Di Stefano (Pd) salva Cordoma. Bufera nel centrosinistra

Alessandro Biancardi

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PASQUALE CORDOMA

PASQUALE CORDOMA

MONTESILVANO. L'opposizione le ha provate tutte per non arrivare al voto. “'Ribelli” assenti. Maretta tra la maggioranza che attacca Biferi (Udc). Pd contro il 'suo' Di Stefano.

Alla fine il voto salva la giornata: 14 consiglieri approvano, 10 non approvano la delibera sul riequilibrio di Bilancio. Anche in caso di sconfitta il governo non sarebbe caduto ma il voto positivo di oggi ha almeno salvato la faccia. La maggioranza Cordoma non sembra affatto schiacciante e nel primo Consiglio dopo le dimissioni ritirate non sono mancati colpi di scena.

L'opposizione le ha provate tutte per cercare di non arrivare alla votazione: subito il consigliere di Rifondazione Comunista Cristian Odoardi ha chiesto che il Consiglio prendesse prima atto della revoca delle dimissioni del sindaco, poi Leo Brocchi (Ple) si è domandato se la presa d'atto da parte del Consiglio, avvenuta solo oggi, non fosse tardiva. «Tutto in regola», ha replicato il presidente Vittorio Catone.

Polemiche anche sulla votazione della delibera ripresentata questa mattina senza modifiche rispetto al 28 settembre scorso. «Il Consiglio ha già votato contro», ha detto l'avvocato Brocchi, «qui c'è un problema di inammissibilità. Non approvare o disapprovare non sono la stessa cosa. Se nella delibera non è cambiato nulla il Consiglio non si può esprimere nuovamente perchè ha già esaminato e disapprovato. Noi non abbiamo omesso il voto, abbiamo votato contro», ha sottolineato ancora. «Questo è un problema serio, questo che stiamo facendo oggi non si può fare».

Ma a fornire rassicurazioni e chiarimenti è intervenuto l'assessore Emidio Di Felice che ha spiegato che l'amministrazione si è consultata con il vice prefetto: «tutto quello che sta accadendo oggi», ha spiegato Di Felice, «è concordato con la prefettura di Pescara. Abbiamo seguito i loro consigli. E' tutto nella norma. La delibera che non è stata approvata era solo una presa d'atto. L'equilibrio di Bilancio è stato già votato. Questo è un atto con tutti i crismi».

Si è così proceduto e il nuovo 'sgambetto' è arrivato dal consigliere Odoardi che ha chiesto, prima, la verifica del numero legale, poi, ha abbandonato l'aula insieme ai colleghi Brocchi, Bratti (Pd), Di Pasquale (Pd), Cipolletti (Rialzati Abruzzo), Biferi (Udc), Maragno e Di Giovanni (Movimento Verso il Futuro Partito Pdl).

Gabriele Di StefanoFermo al suo posto il consigliere Pd, Gabriele Di Stefano, che in un precedente intervento aveva garantito, senza scomporsi poi tanto, la sua «fedeltà alla maggioranza Cordoma per il bene della città». Così facendo grazie alla sua presenza il numero legale è stato garantito.

Il presidente Catone ha poi dato la parola a Valter Cozzi (Udc) che ha chiesto in risposta alla richiesta di Odoardi di votare immediatamente la delibera. E' scattato un applauso e i consiglieri usciti sono tornati subito al posto.

OSCARO BIFERIPiù amaro il rientro per Biferi che non ha trovato più la sedia, spostata da Benito Olivieri (Pdl). Non sono mancate frecciate del secondo al primo: «devi andare dall'altro lato», gli ha detto, «questa è la maggioranza, di là ce la minoranza». Lo screzio è stato interrotto da Cozzi che ha chiesto a Olivieri di smetterla.

Tra Biferi e i suoi dell'Udc, Maria Rosaria Parlione, Emilio Di Censo e Cozzi sempre gelo assoluto e una sedia vuota per mantenere le distanze.

Durante le dichiarazioni di voto il consigliere Udc ha ribadito i suoi dubbi e annunciato il voto contrario. «Siamo in presenza di una amministrazione efficiente?», ha chiesto, «esiste un elenco vero, reale, delle opere effettuate? Esiste un cronoprogramma dei lavori da effettuare? Sappiamo i tempi certi di questi o possiamo tranquillamente attingere in quel linguaggio che in politichese ci dice: vedremo, faremo, realizzeremo?»

Al momento del voto si sono accodati al no gli esponenti di Pd, Rc, Maragno e Di Giovanni e Cipolletti. Voto contrario anche quello Di Stefano. Si è astenuto, come l'altra volta, il presidente del Consiglio Vittorio Catone.

Nel dopo Consiglio il Pd si è scagliato contro Di Stefano per non aver abbandonato l'aula nel momento dell'uscita dell'opposizione e salvando di fatto la vita al governo Cordoma garantendo il numero legale. «Il suo comportamento», ha commentato il coordinatore provinciale Luigi Beccia, «è estremamente grave. Di Stefano ha adottato una linea in netto contrasto con quella del Partito e del Gruppo Consiliare, convintamente decisi a mandare a casa questa amministrazione. Garantendo il numero legale ha danneggiato gravemente l'azione dell'intera opposizione».

Beccia ricorda che Di Stefano non è tesserato del Pd ma solo membro del gruppo Consiliare, ma «ritenendo comunque il suo operato lesivo dell'immagine del Pd e della sua linea politica, i suoi comportamenti verranno valutati nei prossimi giorni negli organismi di Partito e col gruppo consiliare».

«E' evidente», ha commentato invece la consigliera regionale del Pd, Marinella Sclocco, «che ad oggi Cordoma non ha più i numeri per andare avanti, tranne che per qualche sporadico e non so quanto affidabile regalo».

Alessandra Lotti  23/10/2010 17.58