Assolti imputati per abuso su villino in Pineta Dannunziana. «abuso "prassi consolidata"»

Alessandro Biancardi

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Assolti imputati per abuso su villino in Pineta Dannunziana. «abuso "prassi consolidata"»
PESCARA. Assolti in appello tutti gli imputati, condannati in primo grado per abuso d’ufficio e abuso edilizio, per la vicenda del villino in via Primo Vere.

Tra gli imputati, ora assolti perché «il fatto non costituisce reato», tre tecnici comunali, Tommaso Vespasiano, Alessandro Coppa e Franco Liberatore, il proprietario della villa, Mario Domenico Farina, l’architetto progettista, Giovanni Placentile e il direttore dei lavori Sandro Domenico Verrigni. Il procedimento era stato originato da un esposto dell’architetto Boccuccia per la demolizione di un villino degli anni trenta in una zona con vincolo di conservazione («B1») e per la costruzione di un edificio più grande.

Una vicenda sulla quale intervennero anche alcuni politici come Maurizio Acerbo e nel 2006 la senatrice dei Verdi, Loredana de Petris, con un’interrogazione parlamentare.

Anni di udienze, ma anche tanti rinvii, avevano portato alla condanna in primo grado di tutti gli imputati con pene che andavano dai due anni agli otto mesi per abuso edilizio e abuso d’ufficio. A comunicare, come ormai di consuetudine quando si tratta di dipendenti comunali, il giudizio d’assoluzione è il consigliere Enzo Del Vecchio (Pd) che considera il pronunciamento della Corte d’Appello «una conferma di competenza ed affidabilità della dirigenza comunale».

Una vicenda per la quale in sede di contenzioso amministrativo, prima davanti al Tar e poi davanti al Consiglio di Stato, i dipendenti comunali nel 2003 vedevano accolte le proprie ragioni. Rimaneva quindi il neo della condanna penale nel 2009, ora del tutto cancellato.

«Ho sempre manifestato rispetto e stima per il loro delicato lavoro», ha detto Del Vecchio, «ed atteso con fiducia il fatidico momento del giudizio finale nella convinzione che tutto si sarebbe chiarito».
IMPRESSIONI A CALDO

«Rimane però l’amarezza di questi lunghi anni di sofferenza a cui sono stati “condannati” questi professionisti», ha continuato il consigliere, «unitamente alle loro famiglie, ed ai disagi che hanno dovuto sopportare in fiduciosa attesa del giudizio finale da parte della giustizia italiana a cui hanno sempre guardato con rispetto come si conviene a chi sa non aver commesso alcun reato». Il tutto avrebbe provocato, secondo Del Vecchio, «un ingiusto e malvagio clima di diffusa diffidenza che poi risulta difficile da scrollarsi di dosso». L’architetto Anita Boccuccia, che dopo la sentenza di primo grado non ha saputo trattenere la gioia al telefono con PrimaDaNoi.it, questa volta ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Dovrà ora decidere se ricorrere in Cassazione. «Se lo facesse sarebbe davvero un accanimento contro la dirigenza comunale», ha stigmatizzato Del Vecchio.

Sulla questione è intervenuto Andrea Iezzi, presidente del Comitato Abruzzese del paesaggio, che ha seguito tutte le fasi del lungo procedimento.

«L'abuso sarebbe diventato lecito attraverso una "prassi consolidata"», ha dichiarato Iezzi dopo aver assistito all’udienza, «E' sconcertante che i giudici abbiano accreditato questa versione, che non nega che l'abuso edilizio è stato commesso; che non nega che l'abuso paesaggistico è stato commesso, ma che rischia di annientare l'architettura storica di Pescara con l'ennesima colata di cemento».

 Manuela Rosa  06/11/2010 11.39