Fotovoltaico, le proteste di Turrivalignani: «le nuove norme ci pensalizzano»

Alessandro Biancardi

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TURRIVALIGNANI. Le nuove norme sarebbero in contrasto con lo spirito del federalismo fiscale e arriva in un momento che vede gli enti locali operare in una situazione d’estrema difficoltà.

Con una delibera di Giunta, la n. 53, dello scorso 21 settembre, il Comune di Turrivalignani ha chiesto al Ministro dello Sviluppo economico, al Ministro dell’Ambiente, al Presidente nazionale ed a quello regionale dell’A.n.c.i. (Associazioni nazionale Comuni d’Italia), di «aprire un tavolo di concertazione al fine di modificare l’art. 19» del Decreto Ministeriale 6 agosto 2010.

La disposizione in questione, si legge nel documento allegato alla delibera, «inspiegabilmente, cancella con un sol tratto di penna» il trattamento di favore riservato agli enti locali in materia di «produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare».

Infatti, la Legge Finanziaria del 2008 stabiliva che quando i soggetti responsabili di impianti fotovoltaici fossero enti locali non venisse fatta alcuna distinzione, relativamente alla tariffa ed al contributo G.S.E. (Gestore Servizi Elettrici), tra “impianti realizzati a terra” e quelli “sul tetto”, garantendo agli stessi enti locali un contributo maggiorato del 25% circa rispetto ad altri soggetti realizzatori.

L’articolo 19 del Decreto Ministeriale del 6 agosto 2010 equipara enti locali e soggetti privati, provocando, in tal modo, una significativa diminuzione delle entrate in bilancio previste in molti Comuni che hanno investito nelle energie alternative, specie quelli di modeste dimensioni.

«La Finanziaria summenzionata», dicono dal Comune, «consentiva alle amministrazioni locali di poter investire nella produzione d’energia fotovoltaica ed ammortizzare i medesimi investimenti in tempi ragionevoli, così da migliorare lo stato attuale delle proprie finanze, che negli ultimi tempi ha costretto gli enti locali a tagliare i fondi destinati ai servizi essenziali alla comunità».

Nel contempo i Comuni potevano partecipare concretamente al perseguimento dell’obiettivo, stabilito dal Protocollo di Kyoto, di diminuire del 20%, entro il 2020, le emissioni di C        O2. Obiettivo recepito dal “Patto dei Sindaci”, sottoscritto presso il Parlamento europeo di Bruxelles da 500 primi cittadini europei.

«La nuova norma dello scorso agosto rimette tutto in discussione», contestano dal Comune, «ponendosi in contrasto con lo spirito del federalismo fiscale e proprio in un momento che vede gli enti locali operare in una situazione d’estrema difficoltà».

22/10/2010 10.29