Villino Di Fulvio: «non poteva essere utilizzato»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Il villino Di Fulvio, nel periodo della custodia, non poteva essere assegnato ad altre associazioni od Organismi. Il Pd lo sa ma oggi cerca di arrampicarsi sugli specchi».

Continua la polemica dopo la scoperta che l'immobile di via Del Santuario 41 affidato al Comune era tutt'altro che disabitato.

Oggi il consigliere comunale Antonio Sabatini (Pdl) contesta i tentativi del Partito Democratico di dimostrare che tutto sia stato fatto regolarmente e attacca: «l’ex amministrazione aveva solo la custodia dell’immobile di via Del Santuario, nulla più».

Ma in realtà non è andata proprio così dal momento che, dopo un blitz a sorpresa, il villino è risultato abitato (bevande e cibo nel frigo), adibito ad ufficio (con tanto di scrivanie, armadi con documenti, fax, computer, e telefoni vari) e camera da letto (trovato un letto e degli abiti).

Ma il consigliere del Pd, Enzo Del Vecchio, continua a parlare degli ottimi risultati conseguiti dall’Osservatorio Economico e Sociale che aveva sede proprio nell'immobile oggi finito nell'occhio del ciclone. «Il lavoro di ricerca», spiega Del Vecchio, «veniva  svolto prevalentemente attraverso una puntuale e costante raccolta di dati che delineavano i punti di forza e di debolezza del territorio, attraverso contatti con Enti pubblici e privati,  Camere di Commercio, Associazioni imprenditoriali e professionali, Istituti di credito ed altri».
Eppure dalla maggioranza non hanno dubbi: la custodia non aveva concesso al passato governo comunale anche la possibilità di ospitarvi «associazioni amiche», tra cui anche la Pro-Loco Pescara, «per un periodo presieduta dall’ex consigliere comunale Pd Andrea Marconi». Il villino di via del Santuario era originariamente di proprietà della Cooperativa San Giorgio, di cui Di Fulvio è stato co-fondatore. L’immobile è stato posto sotto sequestro in seguito alla morte dello stesso Di Fulvio con l’apertura di un procedimento penale contro i suoi soci; inizialmente la Procura aveva nominato la madre del giovane quale custode del fabbricato.

«Nel 2004 la madre», ricorda Sabatini, «per ragioni sconosciute, ha deciso di trasferire la custodia all’amministrazione comunale di Pescara, ma l’ordinanza di custodia, di fatto, dava al sindaco pro-tempore solo la gestione dell’immobile per la manutenzione ordinaria e straordinaria che la madre non riusciva a seguire, nulla più. Se poi l’ex sindaco pro-tempore ha ben pensato di utilizzare l’immobile per sistemarvi questa o quella associazione, in realtà non ha ottemperato a quanto previsto nell’ordinanza di custodia, quindi ha commesso un errore amministrativo. Né poteva l’eventuale volontà della madre, se corrispondente al vero quanto riportato nelle delibere di giunta in merito alla destinazione sociale dell’immobile, superare o bypassare la legge».

 

02/09/2010 12.04