Pd Montesilvano si appella al prefetto: «non possiamo controllare»

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Abolita la norma truffa e il Pd protesta per le nomine dell'azienda speciale.

 

E' arrivata nel corso dell'ultimo Consiglio comunale la cancellazione della norma truffa ovvero l'abrogazione del comma 14 dell’articolo 26 che regalava cubatura in più ai costruttori. 

Un iter lungo e complesso che ha visto la sua chiusura definitiva proprio sulla scadere del tempo.

Sempre venerdì scorso sono stati eletti in Consiglio i revisori dei conti dell’azienda speciale dei Servizi sociali: Umberto Cerqueti, Enzo Diano e Alessio Trinchera. Eletti nel consiglio di amministrazione, invece, Paola Sardella (presidente uscente), Giuseppe La Spada, Pasquale Gentile, Milena Frattone, e Errico Di Giovanni.

Proprio su quest'ultimo è scoppiata la bufera a causa delle rimostranze del Partito Democratico.

La nomina di Di Giovanni, infatti, è stata proposta dal consigliere Gabriele Di Stefano, fino a qualche giorno fa in quota Pd adesso confluito nel gruppo misto, dopo scontri continui con i suoi alleati.

«Si è raggiunto uno dei punti politicamente più bassi di questi tre anni di amministrazione di centrodestra», hanno tuonato Adriano Chiulli (capogruppo Pd) e Luigi Beccia (segretario cittadino): «si è dato l'ennesimo schiaffo alla correttezza istituzionale ed alla necessità di trasparenza richiesta dai cittadini».

Per i due, infatti, di fronte alla necessità di indicare il membro di minoranza del cda dell'Azienda Speciale, la maggioranza è venuta meno alle indicazione dello Statuto votando un membro diverso dall'unico indicato dai gruppi di opposizione.

«E' un comportamento gravissimo e arrogante che pone la minoranza, democraticamente eletta, nella condizione di non poter controllare l'operato dei vertici dell'Azienda».

Per questo gli esponenti del Pd annunciano che chiederanno al Prefetto di intervenire su questa situazione «che si verifica per la seconda volta in questa consiliatura».

E le ire del Pd convergono nuovamente sul consigliere Di Stefano: «è colui il quale ha salvato la traballante maggioranza di centrodestra solo qualche settimana fa rendendosi, di fatto, organico ad essa. In questo modo si è materializzata la gratitudine della maggioranza verso Di Stefano ed ora sono più chiari i motivi per cui il consigliere ultimamente si è fatto stampella del centrodestra».

Sul malcostume di qualche consigliere comunale e su reciproche accusa che si sono scambiati i consiglieri sulle assenze nel corso delle Commissioni, invece, il presidente del Consiglio Vittorio Catone richiama tutti «al senso di responsabilità»,

«Se ci sono dei problemi», commenta Catone, «vi sono anche delle sedi per poterli risolvere come l’ufficio di presidenza del Consiglio comunale. Purtroppo non si può modificare il malcostume di un consigliere comunale, sta al proprio buon senso comportarsi adeguatamente al ruolo che si ricopre. Io, dal canto mio sono disponibilissimo a cercare di  risolvere il problema, ad esempio un’ipotesi potrebbe essere l’istituzione della doppia firma, una con l’orario di ingresso e una con l’orario di uscita».

22/11/2010 8.46