Tutti gli accordi di programma su cui ha indagato la Procura

Alessandro Biancardi

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Tutti gli accordi di programma su cui ha indagato la Procura
LE CARTE DELL'INCHIESTA. PESCARA. Si è tenuta ieri mattina nel tribunale di Pescara l'udienza preliminare dell'inchiesta sugli accordi di programma. Tutto è stato rimandato a febbraio per un difetto di notifica. *LA LETTERA.  IL DIRIGENTE SILVERI: «LAPIDAZIONE MEDIATICA»

 

Una inchiesta materialmente chiusa nel 2007 (gli inquirenti allora hanno smesso di cercare prove) che approda adesso alle prime fasi processuali. Si parte dalla udienza preliminare durante la quale il gip dovrà decidere se rinviare a giudizio i vari indagati.

L'inchiesta, passata di mano a vari pm per poi approdare in quelle del sostituto Varone, ruota intorno agli accordi di programma della giunta D'Alfonso.

Gli inquirenti hanno ricostruito tutti i movimenti e contatti anomali tra rappresentanti dell'amministrazione pubblica e imprenditori del mattone. Una decina gli accordi di programma finiti sotto la lente d'ingrandimento.

C'è ad esempio quello stipulato dal Comune con la Mediterranea Life srl partecipata da Nicola Di Mascio. «L'accordo è stato portato a termine a tempo di record», annota l'accusa: in appena 4 mesi, infatti, il tutto si sarebbe chiuso «con una singolare coincidenza tra il deposito degli atti presso il Comune di Pescara, (ottobre-novembre 2005) e l'inizio del comodato gratuito concesso da Di Mascio ad Europa Prossima».

In questi 4 mesi, sostengono gli inquirenti che hanno monitorato ogni mossa, tutte le difficoltà burocratiche legate all'istruzione di un complesso stralcio del piano particolareggiato sarebbero state superate «con plateale violazione delle conclusioni cui era incaricato il geometra Alessandro Feragalli». Feragalli sosteneva, in pratica, che «non doveva attribuirsi valore economico alle aree che il privato cedeva al Comune» dal momento che la cessione «a titolo gratuito nel Pp7» era «un atto dovuto». Insomma il geometra del Comune sosteneva la cessione gratuita «perché dovuta» mentre, invece, poi gli atti parlano di una cessione a titolo oneroso con sbilanciamento a favore dell’imprenditore.

IL VIAGGIO A NEW YORK

Come contropartita la Procura sostiene che Di Mascio, insieme ad Alessandro Di Carlo, pagò un viaggio a New York effettuato il 4 giugno del 2006 «per mantenere aperta la corsia preferenziale che si era determinata con il gruppo d'azione del primo cittadino».

Parteciperanno a questo viaggio il sindaco, suo figlio, il portavoce Marco Presutti, il fotografo istituzionale Mario Sabatini, l'ex assessore all'Urbanistica Tommaso Di Biase, Alessandro Di Carlo, Nicola Di Mascio, Silvia Cipollini, Moreno Di Pietrantonio.

«Le spese sostenute», annota la Procura, «lasciano presagire che fu proprio l'imprenditore a pagare».

Durante una perquisizione a carico di Di Carlo gli inquirenti hanno scoperto che in quel periodo egli prelevò 20mila euro in contanti: 10mila il 29 maggio del 2006 e altri 10mila il 1 luglio del 2006.

Di questi soldi, dicono le carte dell'inchiesta, non è certificata la destinazione ma si sa che dai conti di D'Alfonso né da quelli della Margherita risulta il pagamento di quel volo o della trasferta.

Sempre nel corso delle perquisizioni, inoltre, sono stati sequestrati alcuni estratti conto delle carte di credito di Di Carlo e spiccano pagamenti effettuati nel corso del viaggio americano: spese, dice la Procura, sostenute per l'intera comitiva.

Spiccano 523,13 dollari spesi il 4 giugno 2004 presso lo Steack Frite, altri 566,47 dollari presso il Sant Ambroeus il 5 giugno del 2006 e 610, 40 dollari spese presso il De Ciro Inc il 7 giugno 2006.

PAGAMENTI IN NERO E IN CHIARO

Il secondo accordo di programma su cui ha indagato la magistratura pescarese è la proposta dalla Gistimmobili srl rappresentata da Nicandro Buono «che ha il domicilio fiscale presso la stessa sede di Europa Prossima», si annota nelle carte.

L'imprenditore compare anche nel noto elenco Dezio con l'indicazione '2,5 N'. Lo stesso in sede di interrogatorio ha confermato che il braccio destro dell'ex sindaco partecipava alle riunioni prodromiche alla pattuizione delle condizioni per l'accordo di programma, in veste di delegato di D'Alfonso

Questo- sempre secondo la tesi accusatoria- vuol dire che i 2500 euro effettivamente elargiti al sindaco siano stati su esplicita richiesta «per ottenere i suoi favori nel corso dell'approvazione dell'accordo di programma».

Dezio ammette che le cifre annotate si riferiscono a contributi richiesti per la Margherita ma assicura che si tratterebbe di un programma di contribuzione privo di effettività.

Terzo accordo di programma: edificabilità di un lotto di terreno in via Terra Vergine. La proposta di emendamento con il quale si proponeva la trasformazione della destinazione urbanistica è stato presentato dai consiglieri Lucio Di Biase e Bruno Giuseppe ed è stato rigettato nella riunione del 27 ottobre 2006 «nonostante la perorazione di Di Biase».

Questo accordo di programma era stato proposto dai comproprietari Aldo Primavera (il cui referente politico è indicato proprio in Licio Di Biase) e Ermanio Cetrullo.

Primavera allo stesso tempo era interessato anche all'approvazione del programma integrato relativo alla zona Pineta D'Annunziana.

Sarà poi D'Alfonso a spiegare a Cetrullo, ricostruisce la Squadra mobile di Pescara, le ragioni della bocciatura dell'emendamento: le spiegazioni saranno date dall'ex primo cittadino durante un incontro all'aeroporto di Pescara, luogo scelto «per proteggersi da ascolti indesiderati».

D'Alfonso spiegherà la necessità di sostenere gli interessi di Di Properzio, fatto questo che non gli consentirà di insistere anche sull'emendamento che riguardava via Terra Vergine.

D'ALFONSO E DI PROPERZIO

E’ lo stesso Di Properzio che ha sempre finanziato le campagne della Margherita nel periodo 2003-2005.  La Procura ha ricostruito anche i contributi elettorali fatturati: ci sono 3 mila euro nel 2003 per D'Alfonso, 5 mila nel 2004 e altri 5 mila euro e 10 mila nel 2005.

Nel 2006 però «stranamente» i versamenti in favore della Margherita scompaiono ma secondo gli inquirenti è evidente che i pagamenti per il partito di D'Alfonso non siano stati annotati in contabilità ufficiale ma nell'appunto '50 N' sequestrato a Dezio.

Sempre dalle movimentazioni bancarie la procura ha individuato «singolari movimenti» nel conto dell'imprenditore: il denaro entra in questo conto e ne esce in modo che non ne sia controllabile la destinazione. Si tratta di assegni negoziati con la causale 'a me medesimo'.

Di Properzio, inoltre, è stato intercettato mentre parlava con un suo dipendente dei versamenti ai politici e afferma: «quelle cose le ho fatte versare sul mio conto».

«Che D'Alfonso sia stato tutore degli interessi di Di Properzio nel Consiglio comunale», scrive la Procura, «è ampiamente dimostrato dall'atteggiamento che il sindaco ha tenuto nella vicenda dell'area degli ex serbatoi. L'area era interessata da un intervento di riqualificazione urbana ma una parte era risultata essere demaniale ed occupata abusivamente dall'imprenditore. Di Properzio avrebbe voluto riscattarla per 250 mila euro ma solo l'opposizione in Consiglio riuscì a fermare il tutto».

NICOLA FERRARA E I PAGAMENTI DI PRIMAVERA

Le indagini bancarie sul consigliere Nicola Ferrara, invece, avrebbero dimostrato come proprio lui abbia in più occasioni ottenuto pagamenti da Primavera «dissimulati dietro apparenti versamenti alla società Oasi e un finanziamento mascherato in contributo per una vettura per attività sociali a favore di anziani, disabili e famiglie disagiate per un importo di 6 mila euro».

Un altro accordo su cui ha indagato la procura è stato quello del programma Riabitua srl presentato a gennaio 2007 da Franco Lamante che ha stretti rapporti con Licio Di Biase con il quale si incontrava spesso e parlava frequentemente al telefono.

Secondo quanto emerge dall'inchiesta il consigliere avrebbe dato all'imprenditore anche notizie riservate circa i lavori della Commissione Consiliare e gli avrebbe spiegato «sto cercando di farti andare avanti la pratica senza i vari passaggi in commissione».

Un altra volta, dopo aver informato Lamante sull'iter, Di Biase chiese esplicitamente del denaro per le sue pubblicazioni.  Per la procura «è rimarchevole il fatto che nella determinazione del valore delle aree da urbanizzare conferite dal privato al Comune si applichi il prezzo di mercato come se si trattasse di aree edificabili e non di relitti privi di qualunque valore economico».

C'è poi l'accordo di programma presentato in data 30 agosto 2005 dalla Florida Srl: una proposta di intervento in variante al Prg sull'area a ridosso della Nazionale Nord per la realizzazione di 14 mila metri cubi di volumetria residenziale a firma dell'amministratore Gaetano Cardano.

Il 10 novembre 2005 Florida chiede la soluzione della vicenda con un accordo di programma. La proposta di piano integrato portato in istruttoria prevedeva il cambio di destinazione da verde pubblico a ''residenziale libera e pubblica'', contro la cessazione del Parco. Ma secondo la Procura la proposta «è viziata da una evidente abnormità, in essa, infatti, l'area del parco è proposta per la riqualificazione a verde pur essendo già di fatto un parco in uso pubblico».

Quanto al calcolo convenienza pubblico-privato un dato balzerebbe agli occhi: «in quota di convenienza pubblica», scrive la Procura, «si calcola il costo del Parco Florida che il privato cede al Comune in 150 euro al metro quadro. Una valutazione inaccettabile, poiché riferita a prezzo di mercato di area edificabile. In una delle schede sequestrate è annotato il valore reale: 25 euro al mq».

Il geometra del Comune Feragalli ha spiegato che i dati gli sono stati imposti dal dirigente Silverii. Lo stesso Feragalli aveva espresso dissenso: «è inopportuno l'uso dello strumento dell'accordo di programma per promuovere una iniziativa simile anche in considerazione della non apprezzabile contropartita in sede di valutazione della convenienza pubblica».

VINCENZO DOGALI

Al centro dell'inchiesta c'è anche l'allora presidente della Commissione Urbanistica, Vincenzo Dogali. Le intercettazioni dimostrano strettissimi rapporti tra lui e l'imprenditore Michele D'Andrea.

I documenti acquisiti dimostrerebbe che proprio Dogali avrebbe «contrabbandato» al Consiglio il 'trucco' per l'incremento di cubatura. Inoltre, le intercettazioni documentano richieste di Dogali al gruppo D'Andrea, al gruppo Di Vincenzo e Catani per il reperimento di un appartamento a costo di favore.

Dogali farà precisi resoconto del suo operato al portavoce del sindaco «a dimostrazione», sostiene la Procura, «che fosse proprio il sindaco ad avere indicato di soddisfare le pretese degli imprenditore».

AUMENTO DI CUBATURE E 700 APPARTAMENTI

C'è poi l'accordo di programma presentato il 5 agosto 2005 dal costruttore Enio Chiavaroli che chiedeva l'aumento di cubatura per la costruzione di 700 appartamenti in una zona a sud della città, contro un parcheggio a servizio della comunità. Secondo le intercettazioni le proposte di Chiavaroli avevano l'avallo del sindaco. Ma Chiavaroli porta avanti con la Montedil Srl un altro accordo di programma con il quale chiede di traslare cubature della strada Parco all'area di via Pantini, adiacente alla pineta D'Avalos.

Nella questione parco nord, invece, sono coinvolte anche 2 società: la So.Pe.Co di Domenico Catani interessata a realizzare 3 fabbricati residenziali di 8 livelli nell'area adiacente via gioberti in cambio della cessione del parco Nord, e la S. Michele Srl di Michele D'Andrea e Franco Olivieri.

«Rilevante», annota la procura, «l'incontro tra Dogali e Catani avvenuto il 17 marzo 2007 presso lo studio di Dogali in ospedale e monitorato grazie intercettazioni».

Il colloquio verte sulla possibilità di spostare volumetrie che il Catani perora a suo favore. Proprio in quei giorni, «con grande tempismo», Dogali formula una improvvisa richiesta di ottenere un appartamento per la figlia. Il senso della richiesta sarebbe palese: «Dogali», scrive la Procura, «non vuole un appartamento da comprare ma un appartamento in regalo».

Altre intercessioni Dogali le avrebbe avute con Alfio Sciarra detentore di quote So.Pe Co. E D'Andrea.

C'è poi l'accordo di programma di quest'ultimo per via Spiga, Giotto e Raffaello: «una proposta singolare», scrivono gli inquirenti, «perchè l'area è già compresa in un comparto edificatorio e non si giustifica il riesame con un accordo di programma». Però «su istruttoria favorevole di Silverii e parere favorevole della commissione edilizia presieduta da Licio Di Biase il Consiglio ratifica accordo».

La relazione del dirigente indica in 100 euro al metro quadro il valore delle aree cedute al Comune. «Si tratta», annota la Procura, «della solita arbitraria determinazione che indica chiaramente quale 'grimaldello' di discrezionalità avesse in mano D'Alfonso, tramite il suo uomo di fiducia».

Le aree, facendo parte di un comparto edificatorio «andavano cedute gratuitamente».

Il nome di Chiavaroli Enio e D'Andrea Michele, chiudono gli inquirenti, si trovano annotati sulla lista Dezio con l'indicazione '5 N'.

Durante l'interrogatorio Chiavaroli si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Alessandra Lotti   28/10/2010 14.00

 


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LA LETTERA.  IL DIRIGENTE SILVERI: «LAPIDAZIONE MEDIATICA»

 Di seguito pubblichiamo la lettera inviata dal dirigente del Comune, Gaetano Silveri, indagato nell’inchiesta sull’urbanistica.

 

Egregia redazione di PrimaDaNoi.it,

Gentile Alessandro,

la lodevole premurosa meticolosità con la quale esponete le tesi accusatorie mi impone di formulare un invito alla prudenza, nel beninteso interesse personale, ma anche per il bene dell'informazione corretta e consapevole.

Esporre e sostenere tesi accusatorie in una sede riservata come quella dell'udienza preliminare è del tutto accettabile, tenuta presente la possibilità di dimostrarne l'assoluta infondatezza. E' la civilissima dialettica processuale, che ha sottratto il processo penale da quel carattere inquisitorio che da sempre ha costituito il retaggio di sistemi arretrati. Ma nel momento in cui tali tesi vengono esposte, al di fuori di ogni possibilità di difesa e di confutazione, in una sede pubblica, le stesse assumono quel carattere odioso che agli spiriti liberi e liberali le fa apparire come inaccettabili. Dico questo perchè, nell'essere chiamato ripetutamente in causa nei vostri articoli come cuore di un presunto sistema associativo volto a piegare i meccanismi di valutazione dell'interesse pubblico agli interessi privati e personali di pochi, ho la piena consapevolezza che riuscire a dimostrare la mia assoluta ed incontrovertibile onestà su tutti i piani, a partire da quello intellettuale, davanti agli organi giudiziari, non sarà sufficiente a ripristinare l'integrità di un'immagine scalfita dal tarlo del

sospetto. Tra l'altro, l'ultimo articolo riporta una serie di considerazioni in merito ad accordi e procedimenti che non hanno neanche raggiunto la soglia minima di credibilità che avrebbe permesso al magistrato della Procura di chiedere il rinvio a giudizio. Nonostante questo, nonostante non ci sia materiale perchè fosse richiesto il processo, non avete evitato la possibilità di incoraggiare la lapidazione mediatica che deriva da un simile approccio, che privilegia la notizia a tutti i costi e deprime le garanzie di integrità dell'immagine delle persone coinvolte.

Quando sarò riuscito a dimostrare, ad esempio, che valutare le aree di cessione degli accordi di programma con i criteri preordinati alla determinazione delle indennità di espropriazione (accusa che mi viene costantemente rivolta dalla Procura) è regola imposta dal Ministero dei Lavori

pubblici con la Guida ai programmi di riqualificazione, oltre che dal Regolamento comunale per la formazione dei programmi complessi, chi dirà alla pubblica opinione che il mio operato è stato limpidamente teso a garantire la piena salvaguardia dell'interesse pubblico?

O quando avrò dimostrato, con la semplice esibizione di un attestato di servizio, che la mia carriera non è stata "fulminante" grazie al Sindaco D'Alfonso, come sostenuto dalla Procura e da voi riportato nell'articolo di ieri, ma deriva da un "cursus onorum" di tutto rispetto che ha attraversato quasi trent'anni e tutte le amministrazioni che si sono succedute, chi lo andrà a dire a chi si è già formato una diversa ed irreversibile opinione?

Nessuno fino ad ora si è preoccupato di verificare la mia versione dei fatti, e nessuno se ne occuperà nel momento in cui il loro accertamento condurrà ad un giudizio di perfetta liceità e di assoluta

corrispondenza all'interesse pubblico degli interventi assentiti. Gli accordi di programma per i quali sono accusato, oltre ad essere perfettamente conformi alle regole di legge e di regolamento, hanno portato alla Città importanti acquisizioni, da tempo attese e che mai sarebbero giunte a destinazione, quanto meno in tempi accettabili, quali la realizzazione di via Benedetto Croce tra via Vespucci e via da Vestea, a costo zero per l'amministrazione comunale, oppure ben km. 1,2 di ex tracciato ferroviario tra la stazione di Portanuova ed in quartiere Aternum, o l'ampio parcheggio d'imminente inaugurazione tra via Bovio e via Delfino Spiga, e tanto altro.

La vostra, cara Redazione, è una responsabilità altrettanto grande quanto la mia, dirigente pubblico. Io ritengo di aver ampiamente onorato la mia, e di continuare a farlo quotidianamente. Vorrei, per voi e per me stesso, oltre che per tutti coloro che si trovano coinvolti, per questioni legate al ruolo

politico o professionale, in un'attività di verifica della loro attività, che possiate avere la stessa orgogliosa sensazione. Vi saluto con la certezza che la lettura di questi brevi cenni di riflessione non vi lasceranno senza una possibilità di ulteriore consapevolezza.

Gaetano Silverii

 

Egregio dirigente,

Gentile Gaetano,

pubblicare atti giudiziari (non più coperti da segreto e di grandissima rilevanza pubblica) è ancora lecito. L’errore che si fa è quello di considerare lecito pubblicare soltanto “i reati”, invece, informazione significa riportare  fatti di interesse ed utili per la collettività .

La «tesi accusatoria» è di solito riportata tra virgolette e si intende di solito “l’opinione”che il magistrato che ha indagato si è fatto. Altra cosa sono invece situazioni, atteggiamenti  e fatti reali non smentibili che acquistano rilevanza perché compiuti da persone elette o pubblici ufficiali.

Fare tutto questo significa soltanto svolgere il nostro dovere (che va bene ed è utile solo quando si parla di altri)  ma comprendo anche bene che sia cosa poco usuale per la piccola aia che è l’Abruzzo. Io mi domando ancora come sia possibile che certe cose non siano state pubblicate anni fa…

Non è vero che non vi sia possibilità di difesa o di replica: ne approfitto per ricordare che sempre le leggi (quelle scritte e vigenti) prevedono il diritto di replica che non è una concessione ma un dovere per il giornalista (ne diamo ampio esempio proprio in questo caso).

Gentile Gaetano probabilmente ricorda la mia correttezza e la mia disponibilità ma queste non bastano per non poter onorare le regole del mestiere che svolgo. Spero per lei che tutta questa storia si risolva nel nulla.

Quanto al nostro orgoglio, quello è ogni giorno più grande, sicuri che l’onestà è un valore che non si predica ma si pratica anche tra mille difficoltà create da quel sistema che ci individua come il cancro.

a.b.  28/10/2010 20.30