«Un'autobomba da far esplodere a Pescara». Così i clan organizzavano la faida

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2781

PESCARA. Un'autobomba da far esplodere a Pescara per uccidere il pregiudicato Carmine D'Antuono, ucciso invece ad agosto 2008 a Gragnano.

 

Carmine D'Antuono oggi avrebbe 60 anni. Per lui, noto con il soprannome di "O' lione" e considerato affiliato al clan Imparato, era stato organizzato un attentato in 'grande stile'. Poi il piano fallì perchè l'esplosivo era difettoso. Il pregiudicato morì comunque per mano di alcuni assassini, in un attentato però che avvenne non in Abruzzo ma in Campania. E' quanto emerge oggi dalle indagini contro i clan stabiesi, nel Napoletano, che hanno portato all'esecuzione di 25 fermi.

Così si scopre che la cosca D'Alessandro aveva progettato un attentato con un'autobomba per uccidere il pregiudicato rivale Carmine D'Antuono, che si era trasferito nella zona di Pescara. Lo rivela il collaboratore di giustizia Antonio Esposito: «Avevo saputo che lo stesso si era trasferito nella zona di Pescara dove aveva aperto una pizzeria ed un vivaio. Mi ero procurato, tramite una persona di Sora o di Avezzano, anche un ordigno fabbricato artigianalmente e telecomandato con un apparecchio cellulare modificato. Con questa bomba collocata sotto il furgone della ditta del D'Antuono si doveva effettuare per l'appunto un attentato ai suoi danni e ai danni del figlio di nome Gennaro».

«L'agguato dinamitardo doveva essere effettuato proprio nella zona di Pescara e a collocare l'ordigno ed a premere il telecomando dovevamo essere io e Montagna Ernesto. Questo progetto omicidiario sfumò perché il giorno stesso prima di partire per l'Abruzzo, provammo l'ordigno in una campagna e questi risultò difettoso».

Non è chiaro a che anno si riferisca il racconto di Esposito fatto sta che D'Antuono venne poi assassinato a Gragnano il 28 agosto 2008 assieme a Federico Donnarumma da Catello Romano, reo confesso anche dell'omicidio del consigliere comunale di Castellammare Gino Tommasino.

In pieno giorno, poco prima delle 12.00, nella centralissima via Castellammare i due killer si sono avvicinati alle vittime in sella ad una moto di grossa cilindrata e hanno fatto fuoco da distanza ravvicinata.

15/10/2010 14.10