Porto di Pescara ad un passo dalla chiusura totale

Alessandro Biancardi

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porto pescara

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PESCARA. Gli allarmi lanciati di tanto in tanto sono sempre più radi e del porto canale sembra non preoccuparsi più nessuno. Tra gli operatori cala la rassegnazione.

L’ultimo fronte “caldo” per mesi è stata la querelle politica su dragaggio sì dragaggio no, con gli svariati annunci da Palazzo di città sull’imminenza di una operazione giudicata vitale. Il dragaggio però dopo mesi non è ancora partito a causa di problemi burocratici, operazioni lunghe e qualche passo falso. Intanto, ieri è arrivata la draga ma nessuno sa ancora quando potrà iniziare a lavorare e dove. Si tratta comunque di operazioni minime che non risolveranno né il progressivo insabbiamento né potranno ridare fiducia ai pescatori.

Si naviga a vista e di provvedimento d’urgenza in provvedimento d’urgenza: una pianificazione stabile a medio-lungo termine è sempre mancata ed ha contribuito ad affossare la categoria.

Rimane, infatti, interdetto tra indifferenza degli amministratori l’ingresso a Nord a causa delle secche, oramai irreversibili, provocate dalla diga foranea. Un porto con un accesso interdetto parzialmente basterebbe per far gridare allo scandalo e inchiodare le amministrazioni presenti e passate alle loro responsabilità. Invece nulla e si preferisce voltare lo sguardo altrove ed al porto gli amministratori non vengono volentieri.

Il molo di levante inoltre ha bisogno di dragaggi continui ed è in secca da più di un anno ed ha creato spesso problemi ai pescherecci che aspirano sabbia che finisce nei motori.

 Il traffico navale turistico e mercantile è ridotto all’osso, sparito quasi del tutto e la banchina viene utilizzata solo dai pescherecci più grandi.

Anche il porto vecchio è completamente in secca e non viene fatta più manutenzione da tempo immemore.

Ma ai problemi strutturali del porto si aggiungono quelli propri della categoria dei pescatori relativi ai costi esorbitanti del carburante, ai prezzi all’ingrosso troppo bassi e all’uso smodato delle reti americane, che hanno impoverito ancora di più i fondali. Ecco che il quadro allora diventa desolante.

Ma non è tutto: a complicare le cose anche le ultime prescrizioni sulla sicurezza che ha portato all’istallazione da oltre un anno sul bordo delle banchine di cordoli in cemento che stanno creando non pochi problemi.

 Tutte le operazioni di sbarco del pescato, di imbarco e sbarco delle reti, di servizio di manutenzione ai motori sono ostacolate dalla presenza proprio dei cordoli di cemento che rendono dificili le operazioni più comuni e frequenti.

Il cordolo sarebbe giustificato da motivi di sicurezza e l’appalto è costato diverse centinaia di migliaia di euro, il tutto per sicurezza delle auto in transito. «Da quando la banchina è diventata una strada?», si domandano alcuni pescatori, «per la sicurezza di chi non dovrebbe passare di fatto si creano impedimenti a noi. La sicurezza dei pescatori dipende dalle strutture del porto e non dai cordoli sulle banchine . Abbiamo avvertito anche la capitaneria di porto ma senza esito».

In effetti non è mai sparito il divieto di transito per gli autoveicoli non autorizzati, cioè di chi non è operatore portuale, ma i controlli non sono mai stati stringenti e così il traffico veicolare è progressivamente aumentato.

22/11/2010 13.16