Gli affari immobiliari di Cordoma e i veleni alla vigilia delle dimissioni

Alessandro Biancardi

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PASQUALE CORDOMA

PASQUALE CORDOMA

MONTESILVANO. «Sono cose di famiglia, c’è la privacy, se le toccate e andate oltre legge possono generare anche querele».*DIMISSIONI E NORMA TRUFFA, GIORNI DECISIVI PER LA CITTA'

 

E’ questo il consiglio paterno che tiene a darci il sindaco dimissionario, Pasquale Cordoma, quando chiediamo la sua versione dei fatti sulla compravendita di alcuni appartamenti nel complesso residenziale “Le Palme”, costruito da Di Properzio Costruzioni srl. Una ditta, quest’ultima, al centro di inchieste per tangenti con la precedete giunta Cantagallo (inchiesta Ciclone) che ha ancora un cantiere sotto sequestro.

Così nell’era del 'dossieraggio' e degli scandali delle “case a Montecarlo”, anche a Montesilvano saltano fuori documenti, visure catastali e quant'altro che contribuiscono ad avvelenare un clima già incandescente. Ne nasce un caso. Protagonista e 'vittima' della vicenda il primo cittadino di Montesilvano con un piede dentro e uno fuori da Palazzo di Città, in attesa di sciogliere definitivamente il nodo sulle sue dimissioni. Si scopre così che Cordoma oltre ad essere medico era titolare anche di una società che aveva come obiettivo la compravendita di immobili.

Nel 2006, Cordoma (consigliere comunale d'opposizione) attraverso la società immobiliare Cost srl, di cui facevano parte anche sua madre e altre due persone (Simone, Tiberio), ha acquistato 4 appartamenti (di cui 3 locali sottotetto) e 4 garage dalla Di Properzio.

Tre dei locali sottotetto (detti «locali di sgombero») vengono venduti a terzi dopo aver ottenuto il cambio d’uso in residenziale (nonostante i locali fossero dotati di ogni comfort abitativo da sempre). Come di solito accade: si compra al prezzo di una “soffitta” e si rivende a quello di una mansarda abitabile.

Uno di questi locali, una mansardina con terrazzo all’ottavo piano, Cordoma lo tiene per sé. Ma prima l’appartamento passa di mano più volte.

La Cost acquista questa unità abitativa il 22 febbraio 2007. Subito dopo, ovvero il 13 aprile dello stesso anno, poco prima della campagna elettorale, viene cambiata la destinazione d’uso per renderlo abitabile e dunque con un incremento di valore. In pieno ballottaggio per la corsa alla poltrona più ambita della città, ovvero il 5 giugno 2007, la Cost vende la mansarda ai genitori del futuro sindaco.

Il 14 aprile 2008, quando Cordoma era diventato primo cittadino, l’appartamento verrà rivenduto dai genitori al figlio, con l’ennesimo atto notarile.

Si inalbera il sindaco quando chiediamo spiegazioni sui vari passaggi di proprietà degli appartamenti proprio sotto elezione.  «Sono fatti che con la politica non c’entrano niente», dice. «Nessun nesso», ha assicurato al telefono con PrimaDaNoi.it, «adesso basta, credo che la misura sia colma, non tollererò più che sul mio nome ci si inzuppi il pane». «Le mie operazioni finanziare le faccio quando voglio, nei tempi che voglio, con chi voglio», si sfoga Cordoma, «l’importante è che siano trasparenti e rispettino la legge. Tutto il resto attiene alla sfera personale». «Non capisco come queste cose possano interessare i lettori», ha detto, «sono un cittadino che ha voluto investire i propri soldi e sto pagando anche un mutuo per questo».

Può comunque essere di interesse pubblico sapere che l’attuale sindaco era titolare di una ditta, vende un appartamento in maniera trasparente come dice, ha rapporti con un costruttore, infondo è un amministratore pubblico e di cui bisognerebbe rendere pubblico reddito e proprietà immobiliari per trasparenza. Cosa che solo parzialmente avviene sul sito istituzionale del Comune dove è pubblicato il “modello Unico” che riportiamo qui sotto non del tutto completo.

Ad ogni modo nel merito della questione il sindaco non fornisce spiegazioni. Si sa che però che è uscito dalla società Cost nel 2009 che risulta intestata ad un'altra persona e non più al sindaco dimissionario e ai suoi parenti.

14/10/2010 10.59 (ha collaborato Manuela Rosa)

 


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DIMISSIONI E NORMA TRUFFA, GIORNI DECISIVI PER LA CITTA'

MONTESILVANO. Non è un momento felice per il sindaco Cordoma che nelle scorse settimane si è visto sfiduciare dai suoi stessi alleati: c’è un clima teso e di attesa a Montesilvano dove alcuni spingono per le elezioni (l'opposizione) e altri per rimanere in sella, o almeno provarci.

Il nodo da sciogliere sta tutta nei numeri. Cordoma ha detto ai vertici del Pdl che se dovrà tornare ad essere il sindaco della città dovrà esserlo fino alla naturale scadenza del mandato.

Non vuole ''traditori'' ma continuare a governare in modo sereno, con una maggioranza compatta. Più compatta, almeno, di quella che ha contraddistinto in questi anni la sua amministrazione. Non sono mancate inchieste giudiziarie anche nel suo corso, dopo la pessima conclusione della giunta che lo ha preceduto. Durante la campagna elettorale Pasquale Cordoma si era presentato come garante della legalità, del rispetto delle norme urbanistiche e contro le colate di cemento di cui il territorio adriatico è stato oggetto.

Ma numerose polemiche del passato hanno già investito proprio la gestione del settore urbanistico con l’arrivo del superdirigente, Bellafronte Taraborrelli, anche a costo di “spodestare” un dirigente dell’ente, Costantino Di Donato, che poi ha denunciato lo stesso Cordoma e ne è nata una inchiesta penale per abuso d’ufficio.

Sempre sul fronte dell’urbanistica e meglio su quello dell’abusivismo la nuova organizzazione voluta dalla nuova giunta di centrodestra ha provocato altre controversie e l’accumulo di pratiche. Insomma verificare e valutare (magari sanzionare) eventuali abusi edilizi non è stata mai cosa semplice a Montesilvano.

Ma un primo atto concreto che doveva sancire la rottura con il passato contestato è avvenuto nel novembre 2007 con l’adozione di una variante normativa per abrogare la cosiddetta “norma truffa” (art.26, comma 14 delle Norme tecniche d’attuazione del Prg del Comune di Montesilvano) che prevedeva degli aumenti di cubatura per i costruttori che avrebbero realizzato case per coppie giovani, disabili e anziani. I prezzi però non erano fissati. Di conseguenza il vantaggio per le classi disagiate era indubbiamente ridotto, mentre aumentava quello dei costruttori.

Da qui la necessità di abrogare l’art.26. Inizia il lungo iter. Prima la delibera di abrogazione, che viene pubblicata per 45 giorni per favorire le eventuali osservazioni che giungono puntuali entro il 28 aprile 2008. Ne arrivano ben sette.

Poi un letargo di quasi due anni, in cui nessuno si occupa più di questa norma rimasta in sospeso.

Molti i dubbi di alcuni consiglieri, anche di maggioranza, che si chiedono perché il Consiglio non abbia deliberato entro 90 giorni dalla ricezione delle osservazioni (come prescrive la legge). Così ora ci si affretta e si lotta contro il tempo: tutto dovrà essere pronto (ovvero discusso ed approvato da Comune e Regione) prima dal 28 novembre 2010 altrimenti la norma tornerà in vigore. Proprio nell’ultima commissione consiliare, tutte le osservazioni vengono respinte con un voto bipartisan (anche quella di Alessio Carletti che da anni concede incomodato d’uso un locale nelle disponibilità di Cordoma e del suo partito).

La discussione della delibera è rimandata al prossimo Consiglio comunale del 18 ottobre, proprio in concomitanza dell’ultimo giorno utile per Cordoma di ritirare le proprie dimissioni.

E' una corsa contro il tempo. E i numeri.

14/10/2010 11.10