Inchiesta rifiuti, Di Zio può tornare a lavorare

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1586

PESCARA. Quasi libero, di fatto ma non formalmente, l’imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio agli arresti domiciliari dal 22 settembre scorso.

L’inchiesta è quella della procura di Pescara coordinata dal pool Trifuoggi, Mantini, Varone che partendo da Pescara si è imbattuto in una fitta reti di interessi e presunta corruzione che si sarebbe allargata al teramano.

Le ipotesi investigative parlano di «annullamento dei controlli della politica» per agevolare il “Re Mida” dei rifiuti, il monopolista Di Zio che con le sue imprese e società -spesso in compartecipazione con enti pubblici- si è fatto strada negli ultimi venti anni occupando sempre più caselle. Le relazioni con l’assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni, sono frequentissime tanto da far pensare alla procura che il politico fosse di fatto un socio occulto dell’imprenditore. In cantiere c’erano la costruzione di un bioessiccatore e poi un inceneritore a Teramo.

Ieri il gip Guido Campli ha accolto le richieste della difesa di Di Zio che aveva già avanzato istanza di scarcerazione meno di due settimane fa (richiesta rigettata). Questa volta però le richieste erano molteplici e circoscritte: non la libertà ma il permesso di poter uscire a lavorare dalle 9 alle 12, per esigenze di lavoro.

In realtà il gip ha parzialmente accolto le richieste che erano molto più numerose e che di fatto per i pm annullavano di fatto la misura degli arresti domiciliari; per questo la procura si era espressa con un secco no che tuttavia no è stato accolto in pieno dal gip.

Di Zio dunque da oggi potrà tornare nei cantieri delle sue ditte e riprendere il lavoro da dove l’aveva lasciato.

Intanto resta la misura a carico di Venturoni dell’obbligo di dimora che lo “inchioda” nel comune di residenza (Teramo) e gli impedisce di fatto la partecipazione alla giunta (è ancora assessore non essendosi dimesso) e al Consiglio regionale.

E’ invece saltata la conferenza stampa prevista per questa mattina e organizzata dallo stesso assessore alla sanità per presentare il suo “memoriale” e raccontare la sua verità. Ufficialmente l’appuntamento è saltato per sopravvenuti impegni del presidente Chiodi (che doveva prendere parte anche lui all'incontro con la stampa) che non ha mai pensato di far dimettere Venturoni. Nessun dubbio o perplessità del presidente su quanto è emerso dalla Procura: né sulle promesse dell'assessore fatte all’imprenditore né sul fatto che il competente alla Sanità si occupasse degli affari di un privato in un altro campo.

20/11/2010 14.40