La metamorfosi del sindaco Mascia, così diverso da quel capogruppo di opposizione

Alessandro Biancardi

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D'ALFONSO-MASCIA

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PESCARA. Quando si è all’opposizione si fa presto a parlare e criticare, denunciare, usare toni aspri e duri contro chi gestisce il potere in maniere autoritaria e con fortissimi sospetti di illegalità.

Poi una volta al potere, dimenticate quelle parole, accantonata la coerenza, si cambia registro.

Una metamorfosi difficilmente contestabile quella del sindaco Albore Mascia che da due anni ormai è alla guida dell’ente e che pare stentare nella attività amministrativa che conta. Non sono mancati momenti di contestazione e azioni dubbie che non sono state ancora chiarite tutte, trincerandosi in un silenzio che un primo cittadino non può scegliere. Il piatto forte del sindaco del Pdl sono state le consulenze e questa idea (a parole) di rilanciare l’immagine della città; tutte azioni che dietro hanno celato una enorme spesa pubblica, molte consulenze (tutte affidate direttamente?) per risultati che probabilmente –ad oggi- non giustificano la quantità di denaro pubblico spesa.

Tra le scelte contestate con molte domande senza risposta rimangono quelle relative al festival dannunziano, un vero e proprio festival della consulenza dove non si è badato a spese e ad affidare incarichi (sempre tutti con la trattativa privata) anche a consulenti già noti e con spese molto elevate. Un festival che non è piaciuto nemmeno ai sostenitori della stessa maggioranza. E poi saltarono fuori i misteri di società riconducibili sempre alle stesse persone. Insomma davvero coincidenze incredibili di cui Mascia non si è mai accorto, nemmeno dopo che ne hanno scritto questo ed altri quotidiani.

La trasparenza purtroppo non sarà la qualità migliore che si ricorderà del governo di centrodestra così come è mancata del tutto con il suo predecessore, D’Alfonso, che ha saputo sfruttare il vantaggio delle “carte segrete” poi però disvelate dalle inchieste penali.

E successo per esempio che domande senza risposte e carte segrete vi siano ancora nell’affaire Taraborrelli e sulla costruzione della filovia.

Altre domande senza risposta e polemiche sono state poi sollevate dall'opposizione anche sull’incarico all’ufficio stampa, affidato ad una società riconducibile a chi aveva curato la campagna elettorale di Mascia proprio come era già successo per ben due volte in Provincia a Pescara.

Le nuove polemiche, e veniamo ai giorni scorsi, sono tutte improntate su nuove consulenze e spese per risultati futuri e auspicabili.

Intanto un incarico è stato affidato al noto scrittore, giornalista, storico e presidente del Vittoriale Dannunziano, Giordano Bruno Guerri, per un compenso annuo di 90 mila euro. Una figura di altissimo livello culturale sulla quale non si discute e che ha alle spalle la scommessa vinta di rilanciare la figura di D’Annunzio.

E poi lasciati alle spalle e già dimenticati i Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 si pensa al futuro con la candidatura di “Pescara 2012 Città dello Sport”.

Domani, mercoledì 3 novembre, l’aula consiliare del Palazzo di Città sarà trasformata in un ristorante con annesso palco per uno spettacolo offerto dalla collettività per la Commissione che dovrà verificare lo stato degli impianti sportivi per dare il proprio parere.

«L’iniziativa», commenta il consigliere Del Vecchio(PD), «deve vedere l’impegno di tutti per assicurare alla nostra Città un evento come quello di “Pescara 2012 Città dello sport” compresa l’individuazione delle migliori location anche per l’intrattenimento dei delegati internazionali. Ma, quella pensata dal sindaco Mascia, di trasformare l’aula consiliare in una specie di resort attrezzato per fornire tutti i servizi alla particolare clientela: dai tavoli imbanditi per gustare le prelibatezze abruzzesi ad un palco, che interesserà i banchi dei consiglieri comunali, adeguato per l’esibizione di ginnaste di prima grandezza come la teatina Fabrizia D’Ottavio, e chissà cos'altro ancora, evidenzia tutto il cattivo gusto di questa amministrazione».

Insomma scelte chiare quelle del primo cittadino che però per il momento non può vantare numeri né risultati se per esempio per alcuni spettacoli del festival dannunziano sono stati dichiarate dalla stessa giunta appena 40 presenze.

IPSE DIXIT

Ma si diceva Mascia è cambiato, trasformato da quando è diventato sindaco.

Ecco che cosa diceva appena due anni fa gridando dai banchi dell’opposizione il 19 dicembre 2008 nel famoso consiglio subito dopo l’arresto del sindaco Luciano D’Alfonso.

«… Dunque, se da una parte, con lo spirito cristiano che ci appartiene, siamo tutti umanamente pronti a comprendere la sofferenza personale di coloro i quali si trovano al centro di questa vicenda, la sofferenza dei familiari che li circondano, bene pur tuttavia, siamo chiamati a ricordare che, da questi banchi, da questi banchi, in quasi sei anni di dibattito politico ed amministrativo, innumerevoli sono stati gli appelli alla trasparenza, le richieste sistematiche di puntualità negli atti amministrativi. Innumerevoli sono state le denunce politiche, innumerevoli le contrapposizioni, talvolta a muso duro, talvolta anche in modo assai pacato, invocando, perlopiù inutilmente purtroppo, uno slancio di ragionevolezza politica da parte dei Consiglieri di maggioranza. Abbiamo avuto modo di sottolineare in troppe occasioni che l’appartenenza ad una parte non può essere, non può essere il motivo per la difesa ad oltranza dell’indifendibile».

E poi ancora Mascia che parla dello “stile D’Alfonso”…

«E ancora, denaro dei cittadini distribuito a profusione per consulenze inutili, borse di studio, come se il Comune fosse un’università, attribuite disinvoltamente per fare entrare dalla finestra assunzioni clientelari che non potevano entrare dalla porta principale. Mecenatismi interessati, con costi sociali elevatissimi, per tagliare nastri, inaugurare e mettere in cantiere opere inutili...»

«Mecenatismi interessati, dicevo, con costi sociali elevatissimi, per tagliare nastri, inaugurare e mettere in cantiere opere inutili, come una scultura…»

E per la terza volta interrotto dalla folla Mascia ripetè: «mecenatismi interessati, con costi sociali elevatissimi, per tagliare nastri, inaugurare e mettere in cantiere opere inutili, come una scultura da due miliardi di vecchie lire o un ponte che non ha una reale funzione e che, così come è stato ideato, sarà solo una cattedrale nel deserto».

Consulenze inutili e opere costose, come il ponte (che il centrodestra voleva addirittura fermare...), che poi Mascia una volta diventato sindaco “sposerà” (inaugurando l'opera) e rinnegando quanto aveva già detto. Da notare che nello stesso logo di Pescara 2012, città dello sport, Mascia ha dato la sua approvazione ad un simbolo che riporta proprio le forme stilizzate del ponte del mare.

Sempre in quel consiglio di transizione Mascia parlava anche di una «maggioranza silenziosa e compiacente, che non doveva, non voleva o forse non poteva disturbare e frenare il manovratore. E quando all’interno di quella maggioranza si è levata qualche voce fuori dal coro, o ha continuato a rimanere al proprio posto, come se nulla fosse, o è stata costretta a rientrare nei ranghi, al successivo appuntamento elettorale».

Anche sullo stato di salute della maggioranza di centrodestra sembra intravedere delle similitudini con il passato.

«Oggi è tutto troppo tardi purtroppo», concludeva Mascia riferendosi all'arresto di D’Alfonso, «è troppo tardi per le persone coinvolte, è troppo tardi per la politica che offre la peggiore espressione di sé, è troppo tardi per qualunque ravvedimento. Ma non è troppo tardi per noi pescaresi che, seppur soffriamo nel vedere bistrattata l’immagine e la credibilità della nostra città, continuiamo e continueremo ad amarla con passione».

Parole sante.

 02/11/2010 8.56