Inchiesta Urbanistica, la rabbia di Primavera: «da 10 anni pago. Tutti prendono soldi»

Alessandro Biancardi

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LUCIANO D'ALFONSO

LUCIANO D'ALFONSO

LE CARTE DELL’INCHIESTA. PESCARA. E' il 6 febbraio del 2007. L'imprenditore Aldo Primavera è arrabbiato perchè la sua pratica urbanistica non si muove. *DI BIASE-BRUNO:«SIAMO COPERTI, ABBIAMO LE FATTURE»

Quelle che seguono sono conversazioni importanti per la procura perché a parlare è lo stesso imprenditore intercettato che spiega con dovizia di particolari i meccanismi instaurati, le promesse (per il reato di corruzione basta anche la promessa, dice il codice penale), e la “dazione” come nel caso del locale prestato a D’Alfonso senza fargli pagare l’affitto in cambio di «promesse».

Gli accordi di programma che -da quanto sostiene Primavera- dovrebbero passare in Consiglio non si sbloccano e l'uomo si confida più volte con Centrullo, comproprietario del terreno di via Terra Vergine, e non solo. A volte anche con le figlie, con il conigliere Licio Di Biase, con un avvocato o con uno stretto collaboratore di D'Alfonso che gli coniglia di scrivere un messaggio all'ex primo cittadino e di evitare accuratamente il telefono.

Nelle conversazioni intercettate a sua insaputa dalla Procura Aldo Primavera ammette i versamenti di denaro a favore dell'allora sindaco e fa anche un confronto con le tangenti emerse nell'ambito dell'inchiesta Ciclone di Montesilvano a suo dire decisamente meno elevate.

Qualche mese prima, sempre secondo quanto sostengono gli inquirenti, lo stesso D'Alfonso aveva rivelato a Cetrullo, in un incontro avvenuto all'aeroporto D'Abruzzo, di non poter sposare l'accordo di Terra Vergine perchè già impegnato a fare pressioni sugli accordi di Di Properzio.

Ma Primavera non riesce a farsene una ragione e in un dialogo intercettato sbotta. Per la procura queste dichiarazioni sono ritenute attendibili perchè spontanee, «genuine» e rese a suoi uomini di fiducia.

E racconta: «Quando sento le chiacchiere di Montesilvano, ha dato 1.000 euro a quello, 10.000 euro...io mi metto a ridere, che è 10.000 euro? qua si tratta di centinaia di mila euro se non comincia ad arrivare ad oltre, se vuoi cominciare a fare qualche cosa e non fai niente. Io l'accordo di programma che devo fare sono anni che sto cacciando soldi, soldi, soldi, soldi..... l'unica cosa che mi è costata poco, 25.000-30.000 euro 40.000 euro mi sono costate le diverse progettazioni che ho dovuto far fare da Masciarelli (un architetto, ndr), l'unica cosa che è costata poco, ma mi ha fatto la fattura.., ma diecine e diecine di migliaia di euro adesso, milioni prima, milioni e milioni di milioni li dai al centro destra, li dai a quello, li dai a quell'altro, tutti prendono soldi e non ti fanno più niente, non ti guardano manco in faccia, sai che significa, son venute le persone qua, mo risolvo io che mi potresti dare un contributo, cinquemila, seimila…….e non ti danno niente questo è il problema più grosso».

AVVOCATO: «anche la Corte dei Conti ha affermato che c'è una corruzione impressionante».

Il 20 febbraio 2007 Primavera va da Licio Di Biase e anche con lui si lamenterà degli accordi non mantenuti dal primo cittadino. Racconta di essere arrabbiato perchè è tutto fermo nonostante lui stia dietro a D'Alfonso da «dieci anni», da quando «stava in Provincia». L'imprenditore annuncia l'intenzione di scrivergli una lettera per lamentarsi e minaccia anche di riprendersi il locale di via Coppa Zuccari di Pescara, prestato, sostiene la procura, «a titolo gratuito in corrispettivo del compimento di atti contrari ai doveri di ufficio». E che il prestito a titolo gratuito non si sia rivelato un buon affare lo ammette lo stesso Primavera.

«Io mo un'altra lettera gliela rifaccio, gli dico allora caro Luciano, essendo che tu hai cambiato faccia, hai cambiato umore, di quello che mi avevi promesso, ti sei rimangiato tutto, tu sai gli accordi nostri quali erano, adesso mi hai rinfacciato tutto adesso ti prego che quello che è successo è successo con me, però da domani ridammi il locale, perchè io mi sto perdendo 1.000 Euro al mese per 12 mesi sono praticamente 12.000 Euro al mese, per quattro anni, praticamente sono 4 per 2, 8, 4 per, sono 90.000 Euro che mi sono perso, allora quello io me lo affitto tranquillamente, perchè me lo sta chiedendo molta  gente, via Coppa Zuccari, bel locale 70 metri quadrati con bagno eccetera, essi al bagno non ci stanno andando, però ce lo hanno, ogni tanto vanno a vedere le carte, là dentro ...»

Ed ancora: «le chiavi le ho date a Dezio, e ci stava uno anziano che pure và, che praticamente ogni tanto và,... ma le chiavi ce le hanno loro, però mi hanno detto tu non dire niente a nessuno, che ci sta questo qua, .... capito?...».

Primavera esterna così tutta la propria rabbia per il denaro dato, in cambio del quale aveva ottenuto «solo promesse», arrivando anche proferire una sorta di “minaccia”: «mi dispiace tanto perchè dopo alla fine non è che uno vuole fare un ricatto!...però se succede qualcosa?!....io le polpette di appoggio, con tutta sta massa di da,... di zozzoni, le polpette di appoggio (inc.).... mi hanno preso in giro proprio».

Questa dichiarazione per la procura conferma non solo l’esistenza di numerosi versamenti di denaro, ma anche che i versamenti «non venivano fatti per sostenere un partito politico, ma per corrompere il politico di riferimento».

PRIMAVERA:«CON QUESTA LETTERA LO SCHIAFFANO IN GALERA»

Ma Primavera aveva anche scritto una lettera che voleva spedire a D'Alfonso poi ritrovata, nella sua redazione finale, e sequestrata dalla Squadra mobile di Pescara in un file del pc dell'imprenditore.

La lettera era un invito al primo cittadino (per iscritto perchè era impossibile raggiungerlo telefonicamente vista la paura delle intercettazioni) affinché si impegnasse a risolvergli la questione del terreno sulla Pineta, cioè il proprio accordo di programma, facendogli presenti che anche altri consiglieri, tra i quali Mancini e Bruno (Giuseppe) erano d’accordo.

La missiva viene scritta e concordata tra l'imprenditore e le figlie che limano tutti i particolari per evitare di apparire troppo duri. Le orecchie della procura sono anche lì quando si partorisce la missiva e si inizia la dettatura…

L'idea è quella di consegnarla solo dentro una busta bianca per mezzo di un collaboratore del sindaco.

«...questo è un appunto...è un appunto...sa che è 10 anni che sto appresso a lui che sto spendendo soldi...dagli una corretta, sta qua...», dice Primavera alle figlie.

Nel corso della lettura, una delle due donne, al punto in cui il padre scriveva sulla lettera “la mia famiglia si aspetta da te”, (riferito al sindaco) si altera: «cosa c’entra la mia famiglia qua non c’entra un cazzo, io gli ho detto scrivici invece che i tuoi famigliari ti dicono che tu hai fatto tanto per lui ed in cambio il suo interessamento non si è visto, perché tanto la gente…..noi glielo abbiamo dato i soldi per le cose politiche…..non “la mia famiglia si aspetta da te” cosa c’entra la famiglia».

Ed ancora: «per te, per il tuo lavoro, per le tue elezioni, io glielo vorrei scrivere … è tanto perfetto che gli dovevi fare piaceri personali».

Interviene a quel punto l’altra figlia: «mo ti dico una cosa che con questa lettera… lo schiaffano in galera immediatamente, no, lo indagano, qua ci sta tutte le ammissione le cose cioè, lui non deve fare nessun riferimento secondo me anzi ci deve mettere soltanto di contattarlo e di togliere …piano particolareggiato, quello e quell’altro, senza andare nello specifico, perché se poco poco qualcuno la prende va a finire proprio in galera solo perché se gli chiedi l’interessamento figuriamoci se gli dici tutte le cose che ha fatto ….” .

Le stesse paure vengono poi ribadite dalle figlie a Primavera:

«a pà......stavo rifacendo la lettera, allora, ti stavo dicendo, l'ho rivista con Claudia e lei mi diceva che è ancora più pericoloso, giustamente, mettere le cose per iscritto. Allora io la lettera l'ho rifatta, molto amichevolmente...tutto di.

Per gli inquirenti il dialogo tra i tre nel quale i protagonisti ammettevano che in cambio dell’interessamento per le vicende delle loro imprese avevano dato soldi al sindaco D’Alfonso sono attendibili. «Non vi sono motivi», si legge nel rapporto della Polizia allegato alla relazione della chiusura delle indagini, «di dubitare della veridicità di tali affermazioni, in quanto rese in un contesto di assoluta spontaneità e genuinità».

Alessandra Lotti  29/10/2010 13.54

 



 

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DI BIASE-BRUNO:«SIAMO COPERTI, ABBIAMO LE FATTURE»

PESCARA. 20 dicembre 2007. Per alcuni l'inchiesta Ciclone sulle presunte tangenti e gli stretti legami tra imprenditori del mattone e amministratori pubblici è stata quasi una sorta di ''scuola'' per capire cosa si poteva fare e cosa non si poteva fare nell'ambito dei pagamenti che si ricevono da parte degli imprenditori amici. E soprattutto come agire per mettersi sempre al riparo.

Emerge anche questo dall'imponente materiale raccolto dagli inquirenti nell'ambito dell'inchiesta sugli accordi di programma.
Proprio di questo argomento parlarono in una conversazione intercettata i consiglieri Licio Di Biase e Giuseppe Bruno in una ambientale (dentro un'auto) carpita dagli investigatori.
I due si sbizzarriscono e parlano un po' di tutto, da come fatturare i compensi dell'imprenditore amico alla sorpresa dell'inchiesta di Montesilvano e si interrogano anche sui numerosi appartamenti dell'ex primo cittadino di Pescara, Luciano D'Alfonso.

Giuseppe Bruno e Licio Di Biase partono parlando dell’accordo di programma presentato dalla “Fidia” e di quello presentato da Aldo Primavera, precisando che avevano esaminato i progetti e che quello della Fidia era un intervento “enorme”. Bruno continua dicendo testualmente: «ieri abbiamo messo quello di Fidia».
Licio Di Biase: «eh!, è tosto quello!»
Bruno Giuseppe: «è tosto quello è un intervento enorme, enorme cioè su quello secondo me qualcosa noi alla fine ci dobbiamo tirare fuori...poi alla fine stavano fuori l'architetto..inc;»
Di Biase Licio: «eh!»
Bruno Giuseppe : «mo la prossima la mettono in commissione provo a farcelo vedere...cioè hai capito...cioè secondo me con questi ..inc...perchè là...inc...trecento...trecento appartamenti non sono bruscolini no! e quindi...io con...inc..cioè...un minimo di gancio, qualcosa secondo me, qualcosa ci dovresti tirare fuori cioè non è che te lo metti in tasca tu non, no non l'abbiamo mai fatto però»
Di Biase Licio: «per il contributo al partito...»
Giuseppe Bruno : «tanto quello lo darà a tutti, o per le tessere o per...però...inc...per me ci sta capito perchè è un accordo di programma quindi, ripeto non è che facciamo come a Cantagallo no, però mentre ai partiti glielo dà i contributi, bisogna fare la ricevuta»
Di Biase Licio : «fa la ricevuta, il partito può fare la ricevuta»
Bruno Giuseppe : «allora te li conservi poi eh!!»
Di Biase Licio: «fai la ricevuta che si può anche portare in (inc)»
Giuseppe Bruno : «eh...allora va bene»

La conversazione prosegue e i due amministratori iniziavano a parlare anche della vicenda di Aldo Primavera.
Licio Di Biase affermava di aver già ricevuto del denaro da Primavera, ma giustificava il fatto dicendo che il costruttore gli faceva le fatture e che questo lo faceva stare tranquillo.

Licio Di Biase infatti diceva: «Primavera mi fa, mi fa le fatture...»
Giuseppe Bruno : «della cosa!».
Licio Di Biase : «noi siamo sempre coperti, io ho impostato all'inizio, ma sempre così io l'ho impostato»
Giuseppe Bruno: «anche perchè uno le spese le spese»
Licio Di Biase : «ma io mica me li devo mettere in saccoccia devo fare il giornale, la segreteria cioè sono delle spese»..
Giuseppe Bruno: «dal momento che sono delle spese per il partito ci sono allora possiamo anche avere le entrate per quelle faccende, nella piena legalità..»
Licio Di Biase : «guarda io vado, io vado avanti, vado avanti con il giornale e con le sponsorizzazioni del giornale che mi servono a coprire le spese del giornale e le spese del telefono anche se a volte rimane fuori pazienza però è questo cioè e ci deve rimettere anche i soldi, ci rimetti..»
Giuseppe Bruno: «perchè l'intervento, oh! quelli fanno due torri solo due torri da ventidue piani, poi gli abbiamo chiesto, gli chiederemo di ridurlo (inc), 50 metri, come cazzo......inc..... (dopo c'è una pausa)....quello di Primavera, con il doppio binario»
Di Biase Licio : «Bravo, certo!»

Ma per gli inquirenti la situazione appare chiara e si spiega che «i due amministratori fossero soliti ottenere somme di denaro sotto forma di sponsorizzazioni di vario tipo, sfruttando e facendo “pesare” le cariche politiche ricoperte». Secondo la procura poi la “regolarità formale” dei versamenti non escluderebbe l’accordo corruttivo (dazione in cambio di un atto contrario alla legge).

Ma la Squadra mobile nel corso delle perquisizioni trova anche traccia di versamenti non fatturati ma appuntati su una agenda rinvenuta sulla scrivania di Primavera: un’agenda in simil pelle di colore marrone, dell’anno 1990, con le date corrette manualmente all’anno 2006.

Ci sono numerosi appunti relativi ad appuntamenti ed erogazioni di somme di denaro.

Il 21 dicembre 2006 l'imprenditore fa due annotazioni, una in alto a destra con la scritta ”Ristorante 4 vele a centrale con Licio Di Biase” ed uno in basso al centro con la scritta “riunione Licio Di Biase al ristorante “4 vele” (contributo cena euro 2.000,00)”

«Il pagamento di tale somma», si legge nel rapporto della Polizia, «certamente effettuato in contanti in quanto non è stata rinvenuta alcuna fatturazione in merito, è certamente ulteriore riprova del rapporto corruttivo posto alla base della frequentazione tra l’imprenditore e l’amministratore».

I NO E LE ARRABBIATRURE

Ma ci sono anche imprenditori non disposti a finanziare le iniziative editoriali di Di Biase o che fanno più resistenza di altri a versare 2 mila euro e l'amministratore lancia strali e improperi nel corso di una conversazione con Giuseppe Bruno: «questo pezzo di merda che ha ricevuto veramente i favori, ma i favori grossi...che cazzo di roba....ma va boh ...gente cenciosa..».

Bruno chiude la questione: «ma poi ripeto 2000 euro… la politica , primo o poi ti può ricapitare, capito!!»


«NON TUTTI ABBIAMO UN GUIDO DEZIO»

I due parlano anche dei guai giudiziari di Cantagallo e Bruno sembra stupito dell'arresto affermando «non sembrava» capace di compiere azioni simili.

Di Biase con tono stizzito diceva «ma come non sembrava, porca troia andiamo, perché se succede qualcosa a Luciano D'Alfonso tu ... (inc.) ... offerta ... (inc.) un paio di palle chi cazzo lo sa quello che ha fatto, scusa fa l'affidamento a trattativa privata dei ribassi d'asta! ... chi è che fa sti lavori, fammi capire...»

Giuseppe Bruno affermava ancora : «non se li prende lui, cioè li prende pure lui??? D'Alfonso lui li spende i soldi, capito e li spende chi sa dove»;

Licio Di Biase, continuando a parlare del sindaco D’Alfonso ribatteva ancora «ma come cazzo fa uno con tre anni a farsi con tre anni tre appartamenti e adesso si sta facendo una villa a Lettomanoppello!!!»

Giuseppe Bruno, con tono giustificativo, rispondeva : «però ecco la Villa se lo fai in economia con le ditte che lavorano con il Comune non lo vedo proprio a prendersi le mazzette (inc) ecco questo magari (inc)»

Di Biase Licio, parlando ancora dell'ex sindaco, rispondeva: «qualche giorno fa è passato in commissione stavamo parlando proprio (inc) quando è uscito l'articolo sul giornale che Masci ha preso un contributo elettorale, allora mi ha detto, ha detto ... (inc.) ....adesso ho incontrato il sindaco ......(inc.) ... stava facendo una lezione su come si prendo i soldi senza essere ... (inc.) ..toccati ... allora fa uno: «è certo, mica tutti hanno Guido Dezio che prima o poi lo schiaffano in galera e buttano le chiavi dentro al fiume...».

a.l.  29/10/2010 13.39