Incompatibilità Ferrante, l'assessore in Consiglio: «non esiste»

Alessandro Biancardi

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LETTOMANOPPELLO. E' stata discussa nel corso dell'ultimo Consiglio comunale la posizione dell'assessore comunale e dipendente Ato Fabio Ferrante.

Il gruppo d'opposizione Libera Scelta aveva presentato una interrogazione per conoscere le intenzioni dell'amministrazione pubblica nella vicenda che coinvolge l'assessore Ferrante, al centro di un esposto dell'associazione Codici per presunta incompatibilità tra il suo ruolo di amministratore e dipendente dell'ente d'ambito pescarese.

Ferrante nel corso del Consiglio ha dichiarato che non vi è nessun conflitto perché lui sarebbe stato assunto all’Ato nel 2003, mentre è stato eletto consigliere per la prima volta nel 2004.

«L’assessore», racconta il consigliere Mario Di Mascio che aveva potocollato l'interrogazione, «ha dichiarato che in questo periodo di “colloqui” con gli inquirenti, perquisizioni e valutazioni legali, si sente piuttosto stressato ma fiducioso nell’operato della magistratura, che certamente avrà modo di verificare la propria estraneità ai fatti che gli vengono contestati».

Comunque avrebbe assicurato le proprie dimissioni da consigliere ed assessore nel caso non si sentisse sufficientemente  sereno per continuare proficuamente la propria opera di amministratore comunale.

Circa quanto riferito dal vicesindaco (assente al Consiglio Comunale) nel blog di Libera Scelta sul colloquio di Fabio Ferrante col Sindaco e la consultazione del legale del Comune, entrambi hanno negato categoricamente che ciò sia avvenuto.

Libera Scelta si è dichiarata soddisfatta dell’andamento della discussione: «il tutto è avvenuto in un clima civile e sereno, pur nella gravità e delicatezza del tema. Lo stesso Assessore Fabio Ferrante non si è sottratto alla discussione, rispondendo personalmente ai quesiti dell’interrogazione».

I consiglieri di maggioranza hanno manifestato la propria fiducia e solidarietà nei confronti dell'assessore.

 CODICI: «NON E' COSÌ» 

Ma alle affermazioni di Ferrante replica Domenico Pettinari dell'associazione Codici, promotrice dell'esposto alla magistratura.

Secondo il coordinatore provinciale, infatti, le date riferite da Ferrante «non coincidono con i documenti a nostra disposizione» ma anche se quella ricostruzione temporale fosse esatta «al momento della nomina a consigliere comunale», spiega Pettinari, «doveva decadere il rapporto di lavoro con l'ente d'ambito. Ovviamente non era solo Ferrante a doverlo dichiarare decaduto ma il presidente D'Ambrosio e il segretario generale Fabrizio Bernardini. Ma mai niente del genere è avvenuto, né ieri, né oggi con il commissario Caputi».

Per l'ufficio legale di Codici, insomma, la norma statutaria dell'Ato è chiara e va rispettata: «la legge nazionale in materia, la Galli 36/94 rimanda per i casi alla legge regionale e in questo caso specifico alla cosiddetta 'Costantini- Pagano' con la quale si riconosce in capo allo statuto degli enti d'ambito il potere di definire l'organizzazione interna».

21/10/10 13.00