Ato pescarese, nuova denuncia di Codici per le assunzioni di D'Ambrosio

Alessandro Biancardi

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GIORGIO D'AMBROSIO

GIORGIO D'AMBROSIO

ABRUZZO. Soltanto ieri il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e l’assessore Di Paolo hanno decantato le gesta del commissario unico per gli Ato abruzzesi che gestiscono il servizio idrico.

In una relazione (che si auspica sarà resa pubblica e magari pubblicizzata) sono contenuti i risultati di questa azione benefica che per la giunta regionale di centrodestra porterà una serie di risparmi e servirà per ottimizzare un servizio sempre al centro di polemiche e bilanci in perdita.

Elogi e complimenti sono stati girati al commissario Pierluigi Caputi che, però, per quanto riguarda almeno la situazione dell’Ato pescarese non sembra essere disposto a chiarire alcuni aspetti fondamentali delle gestioni fallimentari passate e che molto dubbi fa sorgere sui quali tra l’altro indaga la procura. Tra gli indagati l’ex presidente Giorgio D’Ambrosio (accusato tra l’altro di aver utilizzato soldi dell'Ato per la sua campagna elettorale) ma anche alcuni dipendenti come Fabio Ferrante, Vincenzo Di Giamberardino ed il segretario Fabrizio Bernardini.

A cercare di far luce sulla gestione del servizio da anni è l’associazione Codici che ha tentato di scardinare in più modi il muro di gomma alzato dagli amministratori pubblici refrattari alla trasparenza e a dare risposte. Così negli ultimi mesi il segretario Domenico Pettinari ha firmato diverse denunce penali sia sulla gestione dell’Aca che su quella dell’Ato. Su quest’ultimo fronte il tema più caldo e che fa paura è l’assunzione dei dipendenti che negli anni sono stati regolarizzati passando da concorsi dubbi con molti profili di presunta irregolarità o addirittura chiamati direttamente.

E’ un dettaglio forse trascurabile che a beneficiarne fossero amici, parenti, mogli di persone a vario titolo impegnate nella politica. Clientelismo puro, un po’ meno puro il metodo utilizzato che ha portato a gestioni fallimentari, al mancato controllo sull’Aca e alla mancata firma del contratto con la società da controllare.

Tra queste persone assunte ai tempi di D’Ambrosio vi sono due assessori, Di Giamberardino, assessore proprio a Pianella dove è sindaco D’Ambrosio, e Ferrante che è assessore a Lettomanoppello. Un nuovo esposto è stato firmato da Pettinari qualche giorno fa proprio su nuovi documenti faticosamente emersi dalle “cassaforti” dell’Ato.

«Esiste un accordo sindacale», spiega il segretario provinciale di Codici, «del 28.2.2005 a firma della Cgil e di Giorgio D’Ambrosio e tra le tante persone assunte troviamo la figura del Vincenzo Di Giamberardino che viene appunto assunto a tempo indeterminato con Livello 6 che equivale alla Categoria C1, ma oltre a lui vengono assunte altre 7 persone nella Categoria C1. Il grave illecito sta nel fatto che la predetta piante organica prevede solo 7 posizioni per la Categoria C1 e con questa operazione arriviamo ad occupare 8 posizioni. Quindi un dipendente viene assunto in maniera del tutto illegittima cioè in assenza del posto previsto e questo dipendente è il Di Giamberardino Vincenzo che a quella data non possedeva il titolo di studio previsto per occupare quel posto in categoria».

Secondo l’associazione Codici Di Giamberardino al massimo poteva essere assunto con la posizione di commesso telefonista alla categoria A1 ma questo posto previsto in pianta organica scompare improvvisamente, infatti nel verbale di accordo sindacale non c’è più.

«Non serve dire che dal livello 4 al 6 c’è una bella differenza di stipendio», continua Pettinari, «Di Giamberardino Vincenzo e Ferrante Fabio, come si evince chiaramente dal verbale di contrattazione del 28.2.2005, vengono assunti a tempo indeterminato all’Ato solo nell’anno 2005 e cioè dopo essere stati eletti consiglieri comunali e quindi come già denunciato da Codici in violazione dello statuto dell’Ente. Prima del 2005 sia Di Giamberardino che Ferrante erano semplici collaboratori dell’Ato con contratto Co.Co. Co. e quindi non rivestivano la qualifica di dipendente».

Vecchie sollecitazioni sono già giunte all’indirizzo del commissario Pierluigi Caputi che però in questo caso non sarà ricordato per aver fatto chiarezza e messo ordine su questa –in fondo-semplicissima questione. Il commissario ha chiesto un parere all’ufficio legale che ha sostanzialmente sentenziato: «è tutto in regola, Codici si sbaglia». Così sulle assunzioni è tutto regolare, Caputi se ne fa garante e suggella questa sua verità con una bella firma.

Alla diffida di Codici di dichiarare decadute le assunzioni irregolari il commissario ha opposto le sue ragioni ed il presidente Chiodi ieri ha benedetto l’operato del commissario.

All’Ato sono tranquilli e ripetono: «è tutto in ordine». Chi ha ragione?

29/10/2010 9.27