Costantini mette in discussione la poltrona di D'Amario

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il consigliere regionale Carlo Costantini ha messo in discussione la poltrona del manager dell'Asl Claudio D'Amario.

Lo ha fatto segnalando alla Commissione di Vigilanza della Regione presunte pressioni che il direttore generale avrebbe fatto nelle scorse settimane nei confronti del Comitato ristretto dei sindaci per sanzionare il revisore Fausto Di Nisio (Idv) che nei mesi scorsi aveva denunciato gli strani numeri dell'appalto per la ristrutturazione del reparto materno infantile dell'ospedale pescarese. Ma i due fatti, formalmente, sono da ritenersi distinti e separati. Da quella segnalazione ne nacque una inchiesta che portò agli arresti di alcuni tecnici e membri della ditta.

«Di Nisio», racconta Costantini, «è divenuto il bersaglio di un violentissimo ed immotivato attacco da parte del suo stesso “controllato”, ovvero il direttore generale della Asl di Pescara, che risulta avere recentemente richiesto al Comitato Ristretto dei sindaci che lo aveva nominato di sanzionarlo e di costringerlo a cessare presunti comportamenti contrari ai propri obblighi istituzionali. Dico “presunti”», insiste il consigliere regionale, «perchè tra gli obblighi che avrebbe violato vi sarebbe anche la richiesta di accesso ad atti che avevo rivolto, nell’esercizio delle mie prerogative, al Direttore generale e che lo stesso Direttore generale aveva girato al Di Nisio per le “valutazioni del caso”. E ribadisco “presunti” perche’, nell’esercizio delle mie funzioni, non può essere certo il Direttore generale della Asl di Pescara a stabilire con chi posso e con chi non posso parlare».

Così oggi Costantini chiede alla Commissione se «una simile azione sia compatibile in generale, con i compiti che la legge affida ai manager ed in particolare, con la stessa permanenza di D’Amario» alla Asl.

Nei mesi scorsi Di Nisio, in una precisa denuncia diretta al Procuratore della Repubblica segnalò come nelle carte ufficiali dell'appalto ci fossero una serie di irregolarità formali e sostanziali. Ad esempio evidenziò la presenza di saliscendi pagati due volte: una prima, nel quinto SAL; una seconda con contratto di fornitura, come aveva già riferito Capocasale. 
Di Nisio censurò, inoltre, il fatto che gli stessi oggetti fossero stati allibrati nel quinto Sal al prezzo di €.4.176,00 cadauno; e nel contratto di fornitura al prezzo (più che raddoppiato) di 8.700,00.

Dopo quella denuncia, sfociata poi in una inchiesta della magistratura con tanto di arresti.

11/11/2010 11.09