Bancarotta Merker, la procura chiede il processo per 36 persone

Alessandro Biancardi

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GIAMPIERO DI FLORIO

GIAMPIERO DI FLORIO

PESCARA. Il pm del tribunale di Pescara, Giampiero Di Florio, ha presentato la richiesta di rinvio a giudizio a carico di 36 persone coinvolte, a vario titolo, nella vicenda della bancarotta della Merker, la fabbrica di rimorchi di Tocco da Casauria.

Al centro delle indagini un buco da 280milioni di euro causato tra il 1999 e il 2003 attraverso la supervalutazione della fabbrica. Gli indagati inizialmente erano 44 ora il pm ha stralciato alcune posizioni per archiviarle tra queste dovrebbe esserci anche l’onorevole Giampiero Catone.

Tra i reati contestati l'associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta patrimoniale e documentale contestata però a 17 persone.

Per l'accusa capo e promotore dell'associazione sarebbe Gianfranco Ramoser, 54 anni, svizzero, all'epoca dei fatti progettista della Merker, che ha già chiesto di patteggiare la pena insieme ad un’altra decina di persone che potrebbero accodarsi alla scelta. Forse.

Tra gli altri indagati risulta il tesoriere Klaus Schmidt; il factotum Hilde Ruth Salerno; il manager francese Christian Binot e sua moglie Claudine Normand; il commercialista Marino Alessandrini, all'epoca consulente della Merker; l'imprenditore Antonio Cascella; Elio Cinquegrana, all'epoca amministratore delegato della Merker. Ora spetta al giudice fissare la data dell'udienza preliminare. La posizione più pesante come è ovvio è quella delle 17 persone a cui viene contestata l’associazione a delinquere, reato più grave e dunque che si prescrive in maggior tempo mentre i reati minori sono già matematicamente avviati verso la prescrizione. Tra gli altri reati a rischio le truffe aggravate ai danni dello Stato e del sistema bancario, false fatturazioni, ricorso abusivo al credito bancario, riciclaggio, false comunicazioni sociali, dichiarazioni Infedeli.

L’inchiesta era stata chiusa a dicembre del 2007 e risultata essere una tra le inchieste più complicate per l’enorme mole di documenti contabili analizzata dagli inquirenti che hanno cercato di ricostruire un quadro torbido fatto di amicizie e scommesse su una impresa che però poteva essere riconosciuta come fallimentare fin da subito. 

Non la pensarono così i numerosi istituti bancari che ora sono ufficialmente parte offesa nel prossimo processo.

23/11/2010 17.10