Guardia di Finanza: scoperte a Pescara scommesse sportive non autorizzate

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La passione per le scommesse sulle partite di calcio del campionato nazionale è costata la denuncia a piede libero ad un cittadino trentottenne albanese.

 

Le Fiamme Gialle di Pescara, sotto la direzione del comandante provinciale Maurizio Pasquale Favia, avevano sotto controllo il punto di raccolta di scommesse sportive in città e così hanno scoperto l’attività di commercializzazione illecita: il gestore offriva e pubblicizzava la possibilità di scommettere pur senza aver ottenuto una licenza di negozio o corner dall'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. I finanzieri di Pescara hanno così denunciato a piede libero all’autorità giudiziaria pescarese, sia il titolare del centro di raccolta, di 31 anni, che un suo associato di 26 anni, entrambi pescaresi, nonché lo stesso scommettitore. Il titolare del centro scommesse riceveva il denaro direttamente dai giocatori e quindi pagava le eventuali vincite senza essere autorizzato. Nello specifico, due le giocate, da 25 e 35 euro, effettuate dal cittadino albanese e contestate dai finanzieri.

Secondo la legge, quell’esercizio, in quanto punto di commercializzazione, poteva effettuare esclusivamente l’apertura di conti di gioco e ricariche degli stessi per l’effettuazione delle scommesse da parte dei singoli scommettitori tramite canali di raccolta del gioco a distanza e non anche la raccolta del gioco stesso e il pagamento delle vincite, attività questa riservata esclusivamente ai titolari di negozi e punti di gioco autorizzati dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato.

La raccolta di giochi pubblici sul territorio nazionale, in mancanza di un titolo concessorio e autorizzatorio rilasciato dai Monopoli di stato, costituisce violazione al codice penale per la quale è previsto l’arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda non inferiore a 206 €.

«Va sottolineato», spiega il colonnello Favia, «come l’attività non autorizzata di raccolta di giochi pubblici, da parte di soggetti nazionali o esteri, ingeneri un fenomeno di concorrenza sleale con concessionari autorizzati, nonché crei un danno alle finanze statali, in quanto non viene versato il previsto prelievo erariale».

14/10/2010 11.21