Spadaccini rimane in carcere: anche il riesame conferma gli arresti

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Riesame dell’Aquila, l’appello verso gli arresti, ha decretato che la decisione del gip pescarese è corretta: Spadaccini deve rimanere in carcere. Per ora.

 

Sul verdetto dei giudici però è pesato «un fatto tecnico»: il mancato arrivo di un verbale in tempo. Venerdì scorso, infatti, l’imprenditore aereo arrestato nell’inchiesta per presunta maxi evasione di 90mila euro era stato interrogato dal pm Mirvana Di Serio per chiarire ulteriori dettagli. Secondo il suo avvocato, Sabatino Ciprietti, Spadaccini avrebbe chiarito una volta di più la sua posizione e dato la sua versione dei fatti. Il verbale stilato però non è arrivato in tempo a L’Aquila dove i giudici si sono pronunciati lunedì senza tenerne conto.

A questo punto è probabile che tra alcuni giorni la difesa possa promuovere una nuova istanza al gip per la riduzione della misura cautelare. Per il momento però è stato ritirato il ricorso contro i sequestri per «meglio valutare le carte del faldone e poiché vi sono moltissimi beni».

Nell’inchiesta della guardia di Finanza sono rimasti impigliati una decina di persone che ruotavano intorno alle società del gruppo Spadaccini con base a Madeira in Portogallo.

Tra gli indagati figurano il notaio Massimo D’Ambrosio, l’avvocato Francesco Valentini e l’ex manager e consulente Leonardo Valenti. 

Ancora una volta Spadaccini avrebbe ribadito la sua linea e cioè che il gruppo di società sarebbe stato creato per svolgere le diverse attività ma senza alcuna finalità di evasione tanto che «tutte le tasse sono state pagate sia in Italia che in Portogallo», ha assicurato il suo difensore.

In realtà la difesa contesta il concetto di «estero vestizione» in quanto non vi sarebbero società estere né inattive né costituite solo per frapporre passaggi ed emettere fatture false (allo scopo di creare fondi neri), viene contestato anche il concetto di «prevalente attività in Italia» che è concetto che la legge individua per stabilire in quale paese bisogna pagare le tasse.

L’indagine intanto continua mentre le fiamme gialle fanno ordine nell’ulteriore documentazione sequestrata il giorno dell’arresto.

C’è però un altro aspetto che non riguarda direttamente l’indagine ma che pare essere una sua conseguenza: la risoluzione del contratto operato dalla Protezione civile verso alla Sorem che aveva vinto un appalto per la gestione dei canadair impegnati nella emergenza antincendio.

Un paio di giorni dopo gli arresti, Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila e destinato a prendere il posto di Bertolaso, ebbe un colloquio con il procuratore Nicola Trifuoggi per capire le implicazioni della inchiesta sulla gestione dell’emergenza. Con i sequestri operati ai danni delle società del gruppo è stato nominato un commissario giudiziale che è tenuto a sovrintendere alla gestione e alla ordinaria gestione. Alla fine di quell’incontro non sembrava fossero emerse urgenze che potessero far presagire la risoluzione del contratto tra Sorem e Protezione civile, cosa che invece è avvenuta solo pochi giorni dopo.

Secondo quanto è riuscito a trapelare vi sarebbe stata una telefonata di «un generale» che opera per la protezione civile il quale avrebbe parlato con un funzionario della Sorem. Il primo avrebbe chiesto rassicurazioni circa la piena operatività degli aerei impegnati. Il funzionario Sorem avrebbe risposto che al momento c’erano problemi inerenti la copertura assicurativa o comunque una mancanza giudicata lieve dall’avvocato Ciprietti. Sta di fatto che il funzionario è stato invitato a mettere per iscritto quanto detto al generale e questa lettera è stata la base per chiedere poi la risoluzione del contratto.

Tale evento ha forse reso più lampante una similitudine che è andata volando di bocca in bocca già dal giorno degli arresti: Spadaccini come Vincenzo Angelini, ex patron del gruppo Villa Pini, adombrando “forze oscure” che avrebbero avuto lo scopo di espropriare l’imprenditore pescarese.

Anche l’avvocato Ciprietti vede una analogia ma precisa che «sono storie diverse e separate. E’ vero però che Spadaccini avanza 47 milioni di euro che l’amministrazione pubblica non paga. Così come Angelini ha dovuto fare i conti con un ritardo di due anni della Regione che non ha voluto stipulare i contratti e questo ha contribuito al fallimento».

Storie e leggende che di solito girano intorno a quelle torte particolarmente appetitose e che scatenano la fantasia di molti. Intanto le condizioni di Spadaccini in carcere sono buone anche se inizierebbe ad accusare psicologicamente la lunga permanenza poiché  sperava molto nel riesame. «Appena uscirà sarà pronto a battersi e a difendersi con tutti i mezzi», avverte l’avvocato.

a.b.  10/11/2010 9.03