Cavo sottomarino, firmato l'accordo in Montenegro

Alessandro Biancardi

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PODGORICA (MONTENEGRO). Arriva la firma dell’accordo per la costruzione del cavo sottomarino che porterà energia in Italia. Ieri il ministro Paolo Romani ha suggellato l’accordo in Montenegro.

Si parte dal cavo per costruire una vera alleanza tra i due paesi e per costituire nuove società a capitale misto italo-montenegrino nel campo della energia.

La strada era stata aperta dall’ex ministro Scajola anche se il progetto è stato concepito nel 2007. All’inizio di quest’anno la stretta di mano tra Berlusconi e Djukanovic ha sancito l’inizio di una cooperazione tra stati fondata su una serie di imponenti investimenti del nostro governo in aziende al di là dell’Adriatico.

Non si è mai fatto cenno però al fatto che il Montenegro è un paese molto particolare dove è altissimo il tasso di corruzione e che dalla fine degli anni ’90 è diventato terra di riciclaggio e di traffici illeciti.

Difficilmente si ricorda anche che lo stesso capo del governo montenegrino è destinatario di un ordine di arresto della procura di Napoli (negato per l’immunità) per traffico internazionale di tabacco e presunte aderenze con la criminalità organizzata italiana. Un progetto di cui non si è mai parlato molto e che le popolazioni locali hanno conosciuto solo nelle ultime settimane parzialmente.  Ieri Terna ha nuovamente fornito i numeri generali dell’operazione.

L’elettrodotto collegherà l'Italia al Montenegro a partire dal 2015, con una capacità di trasporto di 1.000 MW (pari a metà del fabbisogno di una città come Roma) e una riduzione dei costi per il sistema elettrico italiano stimata in 225 milioni di euro l'anno. L'accordo definitivo è stato sottoscritto da Terna con l'operatore montenegrino Cges e lo Stato del Montenegro (in qualità di controllante), alla presenza del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Il nuovo cavo, i cui lavori inizieranno nel 2011, avrà una lunghezza complessiva di 415 km, di cui 390 sottomarini a corrente continua («a zero impatto ambientale») e 25 km di connessioni terrestri interrate (di cui 15 km in Italia, nella zona di Pescara, e 10 km in Montenegro). Terna investirà nel progetto circa 760 milioni di euro, mentre Cges parteciperà con circa 100 milioni di euro.

«L'operazione», è stato detto da Terna, «consentirà all'Italia di collegarsi direttamente all'area dei Balcani, caratterizzata da elevato potenziale energetico, in particolare di tipo idroelettrico (quindi utile per raggiungere gli obiettivi europei sulle rinnovabili), ma anche di avere approvvigionamenti più sicuri e meno costosi.

Il risparmio complessivo per l'Italia, come ha spiegato l'ad di Terna, Flavio Cattaneo, è di «225 milioni di euro l'anno». Per quanto riguarda in particolare l'Abruzzo, Terna stima la creazione di posti di lavoro per «200 persone, per tre anni, con il coinvolgimento di 60 imprese».

L'accordo prevede anche l'ingresso di Terna nell'azionariato di Cges con una quota di minoranza del 22% e il supporto del governo montenegrino alla costituzione di una società a maggioranza Terna, dedicata allo sviluppo di opportunità di business nel Paese.

«Gli accordi di oggi - ha commentato Cattaneo - segnano un punto d'arrivo di un percorso virtuoso che Terna porta avanti da 4 anni: adesso entriamo nel vivo della fase operativa». Il ministro Romani ha parlato di «firma molto importante», sottolineando che Italia e Montenegro pensano a collaborazioni anche in altri settori, dalle ferrovie, con un collegamento Belgrado-Bar, al turismo.

A livello locale però c’è fermento ed i molti contestano la poca chiarezza, la poca concertazione ed informazione che è venuta a singhiozzo solo a cose fatte così come è successo per esempio per l’altro grande progetto contestato in città, la filovia.

A Pescara si è anche costituito un comitato contrario all’opera che viene giudicata «inutile».

 


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«Il passaggio dell'elettrodotto della società Terna non serve, poiché l'Abruzzo ha il fabbisogno energetico già coperto dalla Puglia» dice il presidente del comitato "Nessuno tocchi il nostro futuro", Lorenzo Valloreja (Fli), accusando l'amministrazione comunale di Pescara di aver dato il via libera al passaggio dell'impianto, in alcune zone delle città, senza consultare i cittadini e discuterne in Consiglio comunale. 

La giunta di centrodestra ha infatti approvato in giunta l’importante progetto senza darne notizia cosa che è stata fatto solo dopo l’articolo di PrimaDaNoi.it

E oggi il nuovo sfogo di Valloreja: «Ciò che è accaduto ieri nella capitale montenegrina è allo stesso tempo di una gravità assoluta e vergognosa … dagli organi di stampa siamo venuti a sapere che la società Terna ha sottoscritto solo ieri con la “Cges” l’accordo definitivo, quindi in tutti questi mesi il colosso italiano - che ha sguinzagliato nei vari comuni interessati al transito del cavidotto Tivat – Gissi i propri tecnici per convincere le popolazioni autoctone ad accettare quest’opera come cosa buona e giusta, non fosse altro perché a livello internazionale l’accordo era già stato accettato e ratificato per il bene energetico nazionale - di che cosa ha parlato fin ora? Del nulla! Ieri, infatti, per un qualsiasi motivo poteva saltare tutto. Perché allora la società Terna, quotata in borsa, si è affrettata ad inviare ai vari comuni interessati i progetti di un qualcosa che non si sa nemmeno se si sarebbe mai realizzata?»

Il progetto nella parte pescarese è stato fin da subito seguito dal consigliere regionale e capogruppo Pdl, Lorenzo Sospiri. Il Comune ha nominato come tecnico responsabile delle operazioni Bellafronte Taraborrelli l’ex superdirigente che dovrà sovrintendere l’intero progetto, qualcuno dice in qualità di Rup e con un incarico del valore forse di circa 2milioni di euro (ma su questo ed altri aspetti non c’è chiarezza).

Solo pochi i giorni fa è stato ufficializzato il percorso preciso del cavo sotterraneo che dalla costa raggiungerà la centrale di Villanova di Cepagatti. Da qui l’energia sarà trasportata con elettrodotto fino a Gissi e a Foggia.

Guardando il grafico del percorso dell’energia nessuno ha ancora spiegato quali ragioni tecniche obbligano il cavo ad “approdare” a Pescara e poi ridiscendere e non puntare dritto a Foggia per poi risalire.

24/11/2010 8.36

 * GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI SUL CAVO

* LA SCOPERTA DEL PROGETTO ED I PRIMI PARTICOLARI SULL'OPERA