Consiglio unanime contro la norma truffa, aspettando la decisione finale di Cordoma

Alessandro Biancardi

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CONSIGLIO COMUNALE MONTESILVANO

CONSIGLIO COMUNALE MONTESILVANO

MONTESILVANO. Respinte questa mattina dal Consiglio comunale le 8 osservazioni presentate dai privati inerenti l’abrogazione del comma 14 dell’ art. 26, la così detta norma truffa.

All'unanimità è stato votato anche un emendamento presentato dal consigliere Leo Brocchi (Proposta liberale europea) riguardo le norme di salvaguardia che solitamente hanno una durata di tre anni, ma che in questo caso saranno prolungate a cinque. Va così avanti l'iter verso l'abrogazione definitiva.

Alle 9.45 nell'aula consiliare del Comune c'era anche il sindaco dimissionario Pasquale Cordoma. Di fianco a lui la sua giunta. Più a destra i consiglieri dell'Udc, tutti presenti. Oscaro Biferi, il «traditore» che con il suo voto contrario ha contribuito alla debacle della maggioranza sulla votazione dell'equilibrio di bilancio, 20 giorni fa, era in disparte rispetto ai colleghi di partito che ne hanno chiesto nei giorni scorsi l'espulsione. Tra loro nemmeno un cenno di saluto ma una sedia vuota per mantenere le distanze.

Se entro domani il primo cittadino non ritirerà le proprie dimissioni arriverà il commissario straordinario e Montesilvano dovrà prepararsi ad una nuova campagna elettorale e il voto di maggio. Silenzio assoluto su quello che sarà il prossimo futuro. Il primo cittadino ha evitato microfoni e telecamere ed è rimasto tutta la mattina concentrato nella sua postazione. Ad inizio seduta è stato proprio lui ad aprire la votazione della giornata, sulle osservazioni degli imprenditori privati, otto in tutto, in merito all'abrogazione della norma truffa.

«Ho pensato», ha spiegato, «che fosse giusto intervenire questa mattina nonostante le mie dimissioni per la grande valenza di questa che è stata sempre una battaglia del centrodestra. Non potevo esimermi». «Forse l'idea originaria di questa norma», ha detto Cordoma, «non era malvagia. Se vivaddio avremo la forza di andare avanti», ha poi aggiunto facendo intuire la sua decisione in merito alle dimissioni, «sarà necessaria una nuova stesura in modo che sia davvero utile alla città e alle categorie svantaggiate, così ha fatto solo danni».

Critico il consigliere Gianni Bratti del Pd: «oggi si è vicini ad una campagna elettorale e forse con l'abrogazione di questa norma si vuole dare l'idea che qualcosa è stato fatto ma la nostra onestà intellettuale deve farci riflettere. Se avessimo modificato in positivo questa norma ne avrebbe giovato tutta la collettività».

Dello stesso parere anche il consigliere di Rifondazione Cristian Odoardi, che ha ribadito come «questa norma nella sua idea iniziale non era male, in seguito i correttivi apportati hanno fatto sì che diventasse una cosiddetta norma truffa. Questo è un passo avanti per uno salto di qualità verso la città».

MOMENTI DI TENSIONE TRA L'ASSESSORE E BROCCHI

assessore mimmo di giacomoNon sono mancati momenti di tensioni quando il consigliere Leo Brocchi ha preso la parola. «Questa votazione», ha detto, «è solo uno specchietto per le allodole per distogliere l'attenzione dai veri problemi di questa amministrazione. Dopo essersi gemellati con tutto il gemellabile», ha continuato Brocchi, «e aver sperperato lo sperperabile ora si pensa alla norma truffa».

Ma la sua abrogazione è stata per l'avvocato Brocchi «pilotata da qualcuno che teneva il piede sul freno». Il consigliere ha fatto così il nome dell'assessore Di Giacomo che ha replicato dalla sua postazione: «tu non stai bene».

Ma l'alterco tra i due è continuato poco dopo quando l'esponente di minoranza ha accusato «qualcuno» (senza fare il nome ma era chiaro il riferimento ancora una volta a Di Gaicomo) di avere qualche interesse a proteggere i diritti degli imprenditori e di aver depotenziato volontariamente l'ufficio Urbanistica o spostato dirigenti. «Questo è pazzo», ha contestato l'assessore, «dici cose da denuncia e ti querelo. Ti devi vergognare», ha continuato, «vattene al bar a fare illazioni. Qui si fa politica. Oggi ti becchi una denuncia».

Anche a microfono acceso l'esponente della giunta ha contestato le parole di Brocchi: «sono disgustato dal suo intervento. Ci sono diversi settori depotenziati», ha detto, «a causa di una politica disastrosa e la rotazione dei dirigenti è stata dovuta alle dimissioni arrivate il 1° settembre dal dirigente La Penna. Sono tutte calunnie».

Dopo la bocciatura di tutte e 8 le osservazioni Brocchi ha proposto di richiedere alla Regione una proroga quinquennale della salvaguardia. Il Consiglio ha approvato.

I PROSSIMI PASSI

Il prossimo 27 ottobre quindi si terrà la conferenza dei servizi che dovrà abrogare il comma 14 dell'articolo 26. Dopo il Consiglio comunale dovrà recepire l'abrogazione, entro il 30 novembre. Ma la scadenza più vicina adesso è quella di domani.

Il sindaco ci ripenserà e ritirerà le dimissioni? La strada sembra quella del ritiro anche perchè a Cordoma dispiacerebbe lasciare nuovamente la palla in mano ad un commissario prefettizio, così come fu dopo l'arresto di Cantagallo.

Anche l'assessore Di Giacomo spinge per l'ipotesi ritiro. Ma i numeri saranno determinanti. «Con quale maggioranza si andrà avanti non è ancora chiaro», commenta stupito il consigliere del Pd Adriano Chiulli. Intanto gli ex traditori Di Nicola, Tocco, Cilli e Catone avrebbero messo per iscritto alcune richieste tra le quali il ritorno a governare con una maggioranza eletta nel Pdl e la riduzione del numero di assessori in giunta da 8 a 6. Ce la faranno?

Alessandra Lotti 18/10/2010 17.34