Cominciato il processo sui ricatti a luci rosse. Lady Bmw in udienza ad aprile 2011

Alessandro Biancardi

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PESCARA. È iniziato questa mattina al tribunale di Pescara il processo sui presunti ricatti a luce rossa il cui imputato principale è Ernani Barretta, titolare del rifugio Valle Grande di Pescosansonesco.

Secondo l'accusa insieme all’amico Helg Sgarbi (già condannato in Germania per gli stessi fatti), Barretta avrebbe posto in essere alcuni ricatti ai danni di famose donne facoltose tedesche tra cui la miliardaria tedesca proprietaria della casa automobilistica Bmw, Susanne Klatten.

Un processo che promette di essere mediatico solo a metà perché stamattina i giudici in forma collegiale hanno negato la possibilità di svolgere le riprese in aula giudicando preponderante il diritto alla riservatezza degli imputati rispetto al diritto di cronaca. Questa mattina tuttavia di imputati non ce n'erano in aula e per circa tre ore accusa e difesa si sono contrapposti in maniera netta su diversi punti procedurali e preliminari al dibattimento.

La difesa ha proposto un fuoco di fila di eccezioni cercando di fermare in più modi il processo accusando l'accusa di aver commesso diversi errori procedurali che avrebbero generato l’impossibilità di svolgere il processo per difetto di giurisdizione. Insomma gli imputati non potrebbero essere giudicati dal tribunale italiano ma da quello tedesco o svizzero dove sono avvenuti i ricatti e questo sul filo dei commi e delle interpretazioni normative.

Secondo l'avvocato Melania Navelli che difende gran parte degli imputati insieme al collega Sabatino Ciprietti, il difetto di giurisdizione sarebbe dovuto alla mancata procedura di estradizione che la procura avrebbe dovuto avviare nei confronti della Germania rispetto agli imputati italiani perché i reati sarebbero stati commessi all'estero. Per questa mancanza l'Italia, secondo l’avvocato Navelli, non avrebbe giurisdizione in merito. Altre eccezioni hanno riguardato poi il decreto che dispone il giudizio e la formulazione dei capi di imputazione che secondo le difese sarebbe sommario e deficitario.

L'avvocato Ciprietti ha invece posto l'attenzione sul dispositivo emesso dal tribunale del Riesame al quale Barretta si era rivolto per il dissequestro dei beni; il giudice in quella sede, nel motivare il diniego, si sarebbe spinto oltre fin nel merito della questione così che le difese ora lamentano una scarsa «serenità d’animo», poiché ora un altro giudice dovrebbe eventualmente negare quanto già stabilito da un collega.

Tutte le eccezioni discusse nelle tre ore di botta e risposta sono state contestate aspramente dal pubblico ministero, Gennaro Varone, che ha bollato più volte come assolutamente “originali” le interpretazioni della legge da parte degli avvocati difensori.

Il collegio giudicante composto da Paolitto, De Cesare, Ursoleo, però, hanno creduto più alle argomentazioni dell’accusa rigettando in toto gran parte delle eccezioni, rinviando, invece, ad un altro momento del processo la discussione sulla procedibilità o meno poiché su tale argomento i giudici dovranno esprimersi per sentenza.

L'obiettivo delle difese è comunque chiaro: nel caso dovessero spuntarla il processo salterebbe ma al contempo mancherebbero comunque i termini da parte della Germania per acquisire gli atti e bisognerà cominciare tutto da capo con una facile previsione di impossibilità di giungere ad una sentenza che delinei la verità giudiziaria dei fatti.

Al rientro in aula dei giudici togati, le difese hanno tentato nuovamente la strada dell'ennesima eccezione a sorpresa, questa volta incentrata sulle traduzioni dal tedesco all'italiano delle intercettazioni telefoniche e lamentando l'impossibilità di stabilire la professionalità del tecnico che le ha svolte. Anche questa eccezione è stata rigettata poiché, ha stabilito il giudice, la fonte di prova non è la trascrizione ma lo stesso supporto magnetico sul quale sono registrate le voci, supporto che è sempre disponibile per l'ascolto e la valutazione.

Alla fine tra la delusione del folto pubblico (una ventina di persone tra cui 13 fra giornalisti e operatori) l'udienza è stata rinviata al prossimo 26 aprile 2011 alle ore 11.00. In quella sede saranno ascoltati testimoni e parti offese di lingua tedesca. Comparirà anche anche Susanne Klatten insieme alle altre due donne facoltose che hanno denunciato di aver subito ricatti.

Gli avvocati Lucio Monaco, Angelo Anglani, Andrea Casula, che difendono le tre donne ricattate hanno assicurato che le loro assistite saranno presenti in aula e che hanno tutto l'interesse ad essere presenti.

Delusione, invece, da parte di alcuni giornalisti tedeschi e della televisione svizzera per il rinvio a sei mesi e per essersi sobbarcati la trasferta per seguire una udienza interlocutoria.

Il giudice Paoletti ha comunque stabilito l'ulteriore udienza del 17 maggio alle 9.30 per continuare l'ascolto dei testimoni che saranno convocati dal pubblico ministero. Si comincerà con i due poliziotti che hanno iniziato le indagini in Germania, che hanno arrestato Helg Sgarbi ed inviato gli atti per competenza alla procura di Pescara e che hanno continuato a collaborare con la Squadra mobile locale. Poi sarà la volta delle donne che sono parte offesa in questo processo che per la prima volta compariranno davanti al giudice per raccontare la loro versione dei fatti, compresa la magnate tedesca proprietaria della Bmw.

Non si escludono comunque ulteriori sorprese nell'ambito del dibattimento e documenti che potrebbero saltare fuori, così come potrebbe anche accadere che il collegio giudicante potrebbe in parte cambiare.

Alessandro Biancardi 19/10/2010 14.25

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