origine di tutti i mali: la diga foranea ed il nuovo porto. Le procedure vanno a rilento e soprattutto non si sono ancora trovati gli oltre 150 milioni di euro che (inizialmente, salvo varianti) dovrebbero servire per i lavori.

Lentezze ed intoppi anche per il dragaggio che dovrebbe portare alla rimozione di circa 10.000 metri cubi per una spesa di circa € 500.000,00 «a fronte di circa 80.000 metri cubi che necessiterebbero per rendere minimamente agibile l’importo commerciale», dice Di Pietrantonio.

In realtà i pescatori sanno bene che se per ipotesi assurda si dovesse dragare tutto il fondale comunque la soluzione renderebbe navigabile lo scalo per 8-12 mesi (condizioni meteo permettendo). Dopodichè si ricomincerebbe da capo con gli stessi problemi.

Lorenzo Sospiri, capogruppo del Pdl da mesi assicura sempre che «il dragaggio partirà» e prima o poi partirà davvero.

Del resto, della programmazione, degli altri problemi della marineria o di soluzione a medio-lungo termine non se ne parla.

Delusione per i pescatori che avrebbero fatto volentieri a meno dell’ultimo botta e risposta, espressione di una politica che evidentemente di meglio non sa offrire e continua dopo decenni a rimpallarsi le responsabilità di un’opera (il porto nuovo) che ha suicidato ogni velleità turistica e commerciale di Pescara.

I pescatori dicono di conoscere bene a chi si devono ascrivere le pesanti responsabilità dei problemi di oggi: a colui che se n’è fatto sempre fautore e promotore del porto e della diga foranea, l’ex segretario alle infrastrutture Nino Sospiri, poi appoggiato ed avallato da Luciano D’Alfonso e poi tutti i consiglieri che si sono succeduti ed hanno approvato i progetti in Consiglio comunale ignorando l’unica voce che fin dal 1998, il comitato “porto di Pescara”, aveva previsto tutto ed ha cercato di impedire lo scempio di oggi in tutti i modi.

A quel comitato che dimostrò carte alla mano quali sarebbero state le nefaste conseguenze della diga foranea nessuno volle credere accecato da propaganda ed altri interessi.

In questa storia come in altre a latitare sono stati i controlli a più livelli che hanno permesso di non individuare mai precise responsabilità per i continui prelievi dalle casse pubbliche per le spese del dragaggio perpetuo.

25/11/2010 8.09

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